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Discografia Intervista

Diathriba: Intervista del 01/09/1996

Pubblicato il: 13/05/2010 . Ultimo aggiornamento: 14/05/2010


Dai DNA ai Votiva Lux, dai Lydia ai Diathriba. Raccontateci la vostra storia e l'esperienza fatta con questi gruppi.

Andrea: Tutto è cominciato nel 1994 quando ci siamo trovati io e Grim a fare dei lavori col 4 piste, poi si entrò nei Votiva Lux, gruppo bolognese formatosi nel 1989 dove lui militò per un anno, mentre io per più tempo, arrivando a fare il CD "Il canto del cigno?" uscito da poco. I DNA intanto si scioglievano e a questo punto Grim propone alcuni pezzi elaborati nel frattempo a Davide e Stiv, due membri dell'ex-gruppo che accettano e rimasti senza cantante decidono di chiamarmi. Nascono così i Lidia, dal nome di un'sola greca con una storia molto particolare, in quanto gli abitatanti, rimasti senza cibo per dimenticarsi della fame organizzavano continuamente dei giochi! Poi il nome dopo un paio di mesi venne cambiato definitivamente in Diathriba un po' per i sapore estetico ma anche per la nostra voglia di discutere continuamente di ciò che facciamo, per rendere più coerente la musica che facciamo con quello che viviamo dentro.

Oltre ai Diathriba fate attualmente parte di altre band, tra cui i Thelema. Come è suonare con questi gruppi? E in particolare qual'è il vostro rapporto con i Thelema?

Davide: Nai Thelema suoniamo io come batterista e Grim alla chitarra ritmica, li accompagniamo nei concerti e anche nelle registrazioni in studio instaurando così un rapporto di semplice collaborazione pur non entrando a far parte del gruppo; l'esperienza è molt ostimolante e gratificante grazie anche all'amicizia che da tempo ci lega. Col tempo la collaborazione si è mostrata reciproca dato che Giorgio, il bassista dei Thelema, ci segue come fonico nei concerti.

Da "Controvoglia" a "Scomunica" c'è senz'altro un cambiamento: il suono epico del demo è "frenato" e le canzoni sono più dirette. "Non più mille" ha poi una marcata impronta elettronica. Cosa diventeranno i Diathriba da qui a poco?

Andrea: Nella realizzazione di "Scomunica" abbiamo cercato di dare al lavoro un'impostazione più definita e meno effettata rispetto a quello che era il demo, anche la parte elettronica riveste un ruolo non più di semplice "tappeto", ma quasi di quinto componente del gruppo. Infatti la maggior parte dei pezzi composti da un anno a questa parte sia avvalgono dell'uso del campionatore con il vantaggio di rendere più precisi i pezzi durante le esecuzioni dal vivo e non dover cercare un tastierista compatibile ai nostri obiettivi e gusti, tutto questo con qualche lamentela di Davide che dovendo suonare la batteria con in cuccfia il clock ne risente nel "pathos" durante i concerti.

Nella vostra rassegna stampa sono citati come riferimenti la wave inglese ma anche i gruppi più interessanti del nuovo rock italiano come Massimo Volume, Disciplinatha, Marlene Kuntz e CSI. Quali sono i vostri rapporti con la scena italiana attuale, gotica e non?

Andrea: Senza rinnegare il nostro background musicale che ha portato allo sviluppo di ciò che facciamo ora credo che la nostra musica vada veramente al di là di ogni compromesso semplicemente per il fatto che la sentiamo veramente nostra; questo lo si sente dalla gioia che proviamo nell'eseguire ogni singolo pezzo, anche in sala prove. Bisogna anche dire che se troviamo affinità con i gruppi citati è perché crediamo che come noi vogliano dare un'impronta attuale a melodie e sensazioni più tipiche degli anni '80 che a grossolani stili (omissis) successivi.

I gruppi emiliani hanno sempre mostrato un forte senso di appartenenza alla propria terra. Si può dire la stessa cosa dei Diathriba (visto anche che dal vivo fate una cover di "Rozzemilia")?

Andrea: Il folklore come musica si è visto che può spaziare dai generi più popolari a quelli più profondi come hanno fatto i CCCP, che hanno creato una vera e propria rottura, hanno colmato un vuoto, rimettendosi come parte in causa consciamente; ecco perché il senso di appartenenza alla nostra terra forse ora lo sentiamo di più che se non ci fossero stati loro, di conseguenza ci è sembrato più che lecito fare una cover di "Rozzemilia".

Com'è nato il contatto con la Toast, la casa discografica di "Scomunica"? A quando il prossimo CD?

Davide: Tutto è nato in una maniera molto semplice: nel maggio del 1995 siamo stati contattati dalla Toast che voleva un nostro pezzo presente nella demotape "Controvoglia" da inserire nella compilation "Punto zero". Nello stesso tempo stava nascendo il mini-CD "Scomunica" che la Toast ci ha proposto di distribuire. Abbiamo quindi solo un rapporto per quanto riguarda la distribuzione ma ci teniamo (con orgoglio!) a precisare che Scomunica è completamente autoprodotto. Stiamo comunque lavorando per il prossimo CD che dovrebbe venire alla luce nell'autunno del prossimo anno, perciò chiunque fosse interessato a lavorare con noi è libero di contattarci.

Dopo avervi visto dal vivo è innegabile che i Diathriba siano una live band e infatti suonate spesso dal vivo: siete tra l'altro reduci da un festival in svizzera. Com'è un concerto dei Diathriba per voi che siete sul palco?

Andrea: Suonare dal vivo non è importante, è indispensabile. Questo perché non ci si rende conto realmente di quello che si fa o che si è registrando semplicemente i pezzi, occorre il confronto diretto, rendersi conto della reazione della gente per trarre così nuovi stimoli ed energia; noi sul palco ci sentiamo dei veri e propri vampiri, sazi solo quando abbiamo succhiato almeno un po' di sangue al pubblico!

In concerto fate una nuova canzone dedicata a Pier Vittorio Tondelli, uno scrittore da noi molto amato. Qual'è il vostro ricordo di lui?

Andrea: Tondelli aveva un modo di scrivere crudo, essenziale, la capacità di renderti parte del romanzo stesso grazie ad una comunicabilità semplice ed immediata. Il mio approccio con Tondelli avvenne durante la scorsa estate in cui mi trovavo ancora imprigionato in un rapporto ormai finito che rischiava di compromettere uno che stava invece per nascere, mi ricordo che mi colpì molto una frase contenuta in "Altri libertini" che diceva "Quando un amore finisce sul serio non ci sono pezze o nostalgie che lo possono togliere dal sepolcro. Purtroppo".
A questo mi sono ispirato per un pezzo intitolato "Il gioco" che, per quelli che non potranno vederci dal vivo, speriamo sarà possibile ascoltare nel prossimo CD.