Logo di Estatica
Discografia Interviste video

Paolo Saporiti

Paolo Saporiti

Recensione
Pubblicato il 15/03/2015
Voto: 8.5/10

Quinto album in studio e anno zero per Paolo Saporiti. Un capolavoro assoluto, un album quasi perfetto, la sintesi del rock indipendente italiano più colto, ma anche e soprattutto qualcosa di nuovo e a fuoco. Liriche, per la prima volta, in italiano, vene, nervi e sangue a nudo. In copertina il padre di Paolo, appena bambino, con un nonno, che gli somiglia in maniera impressionante.
Dall'incipit di “Come Venire al Mondo”, alla perfezione assoluta di “Io non ho Pietà”, che sembra evocare il meglio degli Alice in Chains di “Jar of Flies”, i rimandi, ma solo di background reso pelle (Ian Anderson, Roy Harper, Van Morrison, Nick Drake) e mutato in contemporaneità assai autentica e ben più di quanto prodotto dalla scena anglofona, si assiste ad un rito di manifestazione/ purificazione, attraverso il fare/essere musica, che in Italia mai ha avuto (e non ha) eguali.“Sangue” fa paura, con la presenza agli arrangiamenti, anche, a cura, di Xabier Iriondo che si ricollega a un senso di archetipo universale, nell'attraversamento, in pochi minuti di migliaia di anni di Occidente, Oriente e che ci sta nel mezzo, che si fa emozione. Il testo è pura confessione. Cristiano Calcagnile, è tanto più Dio in “Come Hitler”, è facile, del resto, essere sperimentali in un brano sperimentale, è difficile esserlo in un disco cantautoriale e questo lo è, ma in chiave dichiaratamente “avant”. Basta poco a fare di “L'Effetto Indesiderato” un capolavoro: un'acustica, una voce intima e bellissima, suoni di laptop, i sax di Stefano Ferrian, in attesa fremente di deragliare in urlo. Una meraviglia come ben poche. Amore puro. Deja vu iniziale di Calcagnile su “Ho bisogno di te” che svanisce in fretta, definendo un capolavoro senza mezzi termini, che si appoggia su un testo e un'interpretazione di una violenza tale “io vorrei cagarti in testa, io vorrei pisciarti in bocca, ma poi, ho bisogno di te”, da lasciare raggelati, dedicati, si fa per dire, a “un piccolo uomo che disse: facile cantare su questi accordi”. Non credo di aver mai “ascoltato” migliore vendetta. Piccoli archi amplificati ad orchestra piena su “Erica”, dove la voce di Saporiti, dal timbro baritonale fin qui carezzevole, si eleva a controtenore, mentre fuzz assortiti le gettano addosso fango. “In un Mondo Migliore” è l'episodio meno rilevante, ma di quelli che il pubblico medio italiano saprà meglio apprezzare. Stessa immediatezza pop per “Il Vento dice addio alla Luna”, che però si fa forte di una bella interpretazione vocale. Chiude il disco una sensazionale “P.S.”, a cantare in bestemmia un amore finito, tra una splendida melodia e grandi interventi di Iriondo. Un inchino, ma senza devozione, sarebbe poco gradito in quanto tale. Ascoltatelo, mi direte poi se Edda e Nada hanno prodotto le cose migliori in Italia, nel 2014.

Recensione
Pubblicato il 16/03/2015
Voto: 8.8/10

Cominciamo dalla fine. Innanzitutto questo è un disco incredibile, un lavoro sorprendente che rapisce letteralmente con un po’ di dolcezza e altrettanta asprezza, con disperata grinta e saggia compassione. Il cantautore milanese riesce in questi dodici brani a toccare moltissimi temi della vita quotidiana partendo dal personale con una verve incontenibile e lucide riflessioni che vanno dirette al cuore. Davvero difficile dire quale brano sia migliore dell’altro in questo lungo susseguirsi di emozioni calibrate con un equilibrio tale da essere sia arte, sia parte. Ogni pezzo è indispensabile per raggiungere il risultato finale, ma allo stesso tempo ogni pezzo ha una sua autonomia vocativa e strumentale. Si potrebbe a parere personale nominare Sangue oppure Ho bisogno di te o ancora In un mondo migliore, ma sarebbe solo una questione di gusto e di dettagli. Quello che rimane è una sapiente commistione di cantautorato colto, (penso al miglior Francesco Baccini, a De Andre’ padre e figlio o a Franco Battiato) aggiornati su una cifra stilistica più fresca alla Daniele Silvestri o alla Nicolò Fabi, con architetture melodiche a tratti delicate e coinvolgenti, a tratti ruvide e penitenti. L’inserto poi di strutture strumentali rubate al free jazz o allo space- rock connotano definitivamente il lavoro come un piccolo gioiello di ricerca nell’ambito più prettamente indie. Rimane comunque intatta quella semplicità di fondo così schietta e genuina per cui la melodia non s’inchina ai barocchismi in nome dell’eclettismo.

Chissà che la musica di Saporiti non abbia anche risentito d’influenze progressive. Intese nella sua accezione più ampia o appunto progressiva e non in quell’estetica e formale, puramente storicizzata a cavallo degli anni settanta. Qua e là per il disco pare proprio di sentire un suono uscito da uno stage dei virtuosismi, pur sempre legato a un messaggio chiaro e diretto come nella migliore tradizione del prog italiano (penso soprattutto agli Area o alla P.F.M.). I testi sono sempre in primo piano e coinvolgenti spesso addolciti e rasserenati da un sound conciliatorio. E’ il caso della già citata In un mondo migliore manifesto dei tempi moderni o Caro Presidente una sorta di sfogo virtuale contro il potere e i suoi rappresentanti. C’è spazio ovviamente anche per i pensieri più intimi come in Cenere o Erica che ci danno il senso dello spessore di liriche così immediate certo, ma proprio per questo anche molto toccanti e profonde da ricordare un certo Nick Drake. E poi qua e là spunta sempre la parola Dio in una sorta di preghiera laica che innalza la spiritualità a un livello più comprensibile a tutti senza per questo perdere in riguardo e attenzione. Vibrante e toccante l’assolo di ottoni in L’effetto indesiderato, una coda struggente da notturno metropolitano.

Questo album citando le parole stesse dell’autore è un sogno che taglia a metà il mondo in cui viviamo, aprendo uno squarcio e uno scorcio su una vita normale, ma importante quando diventa personale. Un gioco di chiari e scuri che lascia estasiati e finalmente in pace con se stessi. Una nota particolare per la copertina del disco: fotografia d’autore dal gusto retrò.

In un mondo migliore (2014)
Paolo Saporiti - Paolo Saporiti

Paolo Saporiti

Paolo Saporiti

Cd, 2014
Genere: Cantautorale, Folk

Brani:

  • 1) Come venire al mondo
  • 2) Io non ho pietà
  • 3) Cenere
  • 4) Sangue
  • 5) Come Hitler
  • 6) L'effetto indesiderato
  • 7) Ho bisogno di te
  • 8) Erica
  • 9) In un mondo migliore
  • 10) Caro Presidente
  • 11) Il vento che dice addio alla luna
  • 12) P.S.