Marinelli illumina Calvino, ma la magia resta sulla pagina
Il teatro Carignano, con i suoi decori storici e il soffitto affrescato, si illumina stasera delle luci cosmicomiche di Marinelli — più che di Calvino. L'intento è poderoso e ambizioso: trasporre in forma teatrale i racconti che Italo Calvino radunò sotto il nome di Cosmicomiche, narrazioni che esplorano grandi concetti scientifici — dalla creazione del mondo al big bang, fino alla vita come la conosciamo — attraverso l'esistenza infinita di Qfwfq, detto per gli amici Q. In scena, accanto a Marinelli che è il protagonista Q, Valentina Bellè, che interpreta la sorella di Qfwfq, G'd(w)n, Federico Brugnone, Alissa Jung, Fabian Jung, Gabriele Portoghese e Gaia Rinaldi.
Nel pubblico, la percentuale di chi non ha letto né Le cosmicomiche né Ti con zero sembra essere piuttosto alta: molti sono qui soprattutto per Luca Marinelli, che recita, come sempre, in modo impeccabile. Gli attori entrano ed escono tra le file della platea; lui arriva facendosi un selfie con uno spettatore seduto in un angolo poco raggiungibile, indossando una giacca luccicante color rosa. Tutta la compagnia è all'altezza, anche se rimane oscura la scelta di insistere tanto su accenti francesi e inglesi — forse per evocare, attraverso la molteplicità delle culture, l'idea del tutto concentrato in un punto, in quella logica di "tempo zero" che appartiene più a Ti con zero che alle Cosmicomiche.
La scenografia convince: la luna morbida e tondeggiante si trasforma in un enorme pallone argentato con cui giocare, mentre veli suggestivi si illuminano come l'atmosfera che permette l'esistenza dei colori, restituiti da fari che li fanno diventare ora cielo, ora mare.
La difficoltà principale — e non superata — resta quella di rendere la magia della prosa calviniana, qui rappresentata nella sua versione più astratta. Si sorvola, ad esempio, su racconti che avrebbero offerto maggiore presa teatrale. Considerando che il volume di riferimento sembra essere Tutte le cosmicomiche — che raccoglie le due raccolte citate e altri testi affini — sarebbe stato interessante includere L'inseguimento, Il guidatore notturno o la meravigliosa trilogia di Priscilla: Mitosi, Meiosi e Morte. Anche in quel caso, però, Marinelli si sarebbe scontrato con la natura frammentaria dell'opera: racconti accomunati da un'atmosfera, ma non facilmente unificabili da un filo narrativo.
La libera interpretazione personale introduce anche alcune scenette comiche, probabilmente per smorzare l'astrattezza della rappresentazione. Una farandola di attori energici cambia abiti e personaggi con velocità impressionante, cercando di dare slancio a una narrazione molto descrittiva, mai noiosa eppure discontinua nel tenere viva l'attenzione. A momenti di coinvolgimento genuino si alternano altri in cui si percepisce un generale assopimento in sala. Anche gli ingressi degli attori dal pubblico tentano di risvegliare i numerosi russatori cosmicomici, che la luna la vedono — ma nei loro sogni.
In definitiva, il sold out registrato in quasi tutta Italia è dettato più dalla cieca fiducia nelle capacità attoriali di Marinelli — e nella sua presenza scenica, innegabile — che dall'amore per questi racconti, tra i più ardui e al contempo tra le maggiori espressioni della produzione letteraria calviniana. Eppure, se questo spettacolo spingerà anche solo una parte del pubblico a cercare i testi, sarà un grande successo. I nuovi lettori scopriranno presto una cosa: nessuna interpretazione di Calvino può battere Calvino stesso.

