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Franco Battiato

La voce del padrone

Recensione
Pubblicato il 05/05/2001 - Ultimo aggiornamento: 04/08/2008
Voto: 9/10

La maggior parte delle persone ha conosciuto Franco Battiato proprio con questo disco, magari vedendolo in televisione mentre cantava "Bandiera Bianca" con un megafono in mano. In realtà il cantautore siciliano aveva iniziato la sua carriera molti anni prima (il suo primo lp Fetus è del 1972) con una musica di ricerca. Alcuni di questi primi lavori sono abbastanza ostici, tra i più interessantri segnalo Sulle Corde di Aries e Clic. Nel 1980 Battiato cambia completamente genere (anche se si sente una certa mediazione dalle esperienze precedenti) e si avvicina alla musica pop. Il primo disco del nuovo corso è L'era del cinghiale bianco, poi arriva Patriots (contengono entrambi molte buone canzoni) e nel 1981, arriva il suo capolavoro La voce del padrone.
Un disco perfetto generato da un felice connubio tra piacevolezza (delle musica) e contenuto/originalità (dei testi). Le onde dell'iniziale "Summer on a solitary beach", il "minimaimmoralia" di "Bandiera bianca", le "geometrie esistenziali" de "Gli uccelli", il "Cuccurucucù" dell'omonima canzone, "le meccaniche celesti" di "Segnali di vita", il "Centro di gravità permanente" e le "prostitute libiche" di "Sentimiento nuevo" hanno creato un universo a sè nella storia della musica italiana. Un universo che lontano dai fragori iniziali, si sta ancora espandendo.

Bandiera bianca (1981)
Centro di gravità permanente (1981)
Franco Battiato - La voce del padrone