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Recensione cuffie AKG K619

Pubblicato il 05/12/2015 - Ultimo aggiornamento: 27/03/2016


Packaging

Le cuffie arrivano in un'elegante scatola di cartoncino plastificato. La parte frontale è trasparente così da permettere la vista delle cuffie (del colore scelto, io ho quelle nere) riposte con pad orientati verso il basso. La scatola è ben rifinita e riporta i vari dati tecnici e i vari loghi.

Bundle

Evidentemente alla AKG poco importa e quindi anche qui, come nelle K518, il bundle è scarso. Più che bundle direi che viene fornito il sacchetto vellutato e capiente in cui riporle. Questo è tutto. Però almeno è molto bello a vista e al tatto. Nero con il logo AKG stampato in argento.

Materiali

Premetto che a me è probabilmente capitato un esemplare sfortunato e che di conseguenza adesso stanno insieme per miracolo. Fatta questa premessa posso solo darvi info su quanto riguarda l'aspetto estetico, di cui sono pienamente soddisfatto. L'archetto regolabile riporta "scolpita” la scritta AKG nella parte superiore ma il punto forte di quest ultimo, oltre alla ottima sensazione al tocco che anche qui sembra quasi velluto, è l'imbottitura piccola e poco visiva ma molto importante. I pad, sono rotondi e decorati da una plastica molto bella la quale ricorda l'acciaio sia al tocco che alla vista. Come sempre abbiamo il logo al centro.

Comodità

Nulla da dire. Sono cuffie comode per essere cuffie da "DJ" (dopo vi spiego le virgolette). I pad stringono il giusto per isolare e per rimanere a contatto con le orecchie. Sono cuffie sovraurali quindi poggiano sulla cartilagine ma in maniera delicata; l'orecchio affonda dolcemente nel rivestimento in semipelle dei pad che fornisce una sensazione di intimità con la cuffia. Come dicevo prima l'archetto è imbottito e questo sarà molto gradito dal vostro cranio durante gli ascolti prolungati. Sono cuffie che si sentono quindi non sono leggerissime, ma personalmente vanno bene così, è il peso ideale a mio parere.

Isolamento

Anche qui nulla da dire sono fatte per isolare e isolano a dovere. Voi gli dite ciò che devono fare e loro lo fanno. Anche qui durante percorsi in strada non sentivo niente se non la musica e quando la musica era ferma sentivo tutto molto attutito. Per darvi un idea se qualcuno mi parlava senza tracce in play dovevo toglierle perche sentivo solo un borbottio. Stessa cosa dall'esterno, chi è fuori non sente nulla a meno che non sia impostato il volume della scheda audio a 100 e li, oltre a perdere i timpani, fate compagnia anche a chi c'è fuori.

Rodaggio

Non ne hanno bisogno molto, già da subito si coglie che sono delle ottime cuffie. Dopo qualche ora però si sentono alti un po’ più caldi e bassi un po' più profondi (come di norma).

Test con dispositivi portatili

Ed ecco veder tornare il mio nemico S3 e il mio consolante YPQ2. Leggendo la sigla DJ non ho potuto fare a meno che cominciare ad ascoltare Free as we are di Marcello Randazzo, un pezzo simbolo della minimal italiana. Ovviamente si sono comportate egregiamente con bassi molto potenti ma mai invadenti, che quindi lasciano respirare anche le altre frequenze (seppur poche in questo genere). La prova successiva è stata fatta con l'album rippato da CD Songbird della bravissima Eva Cassidy. Ero molto preoccupato ripensando all'orrore provato con le K518 ma alla fine ascoltando e ascoltando ho scoperto che queste AKG sono decisamente molto più equilibrate delle sorelle minori anche se nel nome portano la sigla DJ e quindi grazie a ciò sono riuscito ad apprezzare le fantastiche dinamiche della voce di Eva in ognuno dei brani presenti nell'album. La cover di Over the rainbow è stata davvero molto emozionante e queste cuffie hanno saputo dare la giusta importanza ad ogni frequenza. Un appunto sulla qualità audio in mobile devo farlo però. Sul cavo sono presenti tre pulsanti (i soliti volume+- e start/stop) che purtroppo col telefono, che già di per se fa pena sotto il punto di vista dell'audio, ne hanno ridotto di parecchio il volume di ascolto. Inoltre si rompono subito e non sono compatibili con tanti dispositivi. Altri generi con cui hanno dato il meglio sono sicuramente il rock (Led Zeppelin, AC/DC, Radiohead...) e l'acid jazz (Paul Desmond, Dave Brubeck...) e anche nel pop non se la sono cavata male (Celin Dion, Eva Cassidy, Giulia Ortonello...). In generale suddividendo in tre i gruppi di frequenze:

-Bassi: presenti il giusto, come ci si aspetta da una cuffia sovraurale chiusa, forse un po' di più che in altre ma mai invadenti ma anzi a mio avviso piacevoli soprattutto quando i batteristi danno il meglio di loro. Poi ovviamente dipende tutto anche da tracce e equalizzazione.

-Medi: ne troppi ne pochi, molto flat ma che sanno dare grandi emozioni in pezzi in cui la voce la fa da padrona. Per esempio ascoltare Mario Biondi è un esperienza favolosa perchè la risposta dei medi è talmente flat che si può captare ogni più piccolo dettaglio

-Alti: anche qui molto flat, molto caldi e corposi. C'è però un picco dopo i 9000/10000hz che si sente parecchio

Conclusioni

Sicuramente cuffie consigliatissime a chi cerca cuffie da portare in giro e per chi ci ascolta tutti i generi. Io ne sono pienamente soddisfatto anche se adesso mi tocca trattarle come se fossero fatte di vetro soffiato, perché ora le mie cuffie sono insieme con colla e scotch. Adesso sono reperibili intorno agli 80 euro che direi è ottimo, il giusto range di prezzo (anche se secondo me valgono un po'di più). Un utile consiglio è quello di comprare un piccolo amplificatore portatile con cui notereste enormi differenze oltre ad avere un volume più alto.

Per finire vi auguro lunghi e buoni ascolti.

Cuffie AKG K619 nei diversi colori
Argomento: Riproduzione audio hi-fi