La sala concerti delle OGR è enorme, simbolo dell'incontro perfetto tra quello che era — un ex complesso industriale di fine Ottocento — e quello che è: un luogo dove si pensa al futuro. Una cornice che non potrebbe essere più azzeccata per una band che da trent'anni lavora esattamente su quella stessa soglia.
Il pubblico dei Subsonica impressiona, perché, come loro, invecchia bene. Ci si sente a casa: dopo tutti questi concerti, si è sempre tutti lì, con la stessa energia, come se nel giro di trent'anni si fosse cresciuti insieme. Una ragione in più per celebrare i 30 anni del gruppo, ma anche quelli del pubblico, con le canzoni dei Subsonica a fare da colonna sonora alle vite dei torinesi e non.
L'intro di musica elettronica è corredata da effetti visivi di luci verdi stroboscopiche che percorrono muri e soffitto, oltre a scatenarsi dietro il palco, immergendo tutti subito nelle atmosfere tipiche del gruppo. Le melodie mandano in visibilio la folla, e Samuel riassume in una frase il senso della serata: "Siamo nati 30 anni fa, a 30 anni".
I palchi sono tre, ma è come se si moltiplicassero. Il gruppo si muove dall'uno all'altro con una logica precisa: al centro le canzoni più energiche e a trazione elettronica, i pezzi storici e i brani del nuovo album Terre rare, che nulla hanno da invidiare ai tempi che furono. A sinistra l'atmosfera si fa più intimista, con arrangiamenti melodici di canzoni famose e nuove — "Tutti i miei sbagli" è così melodica da esserlo forse un po' troppo, per i gusti di alcuni. Sul palco di destra, invece, si torna al 1996: il primo singolo su cui l'etichetta aveva scommesso in modo davvero avanguardistico, "Istantanee", e altri successi che scatenano il pubblico, come "Onde quadre" e "Radioestensioni".
Non mancano gli ospiti. Tara canta con loro la nuova "Straniero"; Ensi rappa sul ritornello de "Il cielo su Torino", un inno a queste serate nella città natale del gruppo. Ma l'apparizione più sorprendente è quella di Michelangelo Pistoletto, che racconta il suo concetto di Terzo Paradiso: a novantadue anni, quasi a mezzanotte, parla all'enorme pubblico dicendo che il primo paradiso era quello naturale, il secondo quello artificiale costruito dall'uomo, e il terzo è quello che dobbiamo costruire insieme, un incontro tra i due, anche grazie all'arte. Un paradiso ARTE-ificiale.
Il momento più catartico arriva però con "Up patriot to arms": oltre alla forza della canzone, le immagini mostrano un mix di persone che manifestano in tutto il mondo, avanti e indietro nel tempo — dall'animazione de Il quarto Stato, alla Rivoluzione francese, fino alle piazze dei giorni nostri — con richiami alle guerre e alle ingiustizie. Una sensazione fortissima che trascende quello che si può provare a un semplice concerto, e che rimane dentro a lungo. Un utilizzo dell'AI che giustifica con il risultato l'impatto che ne deriva.
Il concerto si chiude senza pause, senza bis: oltre tre ore di musica, più di trenta canzoni in un flusso continuo. Un ringraziamento implicito al pubblico, da parte di una band che, pur avendo raggiunto il successo, continua a restare autentica. Si sarà anche invecchiati, ma il risultato è ancora una bomba — pacifica.
SCALETTA
Sonde
Abitudine
L’errore
Liberi tutti
Depre
Aurora sogna
Lasciati
Il tempo in me
Radio Mogadiscio
Nuova ossessione
Eclissi
Nuvole rapide
La bontà
L’angelo
Incantevole
Quando
Tutti i miei sbagli
Funk star
Istantanee
Onde quadre
Radioestensioni
Straniero – feat. Tara
Il terzo paradiso – feat. Michelangelo Pistoletto
I cerchi degli alberi
Grida
Gasoline
Disco labirinto
L’ultima risposta
Up patriots to arms
Il cielo su Torino - feat. Ensi
Il diluvio
Strade
Un giorno di pioggia



