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SENNHEISER HD820: ESSERE GIOVANI A 70 ANNI

Pubblicato il 23/12/2018


Siamo ancora nell'anno del settantesimo compleanno della casa tedesca e non molto tempo fa è arrivata la nuova nata in casa Sennheiser: le HD820.

Tuttavia che centra la giovinezza con queste cuffie? È presto detto: con le HD820 Sennheiser non solo riscrive la storia delle cuffie chiuse, ma anche la storia della sua firma sonica.

 

DESCRIZIONE

Le nuove top di gamma chiuse costano la bellezza di 2400€ di listino... un significativo balzo in avanti per quello che è il portafoglio; ciononostante voglio ricordare come sul mercato ci siano non solo cuffie ben più costose, ma anche cuffie parimenti costose che non valgono nemmeno un decimo di una entry level del produttore tedesco.

Lasciatoci alle spalle il fattore costo possiamo dedicarci all'eviscerazione di queste cuffie.

Le HD820 sono una cuffia chiusa particolare: Sennheiser stessa dichiara di aver abbattuto la scarsa spazialità delle cuffie chiuse, creando una cuffia chiusa che suona come un'aperta. Il cuore di ciò va cercato in tutta quella costruzione complessa che è la camera di caricamento del driver.

Proprio qui si intrecciano varie tecnologie di cui quella che balza subito all'occhio è la lente in Gorilla Glass che chiude il posteriore della HD820. Questa non serve solo ad isolare il mondo esterno dall'interno, ma anche a riflettere le onde sonore verso le zone di smorzamento. Questo permette di ottenere una cuffia assai isolante (tenete presente che mia moglie mi ha spaventato non poche volte nei tentativi di comunicare con me... arrivandomi da lato o dalle spalle era totalmente inudibile), ma che non perde mai il controllo a causa dell'interazione tra onde primarie e secondarie. Tuttavia questo non basta per far suonare le HD820 come delle cuffie aperte.

A questo fine anche il driver è stato riprogettato: questo non è più a cono, bensì ad anello. Sennheiser non ci dice molto su questo elemento, ma ci sembra ovvio che tale conformazione permetta di eliminare le riflessioni indesiderate al centro di questo.

Non credo ci sia molto altro da dire se non dedicare quattro parole a quello che è il contorno. La struttura della cuffia è in plastica aerospaziale, mentre la headband è in un qualche alluminio aerospaziale. Questi materiali permettono di creare una cuffia leggera, comoda e stabile. La headband è resa confortevole da un'imbottitura in velluto, mentre i pad in foam sono ricoperti da pelle sui lati, per isolare meglio; in velluto sul fronte, al fine di rendere più confortevole l'indossarle.

Fiore all'occhiello è il bundle: le HD820 sono fornite di tre cavi. Il primo è il classico cavo sbilanciato con jack da 6,3”; gli altri due sono entrambi bilanciati, di questi uno è fornito del classico connettore a 4 poli, il secondo è dotato di un connettore jack a 5 poli made in Sennheiser.

Per concludere due parole per l'imballo curato anche nel dettaglio che vede quale involucro per le HD820 una scatola in legno.

 

ASCOLTO

Tutto questo come si traduce?

Lo sappiamo la teoria è sempre bella, ma poi sono le orecchie a dover decidere.

Non posso fare a meno di accodarmi a tutti quei recensori che hanno lodato le cuffie, ma da buon bastian contrario non concordo con tutti quelli che scrivono che rispetto alle cuffie aperte ha dei limiti.

Da ascoltatore anche in cuffia (tra l'altro uso proprio delle cuffie aperte come mio punto di riferimento) potrei elencare i difetti delle cuffie aperte, difetti che una qualsiasi cuffia chiusa risolve... con qualche pegno da pagare; per lo meno fino ad oggi.

Due sono i fattori che più colpiscono delle HD820. Il primo è che Sennheiser ha abbandonato la sua classica firma sonica. Le HD820 sono delle cuffie complete, neutre, chiare e trasparenti. Hanno un ottimo basso, una gamma media strepitosa ed una gamma alta ariosa. Sono estremamente dettagliate e dinamiche al contempo. Il secondo fatto colpisce esattamente un microsecondo dopo aver realizzato che non sono le solite Sennheiser: hanno un palcoscenico tanto ampio da estendersi oltre la classica limitazione del palco nella testa... in altre parole: “suonano come delle aperte”. Perchè... parliamoci chiaro, le cuffie aperte in più delle chiuse avevano il palcoscenico e chiunque vi venga a dire che sono meglio aperte per 1000 motivi più o meno saccenti... ricordatevi che chi vi sta sciorinando tanta sapienza probabilmente non ha mai usato un microfono da registrazione in vita sua.

Circa la trasparenza va detto che in effetti basta cambiare amplificatore per far cambiare le sfumature che danno. Ciò è sinonimo infatti del fatto che fanno trasparire il carattere dell'intera catena, che deve perciò essere curata anche nei dettagli.

Infine bisogna spendere poche righe per dire in cosa sono avvantaggiate da una connessione bilanciata. Non cambiano in modo particolare, ma si sente subito che i limiti di voltaggio della connessione sbilanciata sono presto superati. Suonano infatti più definite e materiche... nulla di estremo insomma, ma per sfruttarle in toto direi che dotarsi di un'amplificazione bilanciata può essere comodo.

 

TESTS

Partiamo con la dichiarazione bomba: “Le HD820 non sono cuffie difficili da spingere” bastano infatti appena 12V e 40mA per farle lavorare entro il range ottimale. Tuttavia c'è sempre il retro della medaglia... per lavorare bene richiedono un amplificatore che le supporti adeguatamente, anche perché se ci riferiamo al grafico dell'impedenza noteremo che in gamma bassa e medio bassa c'è in effetti una qualche richiesta in più.

Volgendo invece l'attenzione al grafico di risposta in frequenza invece notiamo subito quella differenza di firma sonica adottata da Sennheiser per le cuffie chiuse... tuttavia mi preme sottolineare quanto sia complessa la misurazione di questo driver ed il grafico è solo un'approssimazione della posizione dell'orecchio, spostando il microfono anche di pochi millimetri la risposta cambia notevolmente, mentre per tutte le altre cuffie tale difficoltà è decisamente ridotta.

 

CONCLUSIONI

Se vogliamo trovare qualcosa da dire di negativo dobbiamo per forza cercare di renderci quasi ridicoli. Manca la velocità a 78 giri è tuttavia l'appunto più serio che si possa fare al TN570 ed al suo gemello TN550. Oltre a questo si scade nel ridicolo perché anche se affermassi che manca la possibilità di impostare equalizzazioni basate su standard differenti dalla curva RIAA (ce ne sono più di 100 di curve adottate nei vari anni e paesi), dovrei per forza porre questa critica al 99,99% dei preamplificatori PHONO.

Onestamente credo che sopra a questi due dettagli si possa benissimo passare; rimane così quel suono incredibilmente hi-end che tanto mi ha stregato in questa recensione. Rimane il fatto che il TEAC TN570 è l'unico prodotto ad oggi sul mercato a proporre non tanto la modernità affiancata al vintage, quanto tutto ciò in un giradischi bello da vedere e non entry level.

 

 

IMPIANTO USATO

Giradischi: TEAC TN570.

DAC e preamplificatore: TEAC UD503.

Sennheiser HDV820

Cavi: autocostruiti.

Base antivibrazioni: Ladysound Telluric Base.

Multipresa: Ladysound Multipresa 6.

 

Fotografia di Marco Maria Maurilio Bicelli
Fotografia di Marco Maria Maurilio Bicelli
Fotografia di Marco Maria Maurilio Bicelli
Fotografia di Marco Maria Maurilio Bicelli
Fotografia di Marco Maria Maurilio Bicelli
Fotografia di Marco Maria Maurilio Bicelli
Argomento: Riproduzione audio hi-fi