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Gang

Il seme e la speranza

Recensione
Pubblicato il 24/07/2008 - Ultimo aggiornamento: 04/08/2008
Voto: 8/10

A due anni di distanza da “Nel tempo ed oltre, cantando”, cd suonato con il gruppo marchigiano della Macina di Gastone Pietrucci, tornano i Gang con “Il seme e la speranza”.
Questo nuovo lavoro dei fratelloni Severini parte da un progetto sviluppato dalla CIA Marche (Confederazione Italiana Agricoltori) per far apprezzare e riscoprire tramite la musica il prezioso contributo dato dai contadini allo sviluppo di questo paese.
Nell’elaborare tale ambizione i Gang decidono di dare vita a questo disco fatto di 5 canzoni inedite, di 5 canzoni appartenenti al passato del gruppo ma riviste musicalmente e 2 cover in lingua straniera, ossia “A la molina no voy mas” del cileno Victor Jara (musicista torturato e ucciso nel 1973 durante la rivoluzione cilena, gli furono anche spezzate le dita delle mani con cui era solito suonare il pianoforte) e “This land is your land” di Woody Guthrie (sulla sua chitarra era scritto “questa macchina uccide i fascisti”).
I Gang, come detto, attingono anche dal proprio passato e individuano le seguenti canzoni per rappresentare al meglio il nocciolo centrale del progetto, per riscoprire, come direbbe Marino Severini, la cultura dell’Umanesimo di razza contadina: “Comandante” (dedicata al Subcomandante Marcos), “Chico Mendes” (dedicata al sindacalista brasiliano che difendeva in tutte le maniere la sua terra e per questo motivo venne ucciso), “Saluteremo il signor padrone”, “La pianura dei 7 fratelli” (dedicata ai fratelli Cervi, sterminati durante il fascismo) e “La canzone dell’emigrante”, che non è altro che la traduzione italiana di “Emigration song”, che compare in Reds, album del 1989.
Il gruppo, oltre alla voce e le chitarre di Marino e Sandro, è ben rodato ed è composto da Francesco Caporaletti al basso, da Marco Tentelli alle tastiere e dal povero Paolo Mozzicafreddo alla batteria (spentosi all’età di 32 anni il 19 giugno di quest’anno per un male incurabile); vanno segnalati inoltre molti ospiti nel disco, come gli Yo Yo Mundi (presenti in “Il lavoro per il pane”), Sergio Berardo dei Lou Dalfin alla ghironda, il Coro delle Mondine di Novi (in “La pianura dei 7 fratelli), e alcuni leader di formazioni giovani sulla stessa linea e filosofia dei Gang che partecipano ai cori di “This land is your land” come Graziano Romani, Francesco Grillenzoni (leader dei Tupamaros), Cisco Bellotti (ex leader dei Modena City Ramblers e ora solista) e Maurizio Zannato (vocalist dei Marmaja).
Dopo queste note e curiosità tecniche passiamo ad analizzare nel dettaglio le canzoni presenti nell’album.
Si comincia con “E’ terra nostra” e “Lacrime del sole”, due canzoni abbastanza simili tra di loro che mettono ampiamente in risalto la cultura contadina e la sua ciclicità storica: in entrambe in risalto il violino di Anga Piemage Persico e il sax di Max Marmiroli ed inoltre va rimarcato il bellissimo testo della seconda canzone.
Le due canzoni successive sono dedicate più da vicino a due situazioni legate intimamente al mondo contadino ed al dipanarsi della cultura contadina nel cercare di arrestare con tutti i mezzi l’orda nazifascista dell’epoca.
“A Maria” è dedicata a Maria Santiloni Cavatassi, donna contadina marchigiana che ha speso la sua vita per conquistare la dignità del suo modo contadino.
“Maggio 1944-In memoria” racconta dell’eccidio perpetrato dalle orde nazifasciste il 4 maggio 1944 ai danni della famiglia contadina marchigiana dei Mazzarini, sterminata per avere offerto riparo ai partigiani della zona; la canzone è forse la più bella dell’album e commuove al primo ascolto ed è struggente nei momenti in cui Marino snocciola i nomi della famiglia barbaramente uccisa fino ad arrivare a nominare Palmina, la più piccola del gruppo, uccisa a soli 6 anni.
L’album continua con “A la molina no voy mas” di Victor Jara, canzone molto allegra in cui Marino duetta in spagnolo con Jsmael Ziede Burboa.
Successivamente si passa a “Comandante”, che non si discosta molto dall’originale, per poi proseguire con “Chico Mendes”, in cui compare alla fine la voce di Gastone Pietrucci, leader della Macina.
Dopo “Saluteremo il signor padrone” e “La pianura dei 7 fratelli” (cantata interamente dal Coro delle Mondine di Novi), si arriva a “La canzone dell’emigrante”, dove primeggia l’assolo iniziale alla fisarmonica di Roberto Picchio, fisarmonicista della Macina.
L’album si chiude con una versione corale di “This land is your land” e con “Il lavoro per il pane”, dove i Gang, coadiuvati dagli Yo Yo Mundi, trasportano in parole e musica una visione proveniente dal Mahatma Gandhi.
In definitiva un album commovente, struggente dove i Gang esplorano ancora una volta quella cultura popolare che è sempre stata nei pensieri dei fratelloni sin da “Le radici e le ali”; non a caso, le parole del titolo del nuovo album rimandano sostanzialmente all’equivalenza dei due termini del primo lavoro in italiano del gruppo marchigiano (le radici sono il seme e le ali sono la speranza).
Un album corale che fa entrare di diritto la band marchigiana tra i classici della musica italiana di Resistenza e di opposizione: i Gang si sono sempre battuti per un mondo più giusto, più egualitario e più cosmopolita (Marino ci ricorda spesso che Cosmopoli è il futuro) e lo hanno fatto non tradendo mai i propri aficionados sia musicalmente sia ideologicamente parlando.

Gang - Il seme e la speranza

Gang

Il seme e la speranza

Cd, 2006, Lifegate Music
Durata totale: 59:27

Genere: Rock

Brani:

  • 1) È terra nostra
  • 2) Lacrime del sole
  • 3) A Maria
  • 4) 4 Maggio 1944 - In memoria - Le voci della terra: Altamante Logli
  • 5) A la molina no voy màs
  • 6) Comandante
  • 7) Chico Mendes - Le voci della terra: Gastone Pietrucci
  • 8) Saluteremo il signor padrone - Le voci della terra: Maria Cervi
  • 9) La pianura dei sette fratelli
  • 10) La canzone dell'emigrante
  • 11) This land is your land
  • 12) Il lavoro per il pane