Viaggio in Messico (9-20 agosto 2009)

Pubblicato il 01/09/2009 - Ultimo aggiornamento: 02/04/2016

Argomento: Viaggi

La mia scelta di andare in Messico quest’anno è nata dall’opportunità di avere un amico messicano come guida, marito di un’amica della mia ragazza.

Partiamo con l’idea di visitare questo affascinante paese evitando,quando possibile, prevedibili e affollate mete turistiche.

Partenza da Genova con scalo a Madrid ed arrivo a città del Messico circa 12 ore dopo; è consigliabile partire al mattino presto per reggere meglio il jet lag, infatti arrivando a destinazione alle 18(la differenza di fuso orario è di 7 ore) si può recuperare il sonno perduto andando a dormire presto.

Nonostante il bombardamento mediatico riguardo al rischio di contagio della famigerata influenza suina l’aereo per Città del Messico è pieno di turisti,soprattutto europei. Il viaggio è piuttosto lungo e sfiancante,per tutta la sua durata abbiamo avuto il sole alle spalle. Dopo circa 8-9 ore intravedo l’isola di Cuba, la penisola dello Yucatan e la baia del Messico. Prima di atterrare sorvolando la capitale lo spettacolo che si apre ai miei occhi è impressionante; “El Monstruo” o D.F.(Distrito Federal) così come la chiamano i messicani è una megalopoli immensa: case, grattacieli, baracche si perdono all’orizzonte senza intravederne una fine.

La “Ciudad de Messico” si estende su di un altopiano circondato da montagne e colline, alcune di esse sono ricoperte da immensi quartieri.

I messicani stessi che abitano in città non sanno esattamente quanta gente popola questo agglomerato urbano senza limite,probabilmente dai 20 ai 25 milioni di anime. L’aereo scende a bassa quota fino a sfiorare le case basse e colorate tipiche di questa incredibile metropoli. Il nostro amico che ci ospita mi dirà in seguito che tutto quello che succede nel paese succede a Mexico city, ma sicuramente il Messico è un'altra cosa,anzi centinaia di altre cose. All’inizio non avevo ben chiaro cosa intendesse, ma dopo che ho iniziato a girare un po’ questo grande paese ho cominciato a capire.

Scesi dall’aereo bisogna fare un bel po’ di coda alla dogana, compilare dei moduli dell’ufficio migrazione(i quali è meglio non perdere altrimenti si pagano multe salatissime) e passare per il controllo ad infrarossi per individuare eventuali “presagi” di influenza.

La prima cosa che noto quando viaggio e soprattutto in Messico è l’aria che si respira. A Mexico city l’aria ha un odore incredibile, fresca aria di montagna unita a smog, cibo e spezie mai odorate, ma soprattutto esseri umani brulicanti a migliaia per le vie del centro.

Costruita sulle rovine della capitale Atzeca Tenochtitlan, si trovano le rovine del Templo Major, dove si compivano sacrifici umani dedicati alle varie divinità che sarà poi distrutto dagli spagnoli in parte per spregio ed in parte per erigere nuove chiese. La cosa che colpisce è come un’intera civiltà ricca e fiorente sia stata spazzata via in poco tempo da una serie di circostanze incredibili. Una tra queste è l’atteggiamento benevolo di Montezuma nei confronti del conquistador Hernan Cortez, considerato dal padrone di quel vastissimo impero come la reincarnazione di un Dio. Inoltre le devastanti epidemie che portarono gli europei, uccisero milioni di indios. Molto interessante a questo proposito è il piccolo museo adiacente all’antica piramide, anche per chi non conosce la storia della civiltà atzeca. Girando per le vie del centro mi è capitato di assistere ad uno spettacolo di danza con costumi d’epoca, risalente al periodo precolombiano,con la musica prodotta da tamburi di pelle e conchiglie portate come sonagli dai danzatori; molto suggestiva ed ipnotica. Infine alla sera non ho potuto resistere al richiamo degli innumerevoli locali di musica dal vivo che circondano la piazza principale, che propongono musica che spazia dalle cover band di classic rock(ac\dc,gunsn’ roses,blac sabbath,ecc) fino al Jazz caraibico, che si può apprezzare gustando “Tequila reposada” nelle “cantinas”, piccoli ma incantevoli locali ricavati da vecchi seminterrati.

La nostra prossima meta è Querètaro, una cittadina(se così si può chiamare) di un milione e mezzo di abitanti a 200 chilometri dalla capitale. Là ci aspetta il nostro amico Israel che ci ospiterà per 5 giorni.

 

Santiago di Querètaro

Proseguiamo il viaggio in pullman (il mezzo di trasporto più usato in Messico), che impiega tre ore per arrivare e destinazione, mano a mano che si sorpassa la periferia della capitale si scorge purtroppo uno spettacolo piuttosto desolante: baraccopoli, quartieri fantasma dove non c’è anima viva, macchine abbandonate, bambini che giocano nell’immondizia e nelle pozze d’acqua dal colore grigiastro.

Il grande centro storico di Querètaro è stato decretato dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità, oltre al suo famoso acquedotto in stile romano, camminando per i suoi calle, si può rivivere la storia della rivoluzione. Infatti la ribellione al dominio spagnolo è iniziata da qui, per poi dilagare in tutto il paese. Il mio amico mi racconta a tal proposito la singolare storia dell’eroina nazionale: Dona Josefa Ortiz de Dominguez . Erano agli inizi del ‘800 quando si sposò l’allora governatore della corona spagnola, intrattenendo allo stesso tempo contatti con associazioni clandestine rivoluzionarie. Il marito venuto a sapere di tali intrallazzi, la segregò chiudendola a chiave in una stanza del loro elegante palazzo. Le serrature di quei tempi erano molto spaziose e permettevano facilmente di far passare attraverso di esse dei fogli abbastanza grandi da fare pervenire ai circoli rivoluzionari notizie utili, come quella che il governatore era al corrente delle loro intenzioni. Fu grazie a questi “pizzini” che i ribelli Messicani anticiparono gli spagnoli e diedero il via alla guerra d’indipendenza.

Lasciamo il centro di Querètaro accompagnati dalla musica di una banda locale che esegue “Hotel California” alla maniera dei Gipsy King, dirigendoci verso Bernal, città magica, meta di pellegrinaggi di ufologi e cacciatori di fantasmi.

Questa graziosa cittadina coloniale sorge ai piedi di una montagna rocciosa di origine vulcanica molto suggestiva, sembra che qui abbiamo girato alcune scene di “Incontri ravvicinati del terzo tipo” sostiene il mio amico,aggiungendo: “qui gli Ufo sono di casa”, con un’espressione che sembra quasi crederci.

Ma la vera perla è San miguel de Allende famosa per i colori delle sue piccole case (celeste,rosa,viola,marrone,..) che si estendono in un sali e scendi vertiginoso. Di qua sono passati grandi musicisti Jazz, poeti e scrittori della Beat generation e registi famosi, per girare film western.

Qui la scena musicale è abbastanza famosa, soprattutto il Jazz infarcito di ritmi latini e per il mitico locale “Mama mia” dove sono passati musicisti di grosso calibro.

Per finire in bellezza davanti alla chiesa dei francescani il mio amico mi racconta la storia della sua bizzarra ma bellissima facciata. Si racconta che un muratore, Zeferino Gonzales, fu incaricato di costruire di abbellire la chiesa, egli però analfabeta e poco esperto di architettura ma molto abile con le mani, prese a collezionare cartoline postali che raffiguravano le grandi cattedrali europee, soprattutto italiane, prendendone spunto. Fu così che riuscì a compiere il suo capolavoro realizzando un “melting pot” architettonico tra gotico e barocco con colori accesi tipici del suo paese.

Dopo una scorpacciata di cultura, decidiamo di esplorare il mondo culinario. Il piatto nazionale è il tacos, una specie di piadina di pasta di mais imbottita di qualsiasi cosa. Su consiglio del mio amico che ci porta in un ristorante tipico, provo il tacos del pastore il quale contiene la ricetta originale. Squisito, con carne leggermente speziata e formaggio locale filante. Bisogna fare attenzione ad alcune salse a disposizione, che a prima vista sembrano innocue ma possono scatenare fuoco e fiamme nel vostro palato.Provo altri tacos con gamberi,fagioli,pollo e cactus,tutto ottimo, quest’ultimo ha un sapore un po’ forte e amarognolo ma interessante.

 

IXTAPA-ZIHUATANEJO

Decidiamo ora di spostarci verso il mare non avendo prenotato dall’Italia, ci consigliano questo bellissima e non molto conosciuta località.

Ci troviamo in una zona tropicale con una temperatura che si aggira intorno ai 35-40 gradi con un umidità del 90%. Il paesaggio è fatto di una fitta giungla e foreste di palme che si spingono fino in riva al mare mentre il mare è molto caldo e trasparente. Questo piccolo paradiso, anche se a parer mio ci sono troppi hotel, permette comunque una vacanza rilassante e lontano dalla calca Acapulco o Veracruz. Abbiamo avuto anche l’occasione di sperimentare la pesca al tonno in mare aperto, il pesce viene cucinato egregiamente dallo stesso pescatore.Dal punto di vista paesaggistico e naturalistico il luogo offre molto, con un infinità di flora e fauna tropicale.

Il Messico è un paese immenso, un contenitore di ecosistemi,culture ma soprattutto di miriadi di storie da scoprire.