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Discografia video

Pink Floyd

The Piper at the Gates of Dawn

Recensione
Pubblicato il 17/11/2018

"And what exactly is a dream? And what exactly is a joke?" (Syd Barrett - da "Jugband Blues")
"La Realtà Non Esiste
" (cit. Claudio Rocchi)

La realtà e la normaltà, sono percezione di ciò che noi abbiamo di esse, per quanto regolate da leggi sociali che variano di latitudine a latitudine, ma anche solo a pochi metri. Una mente che non ha avuto paura di relazionarsi con nulla, neanche con il timore della morte, non può intendere null'altro e cioè, che esistono milioni di realtà e milioni di diverse "normalità".
Studente d'arte, nonchè pittore astratto e "alchimista delle parole, del loro suono e del nonsense, oltre che musicista”, Barrett, era conscio di come la creazione musicale, in quanto "creazione", fosse invenzione e che l'invenzione non poteva nascere da una mente convinta che l'ordine delle cose fosse precostituito.
Come un discepolo di Stanislavskij, iniziò ad entrare in un ruolo non definito, quello di chi crea disordine, caos, pechè il caos è creatore nella visione nietzschiana e in quella rajnoviana. La sua estetica, dal suo fare provocatorio, destabilizzava tutti, incluse le persone a lui più vicine, ma con l'ausilio di una maschera quotidiana, persa nel vuoto (finta o reale? Chi può dirlo?), vestiti colmi di lustrini e chitarre adorne di specchietti e "additivi" psicotropi di ogni sorta, il quadro astratto della sua arte, iniziò a prendere forma, giocosamente. Si, perché giocoso era il suo modo di suonare, legnoso, teso, carico di dissonanze, ma riconoscibile tra mille; giocose erano le sue filastrocche pronte a deflagrare in caleidoscopi, guidati da un lavoro al mixer in cui, lui stesso, muoveva i cursori dei singoli canali, come Pollock avrebbe fatto nel lanciare colore su una tela; candido il suo canto, di figlio amatissimo.
Quando i Pink Floyd giunsero al loro primo album, registrato negli Abbey Road Studios, mentre i Beatles erano alle prese con "Sgt Pepper", erano già delle star nell'underground britannico. Venerati come nessuno, tra le mura dell'UFO club, dove si esibivano con frequenza, avevano già inciso due singoli capolavoro, che includevano le stupende "Arnold Layne" e soprattutto, "See Emily Play", con quell'assurda frattura ritmica centrale, ottenuta con un accelerazione di nastro su suono di harpsichord.
"The Piper at the Gates of Dawn", non fu null'altro che una consacrazione, definita da Townshed, “drammaticamente inferiore alla vibrante tensione emotiva che la band generava dal vivo”. Una consacrazione avvenuta nel Regno Unito, quanto negli Stati Uniti. Bowie amava Barrett, che frequentava all'UFO, ma un intero mondo musicale, si sarebbe dipanato da questi solchi, davvero troppo vasto per essere sintetizzato. Il viaggio interstellare a cui aprono "Astronomy Domine" e "Interstellar Overdrive", le magnifiche melodie, ricche di segreti, di "Mathilda Mother" e "Flaming", le ossessioni chitarristiche, anche in chiave surf, di "Lucifer Sam", che si stemperano nella melodia, dalle armonizzazioni irrisolte, il capolavoro assoluto (testuale quanto musicale) di "Chapter 24", che si affaccia più che all'Oriente, ad una dimensione parallela, che termina in un finale che sembra prendere per mano e condurre altrove....E poi...che dire della melodia indiana e della struttura ritmica sblienca di "Scarecrow"? Brano di una semplicità incredibile all'orecchio, ma in realtà, di una complessità abnorme. Non si può dire null'altro, se non ancora dell'infantile marcetta di "Bike", che frantuma i metronomi, terminando con il bad trip più terrificante che sia stato mai concepito, con campionamenti sonici provenienti da recessi di flussi di un archetipo primordiale.
Dopo questo disco, la fragilità e la fame di conoscenza, prenderanno il sopravvento di Syd, che avrà ruolo marginale nel disco a venire, con uno dei suoi lasciti più drammatici, quella "Jugband Blues", dal cui testo, è tratta la citazione iniziale, due dischi solisti, tra luci ed ombre (almeno il primo, essenziale) e poi.... il ritiro.

La prova dell'esistenza di dimensioni parallele.

Pink Floyd - The Piper at the Gates of Dawn

Pink Floyd

The Piper at the Gates of Dawn

Cd, 1967, EMI
Genere: Rock, Art-rock

Brani:

  • 1) Astronomy Domine
  • 2) Lucifer Sam
  • 3) Matilda Mother
  • 4) Flaming
  • 5) Pow R. Toc H.
  • 6) Take Up Thy Stethoscope And Walk
  • 7) Interstellar Overdrive
  • 8) The Gnome
  • 9) Chapter 24
  • 10) The Scarecrow
  • 11) Bike

Informazioni tratte dal disco

Formazione:
- Syd Barrett / guitar, lead vocals (1,4-8), voice (2)
- Richard Wright / Farfisa Compact Duo organ, piano, celeste, lead vocals (5)
- Roger Waters / bass, lead vocals (3), voice (2)
- Nick Mason / drums, percussion

Con:
- Norman Smith / arrangements, drum roll (9), producer
- Peter Jenner / vocalisations (9-intro)

Data di uscita: 05/08/1967