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#seguilazattera Giulia's mother

Pubblicato il 17/07/2017 - Ultimo aggiornamento: 18/07/2017

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#seguilazattera era un’idea apparentemente balzana nata da amici a una cena, ma fin da febbraio mi è sembrata realizzabile, e ho avuto voglia di seguirla a modo mio, in bici.

I Giulia’s mother hanno concretizzato l’onirico, lavorando con le loro mani di musicisti per mesi su bidoni e poliuretano espanso fino ad ottenere un’imbarcazione che dicono, scherzosamente ma non troppo, somigliare alla moquette di casa loro: il punto fondamentale è che galleggia, è stabile, e riesce a portare, canzone dopo canzone, tappa dopo tappa, il nuovo album “Here”, che uscirà ad ottobre 2017, lungo tutto il Po navigabile da Casale Monferrato fino al delta, in sei giorni di fine giugno.

Io realizzo il mio piccolo duplice obiettivo, pedalare e seguire un gruppo che suona con il cuore - e si capisce al primo ascolto - tappa dopo tappa nel suo viaggio supportato da un’équipe che ruota loro intorno: registi, organizzatrici, giornalisti musicali, timonieri, fan, cuoco. Del viaggio è già stato scritto e filmato molto e bene. Io posso solo dare il punto di vista di chi segue con un altro mezzo spinto solo dalle gambe e dal vento, quando è a favore.

Posso dire del sentirsi viaggiatori fin dalla partenza da Casale Monferrato, in terre nostre dall’indolente e lenta bellezza raramente osservata con cura, nonostante e/o con il tappeto di zanzare che ci si posava addosso, nonostante e/o con le secche del Po e qualche problema tecnico del primo istante al motore della barca. Nei distacchi dal fiume in bici, negli occhi che cercano segni della zattera su Po ogni volta che si intravvede un’ansa del fiume dagli argini ghiaiosi che corrono spesso molto lontani dal Po, partecipiamo al viaggio in modo parallelo e silenzioso.

I nostri punti di contatto sono le serate e le mattine, in cui fervono sempre preparativi per qualcosa: registrazioni di brani, predisposizione dell’accampamento, preparazione della cena, partenze complesse, con tutta la mole di materiali da portare da un punto all’altro, luoghi concessi quasi sempre gratuitamente dai vari amici del Po rintracciati dalle organizzatrici lungo tutto il percorso. Quando Andrea e Carlo iniziano a suonare, è ogni volta come se il tempo si fermasse e la fatica, entusiasta ma pur sempre fatica, scomparisse all’improvviso. Le registrazioni dei brani sono sempre effettuate con concentrazione, precisione, ripetizioni anche quando tutto sembra già perfetto, creando un’atmosfera unica ogni volta, complici il tramonto sul fiume e il silenzio di tutto il gruppo di persone che, arrossate dal sole o infreddolite dalla pioggia fino alle ossa, quasi smettono di respirare per ascoltare ogni nota con attenzione raccolta.

Il concerto è uno solo, al Ponte della Becca (PV), il secondo giorno. La location è la palafitta di Antonio, un amante della musica che concede la sua casa ai musicisti che gli piacciono. Ha costruito muri di ricordi, tappezzati di cristal con dentro le immagini delle sue serate e incontri. Lucine colorate che si riflettono sull’acqua buia, il gracidare delle rane, e un pubblico silenzioso concentrato e vicino accolgono i Giulia’s mother che suonano pezzi del vecchio album “Truth”, per poi passare agli inediti di “Here”, per finire con “Everything we need” suonato insieme alla brava violoncellista Bea Zanin e con un’improvvisazione insieme a lei, in cui i tre si ascoltano e armonizzano con un risultato che dà una chiara idea della loro bravura al di là della bellezza delle canzoni che hanno pensato e scritto e provato e riprovato.

Si resterebbe seduti ad ascoltarli per sempre, ma il viaggio regalerà molti altri momenti belli: panorami spazzati dal vento che libera campi e alberi dalla patina di nebbia a cui sono abituati e un arrivo al delta del Po con i droni che ci fanno capire solo nei filmati quanto fossimo tutti minuscoli su e lungo le dita di fiume che affondano nel mare, con il loro colore che cambia perché l’acqua salata le risale, entrando dentro quella dolce, spinta dal vento, e rendendo difficile la navigazione e la pedalata verso quello che è lo sbocco finale del viaggio.

Alla fine della pedalata noi ciclisti ci concediamo un bagno grato nell’acqua increspata e opaca del primo mare dopo il delta, a Porto Barricata, arrivando con le bici fin nella sabbia a pochi metri dal bagnasciuga. Torniamo in tempo per salutare insieme a tutti gli altri da un ponte la zattera in arrivo, con abbracci tra Andrea e Carlo, brindisi e la suggestiva registrazione dell’ultimo brano, Memory, sul balcone di una palafitta. Il fondale è un tramonto rosa con nuvole animate, e il pensiero che i Giulia’s mother faranno strada.

Anche senza zattera.

 

 

 

 

 

 

Fotografia di Mattea Rolfo