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Recensione del DAC USB Musical Fidelity V-DAC II

Pubblicato il 20/11/2013 - Ultimo aggiornamento: 27/03/2016


Introduzione

Come in parte anticipato nella recensione del DAC super economico FiiO D03K, il miglior modo di ascoltare la musica utilizzando il PC come sorgente, si ottiene utilizzando un DAC oppure utilizzando una scheda audio aggiuntiva di stampo “Audiophile”; la prima soluzione è la più semplice ed economica da implementare mentre la seconda richiede spesso, oltre ad un maggior investimento economico, anche una discreta preparazione tecnica, ragion per cui viene impiegata soprattutto in ambito professionale.

I DAC espressamente progettati per l’impiego con il PC, sono quelli USB che si differenziano in baso al tipo di interfaccia: sincrona per i modelli più semplici ed economici, asincrona per quelli più costosi che permettono di raggiungere una maggiore qualità di riproduzione. Qual è molto brevemente la differenza fra le due interfacce? Nella prima il DAC, per il trasferimento del flusso digitale dal PC al proprio stadio di conversione, utilizza il clock del PC, sincronizzandosi con esso; nella seconda il DAC utilizza invece un proprio clock interno, disaccoppiandosi così dal clock del PC. Questa caratteristica permette di ridurre drasticamente gli errori di jitter durante la trasmissione dei segnali digitali dalla sorgente (PC), alla destinazione (DAC USB).

Il jitter, chi è costui? Pensando all’audio digitale, c’è la diffusa convinzione che essendo i dati registrati digitalmente, cioè con valori logici 1 e 0, questi possano essere letti, copiati, spostati e riprodotti, senza alterazione del segnale originale, ma purtroppo non è proprio così. Infatti non basta che il segnale sia identico al singolo bit, è indispensabile che lo sia nello stesso intervallo di tempo; nella riproduzione di audio PCM, i bits devono essere convertiti dal DAC nell’equivalente voltaggio e questo dev’essere fatto con un intervallo di tempo corrispondente alla frequenza di campionamento, generata a sua volta da un clock.

In quest’ottica, Il jitter è un errore nel dominio del tempo; è causato da ritardi temporali variabili fra componente e componente lungo il percorso del segnale. Si parlerà quindi di errori di jitter dovuti al clock, cioè causati da una fluttuazione nella velocità dell’oscillatore stesso, e di errori dovuti all’interfaccia, introdotti durante la trasmissione del segnale digitale, come abbiamo visto sopra.

Ogni volta che riproduciamo un audio digitale, possiamo quindi incorrere in errori durante il trasferimento del segnale digitale dal supporto in cui risiede, (CD, file su HDD, ecc.), fino allo stadio di conversione DA ed all’interno di questo durante il campionamento. Da qui l’importanza di mantenere un basso errore di trasmissione utilizzando l’interfaccia USB asincrona e di mantenere basso l’errore di campionamento; a tal fine non esiste un clock (oscillatore) perfetto poiché sono sempre presenti fluttuazioni dell’intervallo fra ciclo e ciclo, ma relativamente all’utilizzo audio, quello presente nei DAC è (quasi) sempre superiore a quello presente nel PC.

In conclusione, usando un DAC non USB la quantità di errore di trasmissione generata dal PC, durante il trasferimento del segnale digitale dal disco all’uscita digitale, è maggiore della quantità di errore di trasmissione generata dall’interfaccia USB asincrona, durante il trasferimento del segnale digitale al DAC vero e proprio. Per tale motivo è da preferire la soluzione che vede l’utilizzo di un DAC USB asincrono che grazie anche alla maggiore precisione del suo clock interno, permette di raggiungere il più alto livello di qualità audio possibile, utilizzando un PC come sorgente.

Prova sul campo.

Torniamo ora al DAC oggetto della recensione, il Musical Fidelity V-DAC II (Fig. 1) che appartiene alla tipologia dei convertitori dotati di interfaccia USB (asincrona), per il collegamento al PC; questo componente si pone come entry level nella gamma del noto produttore Inglese ed ha un prezzo di circa 250 Euro, una cifra tutto sommato ancora abbastanza sostenibile dalla stragrande maggioranza di potenziali acquirenti.

Vediamo le caratteristiche salienti: attraverso l’interfaccia USB 2.0 può gestire un flusso audio a 24/96KHz, mentre tramite i due ingressi digitali elettrico/ottico può gestire un flusso fino a 24/192KHz; questo significa che se avete sul PC dei file lossless a risoluzione maggiore di 96KHz, dovrete impostare con foobar o JRiver un downsampling, (es. da 192KHz a 96KHz, ecc.), perderete un po’ di informazioni per strada ma almeno potrete riprodurre ugualmente i vostri file HD. E’ un limite? Personalmente penso di no, perché tranne rari casi, è praticamente impossibile trovare registrazioni che realmente sfruttino le risoluzioni più elevate e comunque anche dopo il downsampling la qualità audio rimane alta, mentre i file memorizzati sul disco ovviamente non vengono in alcun modo modificati.

Infine, è sempre presente l’upsampling a 24/192, quindi sia che si entri in uno degli ingressi digitali con un segnale PCM 16/44 sia che si entri nell’interfaccia USB con un segnale PCM 24/96, il V-DAC II effettua sempre e comunque un upsampling a 24/192. Sinceramente non so esprimermi su questo; a riguardo dell’upsampling ci sono sostenitori e detrattori, a voi conviene fare come me, dimenticatevi che c’è e concentratevi sulla musica.

Aspetto e connessioni

Il case è di alluminio ed ha circa le dimensioni di un disco esterno da 3,5 pollici; da un lato (Fig. 2) troviamo l’ingresso dello spinotto di alimentazione, la porta USB ed i due ingressi digitali, uno di tipo ottico Toslink e l’altro elettrico RCA.

E’ presente un piccolo deviatore a levetta che permette di scegliere (a convertitore spento), fra l’ingresso USB e gli ingressi digitali; se entrambi gli ingressi digitali sono utilizzati, verrà abilitato l’ultimo operativo alla precedente accensione, questo significa che se pensiamo di collegare contemporaneamente USB, Toslink ed RCA, ci troveremo un po’ in difficoltà nella scelta di volta in volta fra Toslink ed RCA, se questo sarà il vostro utilizzo tipico, tenetene conto.

Dall’altro lato (Fig. 3) troviamo l’unica uscita analogia di linea in formato RCA con connettori dorati, il livello di tale uscita non è particolarmente basso, per cui si interfaccerà ottimamente con la stragrande maggioranza degli amplificatori integrati in circolazione.

Non esiste un tasto di accensione, una volta collegato l'alimentatore alla rete elettrica, l'apparecchio è già acceso ed operativo, ricordatevi di scollegarlo una volta terminato l'ascolto, oppure di inserirlo in una ciabatta di alimentazione che potrete staccare con l'interruttore.

Ascolto

Il Musical Fidelity è stato inserito nel mio impianto principale, composto da amplificatore integrato Audio Analogue Puccini Settanta rev.1, lettore CD/DVD Irradio da Ipermercato, diffusori B&W DM603S2 (Tower), cavi di segnale analogici Monster Cable per il DAC e digitale RCA 75 Ohm per il lettore CD/DVD, cavi di potenza Phoenix Gold, Netebook Compaq con JRiver Media center.

Anche il Musical Fidelity, come tutti i componenti elettronici, ha bisogno di qualche giorno di utilizzo prima di poter dare il meglio di sé, ma fin dal primo ascolto una cosa è stata subito chiara: “O lo si ama o lo si odia!”.

Ma andiamo con ordine. Il suono di questo DAC è quanto di più analogico mi sia capitato di ascoltare in questa categoria, (si vabbè, voi direte che ho ascoltato pochi altri apparecchi…ed è vero!), ha una timbrica dolce, suadente, restituisce una bella sensazione di spazialità, di aria tra gli strumenti e di cura dei dettagli, tratta la musica con delicatezza e complice anche l’amplificatore Audio Analogue (acquistato anch’esso nel 2006 a circa 1.600 Euro), restituisce il messaggio musicale in modo fluido, con le voci sia maschili sia femminili tendenti al caldo e molto credibili; manca un pizzico di brillantezza in più alle alte frequenze, le note più basse forse non sembrano così profonde come dovrebbero essere e non sembra avere una dinamica travolgente, ma la ricostruzione dell’evento musicale è veramente molto piacevole e convincente.

Lo utilizzo quotidianamente sia come DAC USB con JRiver, sia come DAC per un lettore CD/DVD Irradio da Ipermercato (che uso quindi come meccanica di lettura), e tutte le qualità sopra descritte emergono e si evidenziano in entrambe le modalità di ascolto; questo mi ha permesso di scollegare il lettore CD CEC 3300 e di destinarlo all’impianto secondario, (questo lettore tra l’altro vale da solo, più della somma di tutti gli altri componenti ), senza particolari rimpianti.

Le differenze più evidenti tra il CEC che ricordiamolo nel 2006 mi costò circa 1.200 Euro e questo Musical Fidelity, evidenziano una leggera superiorità del lettore tradizionale per quel che riguarda le altissime frequenze e per quelle più basse dello spettro audio, così come per la dinamica, ma sono comunque differenze di lieve entità, poco più che sfumature, e non nego che magari con l’utilizzo di foobar (più analitico), al posto di JRiver (più caldo), il podio veda scambiarsi il ruolo di vincitore.
 

Considerazoni finali

Pro: costo assolutamente ragionevole in rapporto alle prestazioni, suono analogico (nel senso migliore del termine), tanta aria fra gli strumenti, spazialità e dettagli, suono tendenzialmente caldo e suadente, si ascolta ore ed ore con vero piacere.

Contro: Se siete alla ricerca dei bassi tellurici, delle alte frequenze molto pronunciate e di una dinamica ai massimi livelli, questo DAC non fa per voi.

Consigliato: a chi vuole un DAC dal suono caldo ma dettagliato, adatto soprattutto ai generi non particolarmente impegnativi dal punto di vista dell’impatto energetico, bene quindi jazz, vocal, pop, rock, camera, cantautori, meno bene con hard rock, heavy metal e musica classica con molta dinamica.

Un prodotto che ad un prezzo accessibile permette di entrare nella vera alta fedeltà.

Fig. 1 - Music Fidelity V-DAC II
Fig.2 - Ingressi del V-DAC II
Fig.3 - Uscita del V-DAC II
Argomento: Riproduzione audio hi-fi