Juri Deidda
SecondoMé
È questo un disco decisamente controcorrente rispetto ai consueti omaggi a Fabrizio De André, anche artisticamente audace, se pensiamo che protagonista non risulta il celebrato cantato bensì il suono. Si tratta infatti di un progetto interamente strumentale, le relative parole delle canzoni così conosciute e popolari, canticchiano già nell’inconscio di ciascun ascoltatore italiano che Juri Deidda forse avrà pensato, per una volta, si potessero bypassare. Non si tratta neppure di un’operazione
commerciale in quanto la limitata stampa vinilica in sole 300 copie e dal fronte senza nomi, tiene più che altro fede a una proposito maturato nello studio di Faber all’Agnata. Molto attivo nel panorama sardo, sia a livello musicale che teatrale, Deidda è musicista che inizia le esperienze sonore al sax contralto nel 1996 frequentando i corsi della banda musicale di Cagliari diretta da Ottavio Sitzia, per poi laurearsi tra il 2019 e il 2022, al conservatorio Pierluigi da Palestrina, in sassofono e didattica della musica. La fascinazione per le canzoni di De André viene segretamente coltivata fin dall’adolescenza e oggi, dopo tanta sedimentazione, si rende palese in questo esordio “SecondoMé” presentato il 12 dicembre scorso a Cagliari. Dietro la pittorica copertina, le melodie vengono preservate ma i brani seguono i percorsi delle trentennali esperienze musicali di Deidda nei quali Fabrizio e i suoi personaggi si assopiscono d’interiorità. Senza parole si mescola e livella tutto ciò che la mente razionale tenderebbe a catalogare, con precisioni, conoscenze e cronologie, del pensiero deandriano: amore, prostituzione, solitudine, politica, struggimento, antimilitarismo, desiderio, introspezione, emarginazione…Il suono puro illustra con differenti occhi le storie e i personaggi, utilizzando le canzoni come sorgenti per avviarsi a cercare altrove. Nel lato A si adagia in linguaggio jazzato “La Suite Della Gente Speciale” composta da “Via del Campo”, “Nancy” e “Una storia sbagliata”, omaggio all’emarginazione idealmente riunita nei carruggi genovesi. Mentre sul lato B, in forma musicale più “progressive”, troviamo “La Suite Dell'Alfa E Dell'Omega” nella quale sono comprese “Il sogno di Maria”, “Ave Maria” (1) e “Il testamento di Tito” a riflettere su spiritualità, resurrezione, mistero della fede. La scelta della proposta in vinile nasce proprio nel tentativo di “ restituire alla musica il tempo lento e profondo dell’ascolto”. Ulteriori tre suite tematiche sono udibili unicamente in streaming, pur facendo parte dello stesso progetto: “La Suite Della Libertà” (“Se ti tagliassero a pezzetti” e “Il suonatore Jones”), “La Suite dell’Acqua” (“Sinàn Capudàn Pascià” e “Crêuza de mä”), “La Suite delle Donne” (“La canzone di Marinella”, “Rimini”, “Bocca di Rosa” e “Volta la carta”). A proposito della seconda Deidda afferma “Ti adegui a tutto e arrivi dappertutto” ribadendo quello che la sua conterranea Grazia Deledda, Premio Nobel per la Letteratura nel 1926, scriveva:“…adattarsi bisogna, guarda tu l’acqua: perché dicono che è saggia? perché prende la forma del vaso ove la si versa…” (2). Non è facilissimo accettare che la panoramica letteraria di Fabrizio venga sconvolta, ogni dibattito intellettuale azzerato, accantonati i disagi connaturati e così ben descritti, nell’umana natura, i sentimenti di compassione e solidarietà, la valutazione sulla qualità musicale dei versi. Non è immediato che, per una volta, si segni una svolta così netta e un nuovo orizzonte culturale per queste canzoni tanto generalmente amate. Ma oltre a gerarchie e convenzioni comunicative, esiste nella canzone un rapporto intimo tra parole e musica, un’intesa segreta, un’alchimia da scoprire, anche se comunemente si sottintende sempre, nel parlare, ai testi. In termini letterari, certamente quest’ultimi starebbero in piedi benissimo anche senza la musica ma avrebbero, di sicuro, avuto un differente impatto sugli ascoltatori, la loro percezione sarebbe inevitabilmente mutata. Come mutò quando ascoltammo la registrazione della voce di Fabrizio cantare virtualmente, non col proprio accompagnamento musicale originale ma con quello della London Symphony Orchestra diretta da Geoff Westley (3). Deidda propone un percorso
esattamente contrario, dopo tante parole invita a una narrazione puramente emotiva. In fondo uno con i propri occhi, è libero di guardare nella direzione che vuole, anche solamente rivolta a “i sogni che non fanno svegliare”, a scavarsi dentro sentimenti presenti da tanto tempo, setacciando le proprie “spiagge alla ricerca di corallo”. La “libertà” che tanto auspicano le canzoni di Fabrizio, implica anche quella di osservarle con gli occhi degli strumenti musicali, di lasciarsi sedurre dalla
loro tenerezza, gravità, gaiezza o nostalgia. Le sue sono canzoni profondamente intessute delle filosofie semplici contenute nelle saggezze popolari come per le favole, sfumate di malinconia e che spesso trovano la loro forza proprio in lacrime e utopie. Trascendendo il piano mentale si torna all'essenza, al risveglio della memoria ancestrale, verso frequenze più elevate. A questa connessione e creatività dello spirito si rivolge l’arte in genere, alla scintilla spirituale nascosta nelle profondità
dei cuori che esorti a tornare alla fonte. La liricità del sassofono si inserisce nell’universo deandreiano attraverso la vena neo-romantica come già aveva fatto in solitaria, una quindicina di anni fa, Danilo Rea (4) col pianoforte a metà tra improvvisazione jazz e solida formazione classica otto/novecentesca. Deidda utilizza il sax tenore per dare forza alle proprie suggestioni sonore accompagnato da Paolo Assiero Brà a contrabbasso, basso elettrico, elettronica, Alessandro Garau, a batteria e percussioni e Mauro Martino Pes a piano, organo, sintetizzatore, fisarmonica ed elettronica. Nel corso delle cinque suite occasionalmente intervengono inoltre alcuni ospiti: Rossella Faa (vocalità), Michela Calabrese (flauto traverso), Giorgio Murtas (chitarra), Mauro Palmas (liuto cantabile), Gino Marielli (chitarra e hang). E così scopriamo ancora una volta, che nelle vastità delle spiagge, anche se non è per niente semplice, si può scorgere davvero la bellezza del corallo e che, oggi come ieri, quando si svuotavano i carri colmi del lavoro quotidiano, nel cielo appare quello indistruttibile dell’Orsa maggiore sempre pronto ogni notte a trasportare ovunque
sogni, ricordi e speranze.
NOTE
(1) “Ave Maria” è una parziale rielaborazione di “Deus Ti Salvet Maria” celebre preghiera tradizionale cantata (com’era
d’abitudine dal ‘500 per veicolare più efficacemente la fede cristiana tra il popolo) che De André ha proposto nel suo disco del 1981
(2) “Canne Al Vento”, capitolo IV, 1913
(3) “Sogno n° 1”(Sony Music, 2011), un CD nella cui copertina in bianco e nero Genova si specchia in Londra
(4) Danilo Rea At Schloss Elmau, Piano Works X, A Tribute To Fabrizio De André, CD ACT Records, 2010
