La musica in 8D? Fu inventata dai Pink Floyd negli anni '60

Pubblicato il 31/03/2020 - Dernière mise à jour: 03/04/2020

{1}Sujet|]1,Inf]Sujets: Musica

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8D music? Pink Floyd created it in the 1960s

Spopola la moda della musica in 8D, "da ascoltare rigorosamente in cuffia". Cosa ha di speciale? Vediamo.

Da un popolare tweet: «Ascolta questa canzone con le cuffie. Questa è la nuova musica [...]composta con tecnologia 8D. Ascolta solo con le cuffie. Sarà la prima volta che ascolti una canzone con il tuo cervello e non con le tue orecchie».

Si parla di "musica che ti penetra nei neuroni". In realtà, più prosaicamente, c'è una continua e studiata oscillazione del flusso sonoro da un canale stereo all'altro, generatrice di un effetto curioso che può sicuramente stupire.

Cos'è allora la tecnologia 8D? Nulla, in realtà, che vada oltre il comune formato stereo: non si osserva un'autentica spazializzazione del suono a tutti gli effetti, come avviene invece più concretamente in sistemi come la registrazione binaurale, la quadrifonia o il dolby surround, ma il tutto è ottenuto in maniera decisamente meno sofisticata anche se con uno stratagemma sicuramente ingegnoso. L'8D non è ricavato da tecniche di registrazione o amplificazione particolari, ma più semplicemente manipolando la distribuzione del suono nei due canali stereo, mediante l'utilizzo "furbo" di comuni processi legati all'equalizzazione e al missaggio, quali panning e bilanciamento, o effetti come il riverbero. Con questo sistema si simula un ambiente, o come si è sentito spesso dire in questi giorni, una "sfera" di suono che si muove tutt'intorno a noi. Il nomignolo 8D è chiaramente un'iperbole, che sicuramente contribuisce ad attrarre e affascinare, e a creare attorno a questo nuovo fenomeno web un alone mitico e speciale.

È davvero una novità? Come anticipato dal titolo, chiaramente, no. Innanzitutto, è da anni che si trovano in rete brani in 8D (ci sono addirittura già da tempo dei canali YouTube dedicati). Comprensibilmente, nel drammatico periodo di quarantena che il mondo sta vivendo, si è verificata l'occasione per rendere il fenomeno molto più conosciuto. Le tecniche adoperate per questi remix si possono addirittura far risalire almeno alla stagione musicale psichedelica (anni '60). In quegli anni la stereofonia era una novità, ancora poco padroneggiata e diffusa; anche per questo, ci si permetteva spesso e volentieri di sperimentarla allegramente.

Di molti dischi venivano pubblicate due versioni, una mono e l'altra stereo. Quest'ultima, spesso, veniva missata all'ultimo momento e con cura molto minore, anche perché i musicisti, abituati a lavorare in mono, avevano composto la musica "pensandola" per quel formato. Ma, anche per ragioni commerciali e per sfruttare l'effetto novità, non si poteva certo rinunciare a mettere subito in pratica l'innovazione della stereofonia! Spesso, magari, anche con risultati disastrosi, al punto che secondo alcuni puristi e audiofili la versione "vera" di molti dischi dell'epoca sarebbe in realtà quella monofonica, che è solitamente piuttosto rara!

Dunque, torniamo ora al titolo dell'articolo. Clickbait? Nient'affatto!

Un prototipo del cosiddetto 8D lo si può ascoltare proprio nel brano dei Pink Floyd Interstellar Overdrive, tratto dal loro primo album The Piper at the Gates of Dawn del 1967 (nella versione stereo1, si intende!). Più precisamente, l'effetto è udibile a partire dal minuto 8:40 fino alla fine. Si tratta certamente di uno dei primi (se non, semplicemente, il primo) esempi degni di nota dell'utilizzo combinato di queste tecniche nella musica rock, volto a generare effetti psichedelici e "spaziali" (non a caso il brano è universalmente considerato l'iniziatore di un sottogenere, lo space-rock2, riferito tuttavia alla tematica dei viaggi nello spazio interstellare, e non all'effetto di distribuzione dei suoni nello spazio circostante). È basato sugli stessi principi: panning/bilanciamento e riverbero, ricordando molto da vicino l'effetto "cerebrale" e psichedelico della musica in 8D. Non ci credete?
Ascoltate! Bè, certo... rigorosamente in cuffia.
Naturalmente.

 

  1. Secondo quanto riportato da Julian Palacios, autore del libro Syd Barrett & Pink Floyd: Dark Globe, l'effetto fu un'idea del produttore Norman Smith, che concluse il missaggio della versione stereo in nove ore assieme all'ingegnere del suono Graham Kirkby, ma sarebbe stato poi eliminato nella versione rimasterizzata del 2007.
  2. Insieme ad Astronomy Domine, la canzone con cui si apre The Piper at the Gates of Dawn.

 

Pentatonix - Hallelujah | 8D Audio

Pink Floyd - Interstellar Overdrive

Audio 8D