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Antonio "Anto Paga" Pagano: Intervista del 04/02/2016

Pubblicato il: 04/02/2016 . Ultimo aggiornamento: 30/04/2017


Vi presentiamo l'intervista ad Anto Paga, un rapper che ha fatto uscire il suo primo lavoro intitolato "Rap is Dead".

Quanti anni hai? Cosa ti ha fatto avvicinare al mondo del rap?

Ciao a tutti, ho 20 anni, mi sono avvicinato al mondo del rap ascoltando il disco “Mr. Simpatia” di Fabri Fibra quando ero alle elementari. Il disco mi era stato prestato da un mio vicino di casa che ovviamente era molto più grande di me. Sono rimasto subito molto sorpreso dall’energia di quei testi e dalla verità nuda e cruda che mi si stava presentando. Da quel momento ho iniziato ad approfondire molto di più sul genere hip hop e quindi iniziare ad ascoltarlo come musica principale.

Per quale motivo secondo te, il rap è la musica preferita dagli adolescenti di oggi?

Senza dubbio gli adolescenti ascoltano ciò che più li rappresenta, ecco perché con il passare degli anni e con il cambiamento delle generazioni si è passati dall’ascoltare Max Pezzali all’ascoltare Fedez. Sono cambiate le esigenze degli adolescenti, come sono cambiati gli stili di vita e ciò ha portato ad avvicinarsi al genere che oggi è più vicino ai giovani: il rap.

Ci sono altri generi musicali che ti appassionano oltre al rap?

Senza dubbio il pop italiano, ma anche il genere metalcore dei Bring Me The Horizon, di cui vado pazzo.

Perché hai intitolato il tuo EP "Rap is dead"?

“Rap is dead” sono le parole che meglio rappresentano il rap OGGI. Ha fatto un cambiamento enorme negli ultimi 10 anni, così enorme da far dire ai “puristi” del genere che quello che facciamo noi artisti della “nuova scuola” ne sia una bruttissima copia; in parole povere siamo la morte del rap. La mia è stata una provocazione molto esplicita e devo dire che sono riuscito in parte ad attirare molti haters.

In "Come me" parli della difficoltà di trovare un lavoro. Al giorno d'oggi anche la vita del musicista è più difficile rispetto ad una volta, perché su web è più difficile guadagnare con la vendita della musica, rispetto ai vecchi dischi fisici... Cosa ne pensi?

Una volta era difficile registrare in uno studio perché arrivarci era molto complicato, ma chi ci riusciva aveva grandi possibilità di farsi ascoltare. Oggi registrare un pezzo è alla portata di tutti, si è arrivati quindi ad un punto in cui le persone che hanno qualcosa da dire sono talmente tante che non ci si riesce più ad ascoltare. Vendere un disco è diventata un’impresa. Troppe persone raccomandate e troppe persone che fanno tutto questo per moda sono la rovina della musica italiana.

Il brano "Non aver paura" è assolutamente attuale, quasi ogni giorno al telegiornale ci giunge notizia di una qualche violenza a sfondo familiare. Ci sono speranze perché questo fenomeno diminuisca?

Diminuirà il giorno in cui le persone smetteranno di restare apatiche e insensibili davanti a tutti i grandi problemi che affliggono questa nazione.

A volte il rap è stato associato a sessismo e maschilismo, cosa ne pensi?

È vero, nel rap c’è questa presunzione per cui una donna non possa avere le stesse capacità che ha l’uomo in questo abito. Difatti ce ne sono ben poche, ma penso che tutto questo sia sbagliato. Conosco molte ragazze che sono 10 spanne sopra a diversi rapper della scena.

"Proteggimi" parla di una persona che non c'è più. In questo periodo di estremismi, c'è bisogno di fede? O basta il raziocinio?

Sono molto di più dalla parte della ragione che della fede. Soltanto ragionando riesci a capire realmente cosa puoi o non puoi fare. Ma ammetto che un po' di fede non guasta mai.

Quali sono i tuoi album preferiti del 2015?

“Suicidol” di Nitro e “Squallor” di Fabri Fibra

In "Mi manchi" si parla di un qualcosa che poteva svilupparsi ma non si è concretizzato pienamente, per paure reali o solo immaginate. Ma alla fine, sono meglio gli amori vissuti, o quelli idealizzati e mai diventati reali?

Senza dubbio gli amori vissuti. In questa canzone parlo di una persona che mi ha portato via un pezzo di me lasciandomi una cicatrice sul cuore, ma se tornassi indietro rifarei ogni singolo errore, perché mi ha portare ad essere ciò che sono ora.

Il tuo look, non segue quello tipico di alcuni cantanti rap. Cosa ne pensi di certi luoghi comuni che molto spesso relegano il rap a parodia di se stesso? Penso a stereotipi come medaglioni, tatuaggi, vestiario, ecc.

Sono contento di non passare per il classico rapper che veste largo con il tipico cappello e collane d’oro, semplicemente perché non mi piace essere identificato come una copia. Ognuno è libero di vestirsi nella maniera che vuole, senza per forza adottare lo stile del genere che segue. E comunque sono dell’idea che l’abito non fa il monaco.

E' difficile bilanciare l'accessibilità di musiche e ritornelli, con la necessità di non cadere nel troppo scontato? Come ti regoli?

Sono molto più critico sui miei pezzi rispetto ad un paio di anni fa. Ora ogni traccia la rivedo anche 10 volte e se non mi piace qualcosa non esito a cambiarla fino a quando non mi suona perfettamente in testa.

Sei soddisfatto del tuo EP? Hai già fatto partire nuovi progetti?

Il mio EP è stato un lavoro che non rinnego ma penso che il fatto che sia stato il primo sotto un’etichetta mi abbia portato a far uscire tutto in modo prematuro. Riascoltandolo sento che oggi posso fare 1000 volte di più e lo dimostrerò con il prossimo progetto, di cui non voglio ancora annunciare nulla..

Grazie per questa intervista, un saluto a tutti i lettori di Estatica!


Antonio "Anto Paga" Pagano
Il rapper Anto Paga ed Estatica