Ginevra Di Marco

Donna Ginevra

Recensione
Pubblicato il 28/12/2009
Voto: 8/10

Donna Ginevra: il viaggio nella canzone popolare continua…

Donna Ginevra” non è un disco fresco di stampa perché è ormai nei negozi di dischi da aprile, è però di poche settimane fa la notizia della meritatissima vittoria al Tenco della “Targa miglior disco d’interprete”.

Nella copertina del disco Ginevra Di Marco è ritratta, come si usava nei primi del ‘900, inserita in un fondo cartonato come fosse in pieno mare a bordo di una nave che ha a prua una stella ad illuminarne il percorso e giusto di un viaggio musicale tra diverse culture, stili e lingue, tratta questa nuova uscita discografica a tre anni di distanza da “Stazioni Lunari prende terra a Puerto Libre”, riprendendo così il tema del viaggio ed ampliandolo ancor più, cercando di renderlo così universale.

Si parte dunque con “Terra mia”, canzone del miglior Pino Daniele, quello caratterizzato da un profondo legame con la propria terra, quella partenopea, qui grazie all’interpretazione di Ginevra ne esce un brano di rara intensità, intriso di dolente amore, con il lento incedere del pianoforte e delle percussioni, suggellati in più punti dall’intervento sapiente della chitarra classica, ovviamente la voce di Ginevra fa il resto. Grande!

Immediato cambio di ritmo e genere, si approda così in Macedonia, nel mondo Rom, per “Usti usti baba”, danza da matrimonio che ci fa sentire come improvvisamente catapultati nel rocambolesco set cinematografico di “Gatto nero, gatto bianco” di Emir Kusturica, percussioni ed arpeggi di chitarre ci trascinano in una danza apparentemente senza fine.

Con “M’aggia curà” si effettua un salto temporale e spaziale ancora verso Napoli, siamo nell’immediato dopoguerra ed i ritmi sono ancora alti, la canzone è da tipica macchietta partenopea con tanto di cori di fondo, è canzone che si fa teatro o forse viceversa, ma siamo ancora alla presenza di una grande prestazione, eseguita in piena disinvoltura.

Con “Il crack delle banche” si approda alla lingua italiana, trattasi di una canzone di fine ottocento sullo scandalo della Banca di Roma, ma chi lo direbbe, suonata in stile tarantella con tamburelli e sonagli, è sufficiente ritoccare i nomi dei personaggi citati: Mazzini, Garibaldi e Masaniello ed ecco che sembra parlare delle notizie che affollano i giornali dei nostri giorni “Noi siam tre celebri ladron / che per aver rubato ci han fatti senator / Mazzini, Garibaldi e Masaniello / erano tutti quanti malfattori / gli onesti sono loro i Cuciniello / Pelloux Giolitti Crispi e Lazzaroni”.

E’ giunto il momento della quiete, voce e chitarra classica, si passa a “La maza”, canzone del repertorio cubano scritta da Silvio Rodriguez, un testo che è una splendida riflessione sul significato di vivere. E’ decisamente un altro picco di questo disco di Ginevra Di Marco.

Si rimane in vetta anche con il seguente brano “Io sì” di Luigi Tenco qui trasformato in un sirtaki che non snatura il brano, ma anzi ha il pregio di calamitare maggiormente l’attenzione sui versi di Tenco “Io si ti avrei fatto arrossire dicendoti ti amo come lei non sa dire / Io sì da te avrei voluto quella tua voce calda che a lei fa paura“ qui cantati con maestria e magia da Ginevra Di Marco, commovente.

Ritmo cadenzato ed insistito per “Le figliole”, un canto popolare del cilento di fine 1500 pieno d’energia, forse episodio minore, soprattutto dopo le due precedenti perle assolute.

Piena d’energia è anche la ninnananna toscana “La malcontenta”, una sorta di filastrocca dal sapore amaro “Poi la mamma la mette i’grugno / e i’babbo gli dà un pugno / Ninna nanna la malcontenta / I’ babbo gode, la mamma stenta”, ma qui eseguita con tale ritmo e dispendio di energia da essere trasformata in un piacevolissimo divertissement.

Si riprende così il viaggio per approdare in terra di Bretagna, siamo nel 1842, per “Au bord de la fontaine”, c’è tutta la dolcezza del francese “Pour un bouquet de roses / La belle m’a dondaine / Que je lui refusai / La belle m’a lalala / Que je lui refusai / La belle m’a dondé” reso ancor più delizioso da un utilizzo calibrato delle rime, è comunque sempre sostenuto il ritmo grazie alle percussioni che tirano il gruppo.

Altro viaggio, altro paese, questa volta ci si dirige ad oriente, siamo in terra d’Albania e compaiono arabeggianti fiati ad intrecciarsi con gli arpeggi sinuosi degli strumenti a corda, a tessere una trama avvolgente di grande fascino, accentuato dalla sonorità misteriosa della lingua albanese. “Ali Pasha” è un brano dai colori eterei che profuma di spezie ed incensi.

Gli arpeggi di una splendida chitarra, aprono con gusto e raffinatezza l’ultimo brano “In maremma”, tratto dal repertorio popolare toscano, un vero e proprio canto in stile neorealista sul mondo contadino della maremma “Credessi di girà vai indo’ tu vai / ma i’ contadino e un lo farei più mai / Tanto in Francia che ‘Merica e Inghilterra / la peggio vita glie’ a lavorà la terra / I’ sole fa gode’ e capitalisti / mentre fa tribolà e poeri cristi”, è cantato da Ginevra con voce e passione da brividi. Si chiude al meglio.

“Donna Ginevra” è lo splendido risultato di questo nuovo progetto di Ginevra Di Marco che non ferma il suo viaggio musicale intrapreso con i lavori precedenti, accompagnata qui dai fidi compagni Francesco Magnelli al pianoforte, magnellophoni e cori, Andrea Salvadori chitarra classica, tzouras, wood guitar e cori e Marzio Del Testa alla batteria, che con lei hanno condiviso questo percorso, ha saputo creare un nuovo disco che coniuga al meglio il legame alle tradizioni della canzone popolare con il proprio personalissimo percorso interpretativo, capace di trasformare la materia prima a propria disposizione generando risultati, in alcuni casi davvero stupefacenti, senza mai perdere comunque di vista la meta prefissata.

Si può ben dire che ormai donna Ginevra sa solcare i mari della musica anche senza bussola, quindi buon viaggio Ginevra e che il tuo viaggio non termini mai come un moderno Ulisse sempre alla ricerca di nuovi universi musicali ed in grado di non temere in alcun modo il canto delle sirene, essendo tu stessa dotata di una voce che incanta ed imbriglia l’ascoltatore senza più lasciarlo.

 

Ginevra Di Marco - Donna Ginevra

Ginevra Di Marco

Donna Ginevra

Cd, 2009, Materiali sonori Edel

Brani:

  • 1) Terra mia
  • 2) Usti usti baba
  • 3) M'aggia curà
  • 4) Il crack delle banche
  • 5) La maza
  • 6) Io sì
  • 7) Le figliole
  • 8) La malcontenta
  • 9) Au bord de la fontaine
  • 10) Ali Pasha
  • 11) In maremma

Informazioni tratte dal disco

Crediti

Ginevra Di Marco: voce
Francesco Magnelli: pianoforte, magnellophoni e cori
Andrea Salvadori: chitarra classica, tzouras, wood guitar e cori
Marzio Del Testa: batteria

 

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