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Claudio Lolli

Aspettando Godot

Recensione
Pubblicato il 12/03/2016 - Ultimo aggiornamento: 14/03/2016
Voto: 7.5/10

Aspettando Godot è il primo album di Claudio Lolli. Il cantautore bolognese inizia a scrivere le sue prime canzoni nel periodo del liceo e grazie all'amicizia con Piero Guccini, riesce a fare ascoltare i suoi brani al fratello Francesco Guccini. Proprio quest'ultimo lo presenta alla EMI italiana, con il quale Lolli firma un contratto discografico che lo porterà a pubblicare con questa etichetta i suoi primi 4 album.
Diciamo subito che si tratta di un disco bellissimo, probabilmente il migliore di Lolli insieme a "Ho visto anche degli zingari felici", ma anche di una tristezza devastante.
Personalmente però lo ascolto sempre con molto piacere, perché si tratta di una tristezza mai fine a se stessa, sovrastata dalla poetica e dove vengono utilizzate parole di una efficacia spesso disarmante. Tristezza non deprimente, che si trasforma in energia vitale, ed infatti si tratta di un lavoro che non rimane relegato nell oscaffale, ma che al contrario ascolto spesso.

Partiamo dalla copertina, che raffigura una banconota da cinquemila lire, dove al posto dell'effige di Cristoforo Colombo, troviamo il volto di Lolli che già dalla sua espressione, lascia trasparire l'aria che si respira all'interno dell'album! La copertina della prima edizione è apribile e mostra l'altra metà della banconota, mentre nelle ristampe questa caratteristica non sarà più presente.

Lolli scrive tutti i testi e le musiche, mentre gli arrangiamenti sono di Marcello Minerbi, leader del gruppo Los Marcellos Ferial, mentre tra i musicisti figurano Ares Tavolazzi e Ellade Bandini atisti legati a Guccini, ed infatti sono presenti in praticamente tutti i lavori di quest'ultimo.
Il disco ebbe un buon successo con i brani "Borghesia" e "Michel" che furono fatti ascoltare spesso in radio, ed il primo in particolare continuò a passare per molto tempo nelle playlist radiofoniche dell'epoca.

Il disco si apre con "Aspettando Godot", un omaggio fin dal titolo all'opera teatrale di Samuel Beckett. Anche il testo riprende la tematica dell'attesa di un qualcosa che non verrà mai, la vita scorre, ma non si è mai vissuto realmente, si è sempre lasciato che le cose scorrano senza cercare di crearsi degli obiettivi e cercare di realizzarli. Il protagonista durante la sua esistenza farà una vita "normale", crescerà, si sposera, farà dei figli, ma gli rimarrà sempre la sensazione di non aver vissuto, di essersi perso qualcosa, tanto che nel finale, ormai vecchio e disilluso, prospetta un suicidio.

"Michel" è un altro stupendo brano, parla del legame di amicizia tra due bambini che crescono assieme, dell'inizio di alcune divergenze che sono sorte crescendo e di un lutto che fa cambiare tutto e crea un distacco (geografico) definitivo, il tutto raccontato con parole di una dolcezza infinita.

Ne "L'isola verde" si intravede un raggio di speranza nei pensieri di Lolli, con questo sogno di vivere lontano dalla città nel verde, ma nel finale si ripiomba nella disperazione più totale: "Ma, non vogliono ch'io viva là, nell'isola verde della mia felicità. Vogliono che viva qui, vestito di bianco e costretto a rispondere si."

"Borghesia", è l'unico brano più "politico" presente in questo disco, ed è di facile presa. Nel pezzo Lolli inserisce tutto il suo disprezzo per quella che chiama "borghesia", tanto da sperare che "il vento un giorno ti spazzerà via".

Altro brano molto bello è "Quanto amore", che esprime tutto l'amore non ricambiato, una sensazione che sicuramente molti di noi hanno provato. Questa mancanza viene urlata alla società e all'universo interno, "quante ore, quante ore che ho passato, accanto a un termosifone per avere un poco di calore", per una mancanza  che non trova soluzione e che giunge ad un triste epilogo.

La conclusiva "Quando la morte avrà" è un altro esempio di poesia, con parole dure e apparentemente glaciali nella loro fermezza. Sono rivolte al padre di Lolli, ma l'ascoltatore può anche immaginarle rivolte ad una persona dell'altro sesso che ci ha deluso tremendamente.

 

Quando la morte avrà (1972)
Claudio Lolli - Aspettando Godot