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Necrodeath

Mater of all evil

Recensione
Pubblicato il 16/03/2009
Voto: 9/10

Nei primi giorni del 1990, avviliti per non essere riusciti a sfondare nel panorama internazionale italiano, i Necrodeath decisero di farla finita. Dopo due eccellenti album alle spalle e un seguito non indifferente di fan, i vari membri decisero di dividersi per seguire strade diverse. Le loro tracce si persero e presto il gruppo diventò una vera a propria leggenda nell’underground. Tante persone sperarono che gli anni 90 portassero una loro reunion, ma ciò avvenne solamente alla fine di quel decennio. La notizia sconvolse tutti poiché non ci si sapeva esattamente che aspettare. La line-up fu rimaneggiata e ai sempre presenti e fondatori Claudio (chitarra) e Peso (batteria), furono affiancati John al basso e il vecchio batterista degli Opera IX alla voce, ovvero Flegias.

L’album che sanciva il ritorno sulle scene dell’agguerrito combo thrash/black fu intitolato Mater of All Evil. Tutto rimandava a vent’anni prima, poiché la “Mater” qui citata non era nient’altro che quella Mater Tenebrarum che fece rabbrividire l’ascoltatore nell’album Into the Macabre. La copertina, tanto essenziale quanto convincente nel dare una rappresentazione visiva del contenuto, raffigura la nostra Madre in procinto di catturaci per non lasciarci più, esattamente come la musica di quest’album farà. In effetti, qui stiamo parlando di un gran ritorno da parte del combo ligure. In quest’album tutto fa riferimento alla mitica scena estrema degli anni 80. La violenza del gruppo sembra essere stata ibernata per tutto questo tempo e, al momento giusto, sempre pronta per esplodere.

La traccia posta in apertura, The Creature, è di una violenza sovrumana. I suoni sono a dir poco devastanti. Le chitarre sono piene, graffianti e la batteria è come una mitragliatrice. Le sezioni in up-tempo si sprecano, mentre un’altra vera sorpresa è la voce di Flegias. Le sue urla sono maligne e schizofreniche al punto giusto, me persino leggermente più black metal di quelle del mitico Ingo. Come al solito, ci troviamo di fronte anche ad oscuri rallentamenti che trasudano di occultismo, con macabri arpeggi e la voce che spesso si muta in un growl profondo. Questo è il caso anche della superba Flame of Malignance. Black Soul prosegue il discorso delle sezioni oscure con tanto di chitarre pulite e immediate partenze al fulmicotone.

I pezzi finora non mostrano un minimo segno di cedimento e sono tutti estremamente coinvolgenti. Non si sentiva nulla del genere dai tempi del primo album e la tecnica acquisita da parte del gruppo aiuta a creare strutture veramente coinvolgenti con riffs che spaziano senza sosta nell’ombra occulta del genere. Hate and Scorn è la classica, brutale mazzata tra capo e collo a base di veloce doppia cassa e ferali accelerazioni. Iconoclast non è altro che la versione accorciata della mitica versione originale contenuta sul demo The Shining Pentagram. Le atmosfere s’incastrano perfettamente per l’aura di quest’album, come ulteriore testimonianza di un totale ritorno alle radici da parte del gruppo. Void of Naxir rallenta leggermente la marcia senza perdere una goccia d’intensità e cattiveria. Anzi, i mid-tempo non fanno altro che accrescere la sensazione d’oscurità e occultismo.

Anticipation of Death torna a ricalcare sentieri decisamente più impulsivi e con la successiva Experiment in Terror c’è solo da gioire per un livello di songwriting invidiabile. I rallentamenti si fondono perfettamente con le sferzate black/thrash e con Serpent tocchiamo, a mio parere, l’apice di brutalità. Un ritornello semplice e incalzanti partiture di chitarre sono abbastanza affinché questa canzone rimanga in mente in modo molto semplice. At the Roots of Evil and Fathers rispecchiano ancora una volta l’anima dannata e oscura del gruppo, dando maggior risalto alle atmosfere. Sono entrambi pezzi da incorniciare in quanto riescono sempre ad essere incredibilmente facili da memorizzare senza perdere nulla in termini di violenza.

Questi erano i Necrodeath che avremmo voluto anche per gli album a seguire, tuttavia le varie influenze che sarebbero esplose di lì a poco avrebbero quasi dimezzato la cattiveria e la pura violenza di un gruppo che con questo Mater of All Evil sancì uno dei più grandi ritorni in campo italiano e non solo.

Necrodeath - Mater of all evil

Necrodeath

Mater of all evil

Cd, 2000, Scarlet Records
Durata totale: 35:38
Genere: Black metal

Brani:

  • 1) The creature
  • 2) Flame of malignance
  • 3) Black Soul
  • 4) Hate and scorn
  • 5) Iconoclast
  • 6) Void of naxir
  • 7) Anticipation of death
  • 8) Experiment in terror
  • 9) Serpent
  • 10) At the roots of evil
  • 11) Fathers

Formazione

"Flegias": vocal
Claudio : guitar
John : bass
"Peso": drums