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Carot One Titta: auricolari in ear

Pubblicato il 06/11/2017


Open Item ed il sottoscritto non si sono conosciuti nel migliore dei modi, abbiam dovuto fare delle domande imbarazzanti, su un altro prodotto, per riuscire ad ottenere attenzione. Sorvolerò quindi sulla gentilezza tanto osannata da altri, ben sottolineando che essere gentili non significa sempre rispondere affermativamente, ma per lo meno rispondere.

Diciamolo in apertura, i miei dubbi sono tutt'ora senza risposta, ma spero di poter ricevere i valvolari in questione.

Avrei ancora qualche sassolino da togliere... ma lasciamo stare.

L’IMPIANTO

Sorgente digitale per musica liquida: PC assemblato Windows 10 (Foobar2000).

DAC:TEAC UD-503

Cavi: autocostruiti

Ciabatta: Ladysound Multipresa 6.

DESCRIZIONE

I Titta sono degli auricolari in alluminio anodizzato caratterizzati dal colore scelto dall'azienda: l'arancio metallizzato. Esteticamente accoppiato ad un cavo di colore blu, segue le regole base dell'accostamento dei colori sfruttando un'accoppiata sempre accattivante.

In bundle sono presenti 4 tappini siliconici al fine di adattare gli auricolari al maggior numero di canali auricolari possibili.

Il vantaggio principale è che sono comodi da indossare, inoltre il cavo è ideale per la mobilità e non necessitano di elevate potenze per suonare.

ASCOLTO

Ed eccoci giunti in modo spiccio alla parte che mi vede comunemente concorde solo coi marchi caratterizzati dalla presenza di reparti R&D (Research and Development) di notevoli proporzioni.

Il contenzioso è sempre uno: gli auricolari suonano bene solo se prendiamo a riferimento gli auricolari stessi. Al di là della categoria perdono qualsiasi possibilità di sex appeal.

Le Titta non fanno eccezione: non siamo all'interno del mondo dell'hi-fi, come tutte le altre in ear provate o ascoltate. Qualora si volesse un ascolto di alta qualità bisogna orientarsi alle cuffie o ai diffusori inseriti in un buon impianto. Tra l'altro, sebbene qualcuno sia pienamente convinto di una mia crociata contro gli auricolari, c'è da dire che non sono gli unici dispositivi posti al di fuori dell'hi-fi dal sottoscritto. Molti dispositivi portatili, cuffie comprese, fanno infatti loro compagnia.

Fatta la dovuta premessa, le Titta suonano abbastanza bene, certamente in linea col prezzo e con alcune cuffie più blasonate.

Tuttavia vanno fatte le dovute distinzioni: sono in ear di tipo monitoring. Questo vuol dire che se cercate una in ear piena di bassi dovrete cercare altrove; ben consci del fatto che dei compromessi più o meno grossi, quando si parla di in-ear si dovranno fare.

D'altronde le in ear sono così: non si può pretendere tutto e dei limiti ci saranno sempre o in basso o in alto.

Nelle Titta la gamma bassa è ben presente, ma anche se talvolta rischia di oscurare le altre porzioni di banda acustica, non è estrema e risulta certamente meno caratterizzante di altre in ear. Sempre in gamma bassa ci sono delle fatiche di chiarezza e separazione degli strumenti, più si scende in frequenza, più diventano infatti monotone.

Le medie tuttavia sono il vero punto di forza delle Titta: chiare e precise, non ci si deve attendere un dettaglio elevatissimo, ma di certo sono cuffie con cui si riesce a seguire bene la trama musicale ed il ritmo.

La gamma alta è abbastanza buona, ma non è al livello delle medie, talvolta rischia di essere stridente, mentre la gamma ultraalta subisce un rolloff notevole.

Insomma se prendiamo a riferimento gli auricolari non posso negare che mi siano piaciute più di altre in ear, anche più costose, se prendiamo a riferimento le cuffie invece le mancanze sono tante.

TEST

I test mettono in evidenza la tipologia monitoring di queste in ear, le medie e le alte frequenze sono infatti dotate di maggiore efficienza rispetto ai bassi. Poco oltre i 10kHz invece subiscono un nottevole decadimento dell'efficienza. Il THD è nella norma, mentre la risposta all'impulso non è tra i dati eccellenti.

La fase è invece ottimale e ripercorre il grafico di risposta in frequenza mostrando difficoltà solo oltre i 10kHz.

CONCLUSIONI

Alla fin fine si conclude sempre nello stesso modo: l'hi fi è altra roba; l'hi end è un altro mondo. Però ... capiamoci! Per la mobilità non c'è nulla di più comodo, e per essere accoppiati alle basse uscite di molti lettori (che finiscono inesorabilmente taggati dalla frase: “cosa si pretende da un dispositivo mobile”) le in ear sono forse la soluzione più intelligente.

Sottolineo però una cosa che non credo si sia capita perchè è solo nelle conclusioni che mi lascio andare ai pareri più strettamente personali: le Titta sono tra gli in ear a 50€ che ho preferito, non solo, li ho preferiti ad in ear più costose (circa il doppio) dato che la differenza non solo non è eccessiva, ma tolti alcuni rari casi è pure inudibile.

Immodificabilità e graniticità del recensore? Incapacità di apprezzare le in ear? Onestamente non sono qui a cercare l'apprezzamento delle aziende, o implorare che mi mandino i loro prodotti. Inoltre ho degli standard minimi sotto i quali non parlo di hi fi, poco mi importa se altri “colleghi” sono sempre alla ricerca del prodotto per tutte le tasche a cui additare proprietà che non ha... io ci metto la faccia... voi i soldi che in questo periodo non sono tanti, se non per pochi.

Fotografia di Marco Maria Maurilio Bicelli
Fotografia di Marco Maria Maurilio Bicelli
Fotografia di Marco Maria Maurilio Bicelli
Fotografia di Marco Maria Maurilio Bicelli
Fotografia di Marco Maria Maurilio Bicelli
Risposta in frequenza.
Fotografia di Marco Maria Maurilio Bicelli
Fotografia di Marco Maria Maurilio Bicelli
Risposta in frequenza ed in fase.
Fotografia di Marco Maria Maurilio Bicelli
Argomento: Riproduzione audio hi-fi