Luca Olivieri: Entrevista del 28/06/2008

Publicado el: 29/06/2008


Luca Olivieri è un compositore di musica strumentale, ha collaborato tra gli altri con gli Yo Yo Mundi, ed ha da poco fatto uscire il suo nuovo album "La Quarta Dimensione".

Sono passati diversi anni dal tuo precedente cd...

Si, è passato parecchio tempo... In tutti questi anni ho continuato a suonare e collaborare a diversi progetti e circa due anni fa ho iniziato a pensare ad un nuovo lavoro, una sorta di raccolta di mie musiche realizzate nel corso degli anni per il teatro e per diverse sonorizzazioni. A queste ho voluto aggiungere alcune vecchie bozze, che ho terminato e rielaborato sino a renderle "compatibili" con il resto della scaletta del cd.

E' cambiato l'approccio che hai avuto nella composizione e nella realizzazione del disco "La Quarta Dimensione" rispetto a "Trigenta"?

E' stato un modo di lavorare molto diverso. Per il primo disco avevo dei brani non completamente definiti dal punto di vista dell'arrangiamento e con questo materiale sono andato in studio, lasciando che molte idee si sviluppassero in "tempo reale", mentre si registrava: davvero una bella esperienza, solo in parte condizionata dal timore di non riuscire a fare tutto nei tempi prefissati. Per "La Quarta Dimensione" invece ho lavorato nel mio studio (Lunaria Studio) concedendomi il privilegio di poter sperimentare diverse soluzioni fino ad avere le versioni pressochè definitive di tutti i brani. Solo il contributo di alcuni ospiti è stato registrato in uno studio più grande, e posso dire di essere molto soddisfatto del risultato finale.

Musica suonata, campionata, sintetizzata... Come ti poni davanti alle diverse modalità per creare un suono?

Naturalmente l'approccio tecnico differisce a seconda dello strumento, ma non ho pregiudizi nel creare musica con uno strumento classico o con un sequencer, è indifferente, la cosa importante è il risultato... In questi ultimi anni mi sono dedicato prevalentemente all'uso di macchinari elettronici (synth, virtual instruments, ecc.) tralasciando un pò il lato tecnico e virtuosistico dello strumento. Diciamo che lavoro più sulla composizione e il suono globale di un brano che sulla semplice esecuzione al pianoforte o alle tastiere. Cerco prevalentemente di trovare un buon equilibrio timbrico e di emozionarmi attraverso quello che faccio.

Quanto è importante la qualità di registrazione, in un mondo in cui la modalità di fruizione è sempre più variegata e va dai file audio con compressione in perdita degli mp3, agli apparecchi per audiofili da decine di migliaia di euro?

Penso sia molto importante realizzare musica con il massimo della qualità a disposizione, anche sapendo che il tutto può essere vanificato da un uso che privilegia praticità e velocità di scambio dei file a scapito della qualità. Ad esempio per "La Quarta Dimensione" in fase di missaggio si è deciso di portare tutto su sistema Pro Tools, proprio per salvaguardare e se possibile migliorare la qualità delle registrazioni. Credo che anche grazie alla cura con cui si realizza il proprio lavoro avvenga una selezione naturale che permette di farsi apprezzare maggiormente.

I "macchinari elettronici" che utilizzi sono apparecchi specifici, oppure pc con scheda audio e software dedicato?

Entrambe le cose: ho assemblato un buon sistema informatico (Logic Audio, Reason e Ableton Live sono i software principali) affiancato da una strumentazione hardware di qualità, comprendente anche alcuni synth "d'annata" (tra cui un Korg MS 20 monofonico, un vero gioiellino dei primi anni ottanta), che a parte essere di moda in quanto strumenti vintage, danno realmente la possibilità di fare programming in modo più creativo, alla vecchia maniera... Ho cercato di farmi consigliare da persone e amici esperti e alla fine ho optato per un sistema "a pezzi" piuttosto che un' unica piattaforma software, sicuramente più pratica nella gestione ma limitante da un punto di vista di sintesi del suono e calore timbrico.

Qual'è la tua principale attività lavorativa, quella che ti permette di vivere?

Ho un lavoro "vero" che per mia scelta occupa solo metà della giornata. In pratica ho due lavori part-time, quello ufficiale e la musica. Questa scelta era l'unica possibile specialmente in questi ultimi anni dove si è intensificata sia l'attività dal vivo che in studio.

E' più difficile vivere di musica ora o 15 anni fa? Quanto sono cambiate le regole di mercato per un musicista?

Il mercato musicale è in una fase molto delicata, dischi se ne vendono sempre meno e tutto il sistema discografico vive un periodo di forte mutamento. A parte questo, decidere di fare il musicista, specialmente se fai scelte artistiche precise, è sempre stato difficile, non penso sia un problema solo di oggi: devo dire che mi consola vedere che spesso proposte prettamente pop e mainstream (e non lo dico in senso dispregiativo) non raggiungono i risultati di vendita e visibilità previsti, e proprio in virtù di questo credo sia fondamentale mantenere una propria identità artistica e non farsi condizionare dal mercato. Insomma, avanti tutta!

Realizzare album strumentali non è una scelta difficile dal punto di vista "commerciale"?

Si, è sicuramente una proposta poco commerciale, anche se ultimamente alcuni "casi discografici" come quelli di Giovanni Allevi o Ludovico Einaudi fanno pensare che ci sia uno spazio più ampio per la musica strumentale. Certo, molti progetti e dischi interessanti hanno poche possibilità di mettersi in luce, ma fa comunque piacere vedere come proposte legate ad un mondo indipendente tipo Port-Royal, Ronin ma anche gli stessi Yo Yo Mundi con alcuni progetti di sonorizzazione, abbiano una certa visibilità.

Com'è nata la collaborazione con gli Yo Yo Mundi?

Ci conosciamo e suoniamo insieme da tantissimi anni e per me è stato naturale, oltre che un piacere, chiedere loro di collaborare per il mio disco, cortesia che ho prontamente ricambiato partecipando alle registrazioni del loro nuovo cd.

Quali sono gli artisti che apprezzi maggiormente nel panorama italiano?

Ultimamente mi è piaciuto il nuovo disco di Massimo Zamboni (ex CCCP e CSI), trovo molto intenso il suo percorso solistico. Poi Cristina Donà, Riccardo Tesi, Avion Travel, Giardini di Mirò, Vinicio Capossela, tutti grandi artisti, e tra gli "imprescindibili" sicuramente Ivano Fossati, che tra l'altro qualche anno fa ha realizzato un bellissimo album strumentale.

Cosa ci racconti delle tue esperienze live? Sono riferite a sonorizzazioni (quindi un lavoro apparentemente dietro le quinte), oppure hai anche esperienze dal vivo "classiche"?

La mia esperienza live è stata molto varia, specie negli ultimi anni: sicuramente molto coinvolgenti sono le sonorizzazioni di film muti, dove ci si trova a suonare sul palco, ai piedi della proiezione, in una situazione paragonabile alla funzione dell'orchestra o del pianista che accompagnava le pellicole prima dell'avvento del sonoro. In pratica quello che noi chiamiamo evento multimediale avveniva già parecchi decenni fa! Ho inoltre realizzato musiche per diversi spettacoli teatrali e in alcuni di essi ero coinvolto come musicista suonando dal vivo. Trovo molto interessante partecipare a spettacoli dove immagine, suono, gesto e parola interagiscono tra loro... Tutto questo non disdegnando assolutamente la situazione live classica, esperienza che fa parte della mia formazione come musicista e che spero di ripetere portando dal vivo i brani dei miei due dischi (magari aggiungendo qualche inedito) in una formazione comprendente percussioni, chitarra elettrica, fiati e naturalmente tastiere, pianoforte ed elettronica.