Roberta Alloisio

Janua

Recensione
Pubblicato il 09/09/2011
Voto: 9/10

Janua, un po’ santa un po’ puttana

 

“Eppur parenti siamo un po’
di quella gente che c’è lì
che in fondo in fondo è come noi selvatica
ma che paura che ci fa quel mare scuro

e non sta fermo mai.”
(Paolo Conte – Genova per noi)

 

Genova città ripida
Buone gambe per camminare
Flipper messo in bilico
Dove rotola un temporale
Città da cantautori
Per i ciclisti è micidiale
Se pisci sulle alture
Mezzo minuto e si inquina il mare.“

(Max Manfredi – Il fado del dilettante)

 

Così è Genova vista dal grande cantautore astigiano e da un altrettanto grande genovese, ma com’è invece questa “Janua”, che altro non è, che l’antico nome medievale della città, derivante dal latino “Ianua” ossia porta, vista attraverso gli occhi, ma soprattutto la voce potente, oserei dire quasi antica, anch’essa forse medioevale di Roberta Alloisio?

Diciamo che Genova è soprattutto donna e, in quanto figura femminile, da sempre oggetto del desiderio, lo è stata nel passato e lo sarà sempre, spesso però bistrattata, oggetto di crudeltà, privata comunemente della libertà.

E’ come se non esistessero mezze misure per cui una donna o è santa o è puttana, d’altronde non coesistono forse in questo disco un canto che è preghiera come “Ave Maria Zeneize” di autore anonimo e “Donna serpente”, ispirata invece a un testo del poeta dialettale seicentesco Gian Giacomo Cavalli in cui la donna è vista così “Donna, serpente dell’inferno crùa, / uscìa da ro profondo de l’abisso / per métterne a sbaraggio e in compromisso l’annima in terra per ro Cé nassùa” ossia “Donna, serpente dell’inferno crudele, uscita dal profondo dell’abisso, per sbaragliarmi e compromettere in terra l’anima nata per il cielo”.

Il suo disco è un atto d’amore sincero, puro, verso una città che ama appassionatamente finendo per perdonarne anche tutto ciò che è negativo, una città in cui riescono a convivere strane figure come quella donna che in piena notte gira, vestita da marinaio vendendo fiori, narrata in “Lanterna de Zena” sempre di anonimo e impreziosita dalla musette francese di Fabio Rinaudo o quasi mitiche “Venditrici di vento” protagoniste dell’omonima canzone, il cui testo è stato partorito dal genio visionario di Max Manfredi ed è introdotta dalle voci recitanti dello stesso Max e di Adolfo Margiotta, vi è narrato l’effetto sui marinai di epiche bevute nelle taverne della città “C’è una donna colle tette belle / all’ombra della locanda / di tè forte sanno le ascelle / e le lenzuola sanno di lavanda / poi viene l’alba in albanella / e ci coglie sul fondale / stretti alla pietra della prima stella / Come acciughe sotto sale”, sicuramente una delle più belle canzoni del disco.

Si diceva dei contributi letterari, direi che vale la pena citare anche la presenza di un testo di Giuseppe Cava, poeta dialettale savonese, confluito nella canzone “E stelle do mae cheu” e di un altro testo di Giorgio Caproni, uno dei maggiori poeti del secolo appena conclusosi, che ha dato vita alla bellissima “Donna che apre riviere”, un canto a cappella dove la voce di Roberta Alloisio è accompagnata dalle “voci” di Esmeralda Sciascia.

Altrettanto splendida è l’introduttiva “Gli occhi della mia bella”, eseguita solo piano e voce, che è forse l’esempio estremo dell’intera filosofia di questo lavoro in cui la musica, seppure presente e ottimamente suonata (basterebbe scorrere l’elenco dei musicisti per rendersene conto) resta pur sempre un fondale, non si erge mai a protagonista.

Altro brano esemplare in tal senso è “Fado del santuario” dove la preziosa chitarra di Armando Corsi è messa a pieno servizio di un bel testo intorno al senso del peccato e della voce, magnifica, dell’Alloisio.

Qui, se forse non lo si è ancora capito, la protagonista indiscussa e da applausi a scena aperta è proprio Roberta Alloisio, perché un condensato di classe come questo non lo si incontra tutti i giorni.

Un volta tanto fidarsi delle apparenze non inganna, questo disco che ha il pregio di una splendida copertina in cui il sole fa capolino durante un incandescente tramonto proprio sulle onde di un mare che si infrange magicamente, non lascerà certo deluso colui che vorrà cimentarsi in questo viaggio attraverso un’insolita Genova, un po’ santa e un po’ puttana.

Roberta Alloisio - Janua

Roberta Alloisio

Janua

Cd, 2011, CNI (Compagnia Nuove Indie)

Brani:

  • 1) Gli occhi della mia bella
  • 2) Lanterna de Zena
  • 3) E stelle do mae cheu
  • 4) Venditrici di vento
  • 5) Al pont de Mirabel
  • 6) Ave Maria Zeneize
  • 7) La monaca sposa
  • 8) Amore no te dubitare
  • 9) Morettino
  • 10) Fado del santuario
  • 11) Ed or n'è chiusa la porta e la persiana
  • 12) Donna serpente
  • 13) Donna che apre riviere

Informazioni tratte dal disco

Crediti
Roberta Alloisio: voce
Fabio Vernizzi: pianoforte (1, 2, 3, 4, 5, 7, 8, 10, 11)
Riccardo Barbera: contrabbasso (2, 4, 8, 11), basso (3, 7)
Marco Fadda: percussioni (2, 3, 7, 8, 11)
Michel Balatti: flauto traverso irlandese (2, 3), flauto traverso in legno (5), low whistle (7)
Roberto Izzo: violino (2, 3, 4, 7)
Fabio Rinaudo: musette francese (2), whistle (2) musette bourbonnaise (5)
Max Manfredi: voce recitante (4)
Adolfo Margiotta: voce recitante (4)
Daniele Coronna: violino (5)
Dado Sezzi: percussioni (5)
Patrizia Merciari: fisarmonica (6)
Piero Milesi: violoncello (6)
Federico “Bandiani” Lagomarsino: batteria (7)
Esmeralda Sciascia: voce (9, 13)
Armando Corsi: chitarre (10)
Fabio Accurso: liuti (12)
Mario Arcari: oboe (12), oboe d’amore (12), flauto dolce (12)


Produzione artistica: Fabio Vernizzi

Arrangiamenti Fabio Vernizzi tranne “Fado del Santuario” di Armando Corsi, “Ave maria Zeneize” di Piero Milesi, “Donna Serpente” di Mario Arcari, “Donna che apre riviere” di Esmeralda Sciascia

Registrato e editato all’Apollo Studio di Genova da Federico “Bandiani” Lagomarsino.

Mixato da marco Canepa.

Altre riprese: Casa della Musica - Orange Studio - Zerodieci Studio

Progetto grafico: Alice Passadore
Fotografie: Fabrizio Pezzoli

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