Spettacolo: “L’Orizzonte non Esiste”
Data: 8 Maggio 2026
Luogo: PACTA.dei Teatri
Regia: Filippo Natola
Produzione: PACTA.dei Teatri
Interpreti: Raffaele Bilello, Margherita Lisciandrano e Stefano Caramaschi
Musiche originali: Maurizio Pisati
Scene: Achille Grampa
Drammaturgia originale di Filippo Natola con inserti dall’Odissea di Omero
La “Sindrome di Telemaco”,
una nuova definizione psichiatrica per definire “il perché di uno strano caso” (cit. Brecht).
Si apre così la messa in scena di “L’Orizzonte non Esiste”, spettacolo di Filippo Natola (regia, scene – organizzate con Achille Grampa; luci, testo drammaturgico).
Su palco tre attori, due macchine sceniche di enorme presa e valore simbolico, che oltremodo girate, aperte, assumono significati e valenze costantemente diverse, trame di luci.
Tutto a disegnare in gestualità, movimenti massivi o appena accennati, rotazioni, trascinamenti, ombreggiature che si aprono a luce piena e focalizzare scene di un’evocatività che si fa spazio e lascia sedimentare riflessioni in un flusso continuo.
La memoria del resto è tema cardine della rappresentazione di Natola, che attinge al repertorio dei grandi classici greci per donarci una tragedia tutta contemporanea, ma sospesa tra spazio e tempo attraverso il filo dell’archetipo junghiano.
Telemaco in parallelo è nella narrazione, figlio di un alto funzionario della Marina Militare (descritto “con lo sguardo fiero, mani grandi, naso importante, petto in fuori”), salutato dal padre 20 anni prima su una spiaggia, così come Odisseo, fece col figlio, per rincorrere il proprio “folle volo”.
Adulto, in seguito a tentato suicidio, il ragazzo si ritrova ad affrontare un percorso di analisi con chi andrà a ricucire, a tessere le trame della propria vita, per gettare luce sulla propria ombra.
Novella Penelope (o forse Atena?) è una terapeuta, Arianna, che si introduce al pubblico, presentandosi in qualità di “collega di ognuno che assiste in sala”.
I dialoghi iniziali tra Simone, il giovane e la donna, sono organizzati con cauta attenzione alle pause, dapprima assai dilatate e in un gioco di richiami onirici, evocato dalla stretta associazione alle eccezionali musiche di Maurizio Pisati.
Pisati, compositore elettronico di fama mondiale, in questo caso, si dedica ad un linguaggio assai caldo. Non ci sono suoni puri, ma le elaborazioni, anche di soundscapes non hanno in alcun modo rapporto con la drone music in circolazione.
Ne sono precursori ma anche naturale evoluzione nel divenire estremo atto della landscape art di ricognizione per recuperare l’inaudito dell’universo naturale che diviene Musica.
Mettono al centro elaborazioni delle voci degli attori che appaiono e scompaiono come a lasciare messaggi inconsci a chi assiste e ascolta, ma creano attorno un habitat che è intrapsichico, che suona materico più di un flusso prenatale nato dalle elaborazioni di Tomatis, negli studi sul vissuto dei feti e la capacità di ascolto di ognuno.
Non sono dunque contorno, ma la moltiplicazione binaurale dei tre attori su palco in mille da se, in un’orchestrazione “concreta” ultra-contemporanea, ordita in un dettaglio di grande pregio.
La figura paterna, Pietro, appare nella messa in scena su di uno scoglio che può risultare anche conghiglia a pettine, accumulo di materia generata col tempo, dal flusso di onde e memoria.
Le azioni di chi la impersona, Stefano Caramaschi, sono misuratissime, al punto da divenire esse stesse scultura atemporale. Il suo corpo ha perfetta consapevolezza della rappresentazione che ha nello spazio e si contorce in spasmi e fonemi strazianti.
Di contro, Simone, Raffaele Bilello e Margherita Lisciandrano (Arianna), hanno un linguaggio assai più contemporaneo, che si organizza anche nella gestualità.
Lisciandriano incanta con capacità di controllo che emerge in ogni manifestazione, quella di chi ha quasi peso taumaturgico attraverso la parola, sempre quieta, salvo esplosioni che non sono mai paniche, ma normative.
Bilello ha di suo uno studio sul peso corporeo e una flessibilità nei movimenti davvero impressionante.
Nel quadro finale, in cui il personaggio del giovane, si confronta con l’incubo della figura paterna, si assiste ad una scena in cui il ragazzo è letteralmente trascinato per collo contro lo scoglio, attraverso un lazo teso al collo.
Una scena di un impatto emotivo devastante, dove il lazo diventa cordone ombelicale che strozza, soffoca il linguaggio, offusca la memoria.
Costante è l’organizzazione geometrica che va a generare i cambi di scena.
La regia ha controllo assoluto dell’opera e lascia davvero attoniti e non di rado, scava nell’intimo soggettivo, commuovendo.
Il lettino terapeutico di Simone, è allo stesso tempo bara e nave che lo traghetterà, oltre un orizzonte illusoreo.
La profondità insondabile del mare, che nasconde il peso della memoria e della coscienza, troverà lo slancio del cielo, attraverso l’unica tessitura possibile: il perdono.
Un perdono che nasce dal giovane, come inviato ad affrontare il viaggio più doloroso della vita, quello della riconciliazione col male subito, prima rinnegato, infine, accolto dal padre, Pietro (anche qui il nome acquista valenza simbolica, laddove Simone, biblicamente era apostolo del martirio e Arianna “colei che tiene il filo”).
Un padre che si scopre nel doversi confrontare con la sua miseria e che perde inevitabilmente la mistificazione che il figlio gli aveva attribuito.
Vincitore del premio Miglior Progetto Master di Regia 2025 Scuola DanzaTeatroOscar/PACTA . dei Teatri, “L’Orizzonte non Esiste” è produzione che merita non una, ma mille repliche, per aiutare a portare, quella piccola sorgente di speranza, che allo sguardo interiore di ognuno, appare perduta, tanto è “viaggio che cresce nella narrazione, assieme a chi lo vive” (non a caso, all’origine della sceneggiatura è l’invito della terapeuta ad esser tutti ruolo attivo).
Una speranza che è anche nel “saper fare teatro” (e non a caso alla mente di chi scrive, la visione dell’opera, ha riportato “Il Prometeo Incatenato” di Luca Ronconi).
Un’eccezione che è fa luce autentica, andando a farsi largo senza necessariamente bussare alla porta.
Una realtà, che come tale si manifesta, esiste, non può essere controvertibile in alcun modo.
Web: https://www.pacta.org/eventi/lorizzonte-non-esiste-2/





