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Recensione Audioquest DragonFly USB DAC v1.2

Pubblicato il 14/11/2014 - Ultimo aggiornamento: 27/03/2016


Introduzione

Il DAC oggetto di questa recensione è di quelli ultra portatili, le dimensioni sono infatti quelle di una chiavetta USB con caratteristiche tecniche comunque di tutto rispetto: interfaccia USB asincrona, due clock distinti e convertitore D/A di ultima generazione marchiato ESS.

Questo chip è in grado di riprodurre i files audio fino a 196KHz ma in questo progetto viene intenzionalmente limitato a 96KHz per poter operare con l’interfaccia USB 1.1 che non richiede drivers di installazione, proprio in virtù della massima semplicità di utilizzo e della portabilità da un computer ad un altro.

Lo “street price” di questo DAC coincide con il prezzo di listino, fissato a 149 Euro, ma su Internet è sovente possibile trovarlo in offerta.

Aspetto e connessioni

L’aspetto è solido e curato, il guscio è di alluminio nero serigrafato e ovviamente, date le sue minuscole dimensioni, le connessioni sono limitate al connettore USB da una parte e al mini jack 3,5 per l’uscita linea/cuffia dall’altra.

Al centro c’è il disegno stilizzato di una farfalla che si illumina di un colore diverso a seconda della frequenza di campionamento riprodotta in quel momento (44,1/48/88,2/96); nella confezione sono presenti un tappo di protezione del connettore USB e una piccola custodia in similpelle.

La versione oggetto della recensione è la V1.2 riconoscibile dalla precedente per il colore del connettore mini jack, grigio antracite per l’ultima e nero per la precedente.

Consiglio di acquistare una piccola prolunga USB, utile per evitare danni del DAC o della porta del computer, dato che il convertitore e il relativo cavetto audio creano un notevole ingombro esterno che grava tutto sulla porta USB del PC.

Il livello dell’uscita analogica dichiarato nelle specifiche (posizionando al massimo il livello del volume sul computer), è di 2V anche se all’atto pratico sembra essere maggiore, non occorre infatti alzare molto il volume per raggiungere elevate pressioni sonore; non ho invece avuto modo di provare “seriamente” l’uscita in modalità cuffia perché non ne posseggo una degna di questo nome ;-)

L’aspetto interessante è che pur non disponendo di due uscite differenti per linea e cuffie, il DAC a detta del costruttore, varia il volume di riproduzione intervenendo in maniera analogica sul segnale riprodotto, non alterando quindi la risoluzione e conseguentemente la qualità di riproduzione.

Ascolto

Il DAC DragonFly v1.2 è stato inserito inizialmente nel mio impianto principale, composto da amplificatore integrato Audio Analogue Puccini 70 Rev.1, lettore CD CEC 3300, convertitore USB Musical Fidelity V-DAC II, diffusori ProAc Tablette Reference 8, cavi di potenza MIT Terminator III in Bi-Wiring, cavi di segnale analogici MIT Terminator III per il Musical Fidelity, cavi di segnale analogici Monster Cable DataLink per il lettore CD CEC e infine PC notebook Dell XPS con JRiver Media center.

Anche il DragonFly beneficia di un “rodaggio” di almeno una decina di ore prima di poter esprimere il meglio di sé e infatti ho aspettato qualche giorno prima di dare una, seppur personale, valutazione.

In questo impianto, il DragonFly connesso con il “suo” cavo mini jack/RCA (Audioquest Golden Gate acquistato separatamente), si dimostra più rivelatore del Musical Fidelity senza comunque strafare, sembra che ogni dettaglio presente nelle registrazioni venga maggiormente fuori, ma il tutto ancora con naturalezza e soprattutto con una ottima sensazione di ritmo e velocità.

Personalmente trovo questo DAC superiore al V-DAC II per quel che riguarda questi ultimi parametri, infatti la riproduzione di generi musicali un po’ movimentati prende letteralmente vita, rendendo l’ascolto molto coinvolgente.

Sono stato indeciso per alcuni giorni se mantenere il DragonFly in questo impianto e spostare il Musical Fidelity nel secondario o se lasciare il primo invariato e inserire il nuovo DAC là dove realmente serviva, cioè nell’impianto secondario che ha sempre avuto, (complice il carattere “smussato” dell’amplificatore NAD), una tonalità eccessivamente “ambrata” e ovattata.

Alla fine ho deciso di lasciare al suo posto il Musical Fidelity, un po’ perché preferisco la sua naturalezza da analogico a quella pur buona del DragonFly, e un po’ perché quest’ultimo abbinato ai diffusori mini monitor ProAC, rende il suono sempre un po’ vivace, anche in riproduzioni che invece dovrebbero avere una caratterizzazione più “intimistica”.

Intendiamoci, il DragonFly non suona freddo, ma forse un po’ perfettino da digitale sì.

Il passo successivo è stato quello di inserirlo, quindi, nel mio impianto secondario (che mancava di un convertitore USB), composto da amplificatore integrato NAD C316BEE, lettore CD/DVD Irradio da ipermercato con DAC FiiO, diffusori B&W DM603S2 (tower), cavi di segnale analogici RCA Phoenix Gold per il DAC FiiO, Audioquest Golden Gate per il DAC DragonFly, cavi di potenza Phoenix Gold, PC notebook Dell XPS con JRiver Media center.

In questo impianto il DragonFly è stato un vero toccasana, andando a correggere l’eccessivo ovattamento che prima lamentavo. Per intenderci il cambiamento è stato quasi paragonabile a quello che si avrebbe avuto con il cambio dell’amplificatore.

Mentre prima mi sembrava che qualcosa mancasse nella musica e trovavo spesso la riproduzione musicale un po’ piatta, ora invece il tutto sembra avere ripreso vita, emozione, dettaglio e musicalità.

E’ per me un vero piacere ascoltare la musica anche con questo impianto, seppur economico, e finalmente, complici i diffusori full size, anche il genere rock trasmette ora quell’energia, quel senso del ritmo e quell’effetto “live” che lo contraddistinguono.

Infine, ho preso l’abitudine di portare con me il DragonFly in ufficio, per ascoltare come sottofondo la mia musica preferita e devo dire che sia utilizzando cuffiette economiche, sia utilizzando piccoli diffusori da PC, la qualità della riproduzione è enormemente migliorata, tanto da scoraggiarmi nell’ascoltare musica dal PC le volte che me lo dimentico a casa.

Considerazoni finali

Pro: costruzione curata, ottimo rapporto prezzo/prestazioni, portatile, nessuna necessità di installare drivers, suono dettagliato, dinamico e musicale.

Contro: presenza della sola uscita mini jack, mancanza di una piccola prolunga USB in dotazione, impossibilità di riprodurre file con frequenze superiori a 96KHz; fare solo attenzione agli abbinamenti con impianti eccessivamente rivelatori o sbilanciati verso l’estremo superiore.

Consigliato: a chiunque voglia sentire musica con il PC e non disponga già di un DAC USB, a chi ha bisogno di un DAC da portare sempre con sé insieme a buone cuffie; è un convertitore che pur costando relativamente poco, non sfigura neanche in un “vero” impianto Hi-Fi.

Audioquest DragonFly USB DAC v1.2
Fotografia di Ivano Russo
Argomento: Riproduzione audio hi-fi