M2Tech Joplin MKIII: il phono si fa digitale

Pubblicato il 28/12/2019

Argomento: Riproduzione audio hi-fi

Torniamo in Italia, precisamente a Pisa, patria di M2Tech.

Insomma quando il buon prodotto è del proprio paese, è inutile nasconderlo, siamo tutti un filo più felici e speriamo che le politiche folli non facciano scappare nessuno.

 

IMPIANTO

Giradischi: Technics SL-1500 C, TEAC TN570

Testine: Ortofon 2M Red, Ortophone 2M Bronze.

 

Preamplificatore: Teac UD503

 

Amplificatori: TA2022 in dual mono, Connex Electronic CxD250, Anaview AMS 0100-2300.

 

Diffusori: Audio Nirvana Classic 15" Ferrite, Minas Rill.

 

Cuffie: Shure SRH1840

 

Lettore CD: TASCAM CD-200SB

 

DESCRIZIONE

Esteticamente il Joplin MKIII si presenta, come tutti gli altri elementi della serie Rockstar ,con un design futuristico e spaziale. Uno scatolotto di appena 20cmx20cm che si propone quale PHONO digitale... sembra un'impresa, ma una volta aperto non si può che rimanerne affascinati. Tutto è ipercurato, sia nella disposizione, sia nella qualità. Da una parte vediamo il Circuito Phono e la sezione di conversione A/D, dall'altra tutto ciò che serve a far lavorare ed elaborare la parte digiatale.

Tuttavia ancor di più rispetto alla parte hardware, ciò che desta estremo interesse è la parte software.

In primis possiamo scegliere tra molteplici curve di equalizzazione, se ne contano infatti oltre 20 usate tra il 1928 ed il 1954. Possiamo anche impostare vari livelli di guadagno, partendo da un guadagno di 10db possiamo infatti arrivare ad un guadagno di 65db muovendoci di steps pari a 1db, ciò porta con sé la possibilità di usare qualsiasi testina presente sul mercato, sia essa MM o MC. Inoltre possiamo impostare anche un guadagno pari a 0db, ma questo perchè il Joplin MKIII è un ottimo convcertitore A/D e volendo potremmo tranquillamente usarlo per digitalizzare qualsiasi sorgente analogica, come nastri, suono in uscita dal mixer, suono in uscita da un lettore CD... anche perchè poi cercheremo di capire a che serve digitalizzare... per ora finiamo la descrizione con un poco di sospensione del giudizio.

Col Joplin MKIII possiamo scegliere anche in che formato digitalizzare: PCM 16, 24 o32bit? E se 16 o 24, con o senza dithering? 44.1, 48, 96, 192, 352,2 o 384kHz? Insomma abbiamo tutto sotto controllo, pur ricordandoci che l'uscita superiore a 24/192 è possibile solo da USB e I2S, e quindi verso un computer, o verso un DAC dotato di tale ingresso.

La quarta funzione più interessante è da usare in combo col gain: si tratta infatti di un allarme di saturazione o clipping se preferite. Impostare un gain basso porta certamente ad un'assenza di clipping, tuttavia un livello troppo basso porta all'assenza di dinamica... di qui la possibilità di sengalarci il clipping quando esso non è ancora esistente, ma è ad elevato rischio di esistenza.

Inoltre ci sono due filtri attivabili. Il primo è un passa-alto, o anti-rombo, che ci permette di evitare rumori indesiderati, ed è impostabile su 16Hz o su 50Hz. Il secondo è un passa-basso, o anti-soffio, che tagliando a 5kHz o a 10 kHz ci permette di ascoltare anche registrazioni assai vecchie.

Torniamo un poco sulla questione: perchè un phono può essere usato per registrare fonti differenti da un vinile? Essenzialmente perchè il Joplin MKIII possiamo vederlo come un ADC con funzione di phono, diventa così un sistema che può essere apprezzato anche per digitalizzare piccoli concerti, o brani registrati in studio sfruttando appieno le potenzialità operative date dalla registrazione digitale. Un ADC che risulta, nel piccolo, utile anche in casa perchè col Joplin possiamo tranquillamente salvare in formato liquido qualsiasi fonte: anche i CD, che è vero che sono già digitali, ma che non sempre possiamo copiare direttamente sul computer, anche perchè oggi i computer sono per lo più privi di lettori, siano essi CD, DVD, BD e BD4k.

Insomma vederlo come un ADC ci permette di capire che la parte phono è certamente hifi, ma che tramite la digitalizzazione è possibile potenziare l'analogico dotando questo di molteplici utili funzioni che rendono il prodotto pressoché immortale.

 

So che molti di voi quando leggeranno queste parole si indispettiranno, ma probabilmente bisogna anche iniziare a capire cosa è la digitalizzazione di un segnale analogico e separarla dall'idea di un sintetizzatore o di una drumm-machine. La digitalizzazione del segnale analogico non comporta una freddezza del suono o altre cose strane ed extrasensoriali: comporta solo che un segnale deperibile sia salvato in un modo pressoché indeperibile.

Il segnale analogico è formato da infiniti punti! Bene cari miei... questa è la teoria, scendiamo nella pratica del bulino incisore e vedremo che a questi infiniti punti ne mancano un bel po' all'appello.

 

Tuttavia in attesa di un articolo dedicato a ciò nel nuovo anno, vi lascio direttamente alle risposte di Marco (Manunta CEO e fondatore di M2Tech).

 

Premesso che per me non esiste "analogico vs. digitale" ma solo "musica buona vs. musica cattiva", il Joplin MkIII è stato pensato fondamentalmente come interfaccia analogica di elevata qualità verso il mondo digitale. Per fare un esempio: se un impianto è composto da un DAC che funge da preamplificatore e questo DAC non ha ingressi analogici (ce ne sono tanti), come fare per collegare una sorgente analogica all'impianto? Occorre un ADC, e dunque che sia il migliore possibile! Se poi la sorgente analogica è il giradischi (cosa non infrequente), allora tanto meglio se l'ADC è anche phono, pewrché così si può fare a meno del preamplificatore phono e risparmiare qualche soldino... Poi c'è l'aspetto del ripping del vinile. Gli appassionati sanno bene che ogni volta che ascoltano un vinile lo rovinano un po'. Per evitare o rellentare questo inevitabile processo di deterioramento, ma anche per rendere la musica del vinile portatile (in macchina, in vacanza, in ufficio...), un tempo si usavano i registratori a cassetta. Prendo un LP, lo registro e uso il nastro per gli ascolti "disimpegnati" o per godermi la mia musica in auto o in vacanza. Riservo l'LP agli ascolti tranquilli e concentrati sulla poltrona del mio salotto. La stessa cosa può essere fatta tramite il Joplin, ma con qualità molto maggiore: rippo un LP sul computer e trasferisco i file ottenuti su una pennina USB o nella memoria del mio smartphone: così posso portare la mia musica ovunque e quando ho amici a cena posso usare i file per la musica di sottofondo mentre si cena. Non solo: se ho un secondo impianto solo digitale e ho rippato il disco a 192/32, la copia è di elevatissima qualità ed ascolto comunque ad alta risoluzione.

 

Riguardo al timore di "peggiorare" il suono analogico, faccio presente che la risoluzione e la banda del Joplin sono talmente elevate (quando si sceglie di acquisire a 192/32 o a 384/32) da riuscire a contenere agevolmente non solo il messaggio musicale letto dal giradischi, ma anche tutte le colorazioni e caratterizzazioni che il sistema di lettura analogica aggiunge al suono della musica: rumble del motore, wow e flutter, rumore di sfregamento della puntina nel solco, risonanze meccaniche della base e del braccio, risonanze elettriche della testina e del cavo: tutti aspetti che l'utente ottimizza inconsapevolmente mentre si impegna a trovare il "suono analogico perfetto". Non dimentichiamoci che il vinile ha una dinamica ed un rapporto segnale/rumore che, nei migliori dei casi, sfiorano gli 80dB, mentre la risposta in frequenza arriva a fatica a 30kHz e la separazione tra i canali non fa meglio di 30dB. Usare un sistema con 122dB di SNR, 75kHz di banda passante e 100dB di separazione tra i canali ci assicura che, per dirla in modo un po' lugubre ma efficace, la bara è talmente più grande del cadavere che non abbiamo certo bisogno di tagliargli le gambe. E non dobbiamo neanche spogliarlo! Anzi: lo seppelliamo con bastone, bibbia preferita e anche il deambulatore...
Se il sistema di acquisizione è talmente risolvente da risultare trasparente alla sorgente, non perdiamo niente della qualità analogica del segnale originale. D'altra parte, gli appassionati di vinile oggi ascoltano spesso LP prodotti da rimasterizzazioni digitali di master analogici o prodotti da master digitali, e non mi pare che nessuno obbietti sul suono dell'ADC e del DAC usati in studio per il processo di remastering, che ovviamente caratterizzano in modo rilevante il suono del disco...

 

Insomma il nostro pensiero è abbastanza similare.

 

ASCOLTO

Nonostante tutto quello che si possa dire teoricamente (ricordatevi che teoricamente il segnale analogico ha una risoluzione infinita... ma che la teoria si scontra con la pratica praticamente appena dalla pagina bianca passa alla realtà) credo che si debba per forza passare alla prova dei fatti: in questo caso all'ascolto.

Ve lo dico con assoluta tranquillità: una volta seduto davanti al mio impianto che il Joplin MKIII fosse un ADC, è passato del tutto in secondo piano, anzi prima di fare domande e cercare di capire cosa fosse mi sono seduto ad ascoltare. Sapevo che ci fosse un ADC, ma non sapevo dove fosse posizionato e l'ho sicuramente trattato più da phono che da ADC.

Insomma, che il segnale venisse digitalizzato non era minimamente udibile. Anzi basterebbe ascoltarlo una volta con un disco non propriamente pulito, che ad occhi chiusi non sapreste dire se il Joplin MKIII è o meno un ADC. Fruscii, tac e tutti i rumorini da wow erano infatti ben presenti, e non eliminati come vorrebbe una certa mitologia antidigitale.

Palcoscenico estremamente ampio e sviluppato, dettagli e microdettagli presenti in modo preciso ed armonizzati con una capacità dinamca da primo della classe.

 

CONCLUSIONI

C'è poco da dire: è una delle poche volte in cui 2560€ non mi sembrano una presa in giro, ma giusta proporzione monetaria per un prodotto a lunga durata, di estrema qualità e dotato di tante sfaccettature da renderlo appetibile pure ad un mercato professionale.

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