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ADVANCE ACOUSTIC SMART SERIES: QUANDO L’UNIONE FA LA FORZA

Pubblicato il 23/05/2018


Perché un trittico? Essenzialmente mi trovo a rispondere io stesso a questa domanda. Il primo dato di fatto è che ognuno di questi tre componenti può essere inserito in un qualsiasi impianto. Il secondo dato di fatto è che il DAC di cui leggerete, qualora dovessi recensirlo da solo, sarebbe un componente senza lode e senza infamia. Tuttavia uniti riescono a integrarsi ad un livello profondo restituendo una musica dotata di corpo ed immagine.

DESCRIZIONE

Partiamo da una descrizione estetica. Al momento in cui scrivo, a parte il preamplificatore PX1, il DAC DX1 ed il finale di potenza stereo BX1 sono disponibili sia in versione nera, sia in versione bianca. Occupano tutti una dimensione abbastanza ridotta, tanto che Advance Acoustic ha deciso di identificare la serie con l’appellativo SMART, tuttavia ha deciso di identificare l’intera serie con il marchio dedicato ai suoi dispositivi hi-end: Advance Paris, dato che ritiene questi dispositivi un reale passo verso una migliore riproduzione… o interpretazione.

Capiamo il DAC DX1: il cuore del DAC è il chip Asahi Kasei AK4490, l’interfaccia USB è gestita dal celeberrimo XMOS, mentre i rimanenti ingressi digitali sono gestiti da chip Texas Instrument di ottima qualità. Inoltre è possibile usarlo anche con sorgenti con uscita AES/EBU e con clocker esterni. Legge PCM fino a 32bit 768kHz e DSD fino a DSD256. Dotato sia di uscite sbilanciate sia di uscite bilanciate è possibile controllarne il volume d’uscita, ma non monta un preamplificatore. È possibile inoltre usare due cuffie contemporaneamente in quanto è dotato di due amplificatori separati per uscita. Interessante è anche il fatto che questo DAC possa essere usato anche come semplice interfaccia USB grazie a due uscite digitali: coassiale l’una, ottica l’latra.

Il preamplificarore PX1 è anch’esso dotato di DAC, per la precisione il chip è un WM8740. Presenta ingressi bilanciati e sbilanciati ed uscite preamplificate sia bilanciate, sia sbilanciate tra queste spiccano le uscite sbilanciate che possono essere gestite tramite un taglio variabile (posto a 75Hz o a 150Hz) così da inviare il segnale preamplificato a due subwoofer e due diffusori in modo già filtrato. Interessante la sezione PHONO che permette di controllare non solo la capacità d’ingresso, ma anche di impostare l’ingresso in base alla testina utilizzata (MM, MC ad alta uscita, MC a bassa uscita). Presenti anche in questo caso due uscite amplificate separatamente. Tuttavia da sottolineare è il fatto che il circuito sia completamente dual mono, a partire dall’alimentazione e che è possibile scegliere la preamplificazione a discreti o in classe A.

L’amplificatore finale BX1 è caratterizzato dai V-meter blue elettrico con lancetta rossa tipici di Advance Acoustic. Presenta sia ingressi bilanciati, sia ingressi sbilanciati; il segnale bilanciato viene trattato internamente e poi indirizzato verso le sezioni finali. L’alimentatore lineare è unico per entrambi i canali, occupa uno spazio leggermente sacrificato, ma le dimensioni sono stringenti e ciò è ben giustificato.

L’IMPIANTO

Le elettroniche dell’impianto erano le tre a cui la recensione è dedicata. A loro si aggiungono i diffusori Audio Nirvana 13.6 modificati, montanti il monovia Classic 15” Ferrite e i bookshelf autocostruiti Marlene; oltre alle Shure SRH1840.

Come giradischi ho inserito un vecchio Thorens TD166 MK2 prestatomi da un amico.

Cavi i soliti autocostruiti.

L’ASCOLTO

Se avessi ascoltato tutto separatamente non avrei certamente compreso quanto questo trittico sia in realtà molto più complementare di quanto si possa pensare. Probabilmente il DAC non avrebbe retto il peso della concorrenza, mentre il preamplificatore ed il finale avrebbero passato agevolmente qualsiasi considerazione d’ascolto. Il DAC preso da solo non riesce a pilotare bene alcun finale: chiude la scena pur mostrando una buona neutralità ed un’ottima musicalità. L’asso nella manica del trittico sono infatti il preamplificatore ed il finale, ma soprattutto il preamplificatore che riesce ad aprire la scena del DAC ed in modo quasi impensabile riesce a far sparire i diffusori dalla scena. Per dirla tutta quest’opera dal respiro ampio è implementata dal preamplificatore anche se accoppiato ad altri DAC, mentre il finale riesce ad essere sempre ben risoluto e neutrale.

L’apertura della scena, che diviene totalmente tridimensionale, è caratterizzata anche da un ottimo senso della dinamica e della microdinamica, anche se il trittico non si sofferma troppo sul dettaglio, ma interpreta la musica in un modo più globale.

Passiamo a raccontare di alcuni album.

Marching Out è il secondo disco di Yngwie J. Malmsteen, perfetto rappresentante del Metal neoclassico. Ora so che alcuni di voi storceranno il naso, ma Malmsteen compone per chitarra seguendo varie regole della musica classica, questo a dimostrazione che molti personaggi di questo mondo sono comunque dei raffinati conoscitori della musica, anche se poi suonano una chitarra elettrica che nel caso di Malmsteen altro non è che una Fender Stratocaster di cui si riconosce la timbrica affiancata allo stile decisamente classico di Malmsteen che predilige la chiarezza di ogni singola nota. “Per me la cosa piu importante è che il suono sia quello giusto e che le note siano pulite” diceva in una nota intervista rilasciata a Mats Hedberg per la rivista “Chitarre” del novembre 2000.

Ho già ascoltato i DIO per una recensione … questa volta però ho ascoltato The Last in Line che è il loro secondo album. Il primo effetto che uno dovrebbe ricevere è che tutto questo è dannatamente classico nel metal: tutto l’album è infatti dannatamente DIO che si portano appresso la tipica immagine R&R.

Cambiamo completamente tipologia … passiamo a Warren Zevon con Excitable Boy. Chi conosce l’album credo abbia subito rimembrato l’ululato in Werewolves of London. Tuttavia perché Zevon è così interessante? Semplicemente è un cantautore che riesce a fondere assieme più generi, un genio musicale.

Questa volta non si pesta sul pedale … parliamo anche degli Smiths con Strangeways, Here We Come. Un disco, l’ultimo per loro, che doveva essere il migliore in assoluto. Allora gli Smiths decidono di sperimentare usando nuovi strumenti, che alcuni considerano inusuali nel Rock, ma a ben vedere il Rock da quegli strumenti ci è nato. Ovviamente non c’è solo questo, ci sono anche le Drum Machines; insomma è un disco che si può considerare un po’ una summa degli Smiths tra origini, modernità es appunto gli Smiths.

Concludiamo con la Classica: Tchaikovsky concerto per violino ed orchestra e Vaughan Williams variazioni sul tema di Thomas Tallis, Duisburger philharmoniker e Susanna Yoko Henkel, diretta da Jonathan Darlington. La totale scomparsa dei diffusori dall’ambiente permette di ingannare perfettamente il cervello restituendo vari piani sonori, restituendo un’orchestra assai realistica, anche se riproposta con un senso di globalità che non cerca di soffermarsi eccessivamente su ogni singolo strumento, senza soffermarsi sul nero infrastrumentale. La dinamica è ottima, la microdinamica sebbene non entusiasmante è interessante perché è percepibile con un senso pienamente orchestrale.

Sebbene abbia provato il trittico più con i diffusori che con le cuffie mi sono soffermato anche per un ascolto in cuffia del DX1 e del PX1. Se l’ascolto in cuffia è occasionale, possono andar bene e soddisfare: il DX1 è più idoneo a cuffie a bassa impedenza, mentre il PX1 è maggiormente consigliabile con cuffie ad alta impedenza. Ciononostante si può immediatamente notare che l’ascolto in cuffia non era certo il core di questi progetti, infatti vedono la doppia uscita solo come un accessorio, comodo quando non si può disturbare i vicini, comodo per ascoltare in due, ma decisamente non studiato per l’ascolto in cuffia dove sembra sempre mancare un qualcosa.

TECNICA

In primis qualche parola sulla costruzione degli apparecchi. L’unica delusione è stata data dal DAC, mi immaginavo molto di più da un DAC con controllo del volume: la mancanza di una sezione di preamplificazione si è fatta sentire, ma si sa… quando si immagina troppo si rischia di venirne delusi, perché banalmente mi aspettavo un po’troppo da una DAC che si trova online a poco meno di 700€. Guardandolo infatti dal profilo dei costi è invece un DAC che riesce ad essere assai allettante perché è dotato di molteplici ingressi digitali ed addirittura di due uscite anch’esse digitali. Tuttavia tali aspettative erano alimentate anche da una foto sul sito ufficiale, peccato che pur essendo la pagina del DX1 … la foto ritraesse il preamplificatore PX1.

Passiamo ai test sotto forma di grafico. La risposta risulta essere lineare entro 0.2db, tuttavia devo cambiare un pezzo del mio apparato di test e sto tirando avanti con uno più vecchio e meno indicativo agli estremi. Bene o male con variazioni minime, adducibili ad errore di misurazione questo grafico è applicabile a tutte le uscite (tranne quella dell’amplificatore finale, per cui non sono attrezzato).

Il THD ai test si rivela essere assai basso, la risposta all’impulso invece non è eccezionale, da qui probabilmente il fatto che il tutto non era estremamente dettagliato, ma più orientato ad un approccio globale.

Interessanti le misure elettriche degli apparecchi che hanno permesso una migliore conoscenza dei circuiti.

Per quanto riguarda il DAC le uscite con o senza il controllo del volume escono con i 2V standard, che per evidenti motivi sono raddoppiati con le uscite XLR. L’amplificatore per cuffie sembra più orientato a cuffie dall’impedenza bassa o medio-bassa dato che la sua uscita raggiunge 4V (indicando che vi è uno sfruttamento totale del circuito bilanciato anche per la sezione cuffie) e 400mA di corrente più che adeguati a fornire una riserva di corrente idonea a qualsiasi cuffia.

Il preamplificatore esce a 12,5V dalle uscite RCA, per gli stessi evidenti motivi a 25V dalle uscite XLR. L’uscita cuffie invece appare più idonea alle cuffie ad alta impedenza con i suoi 17V e 102mA.

Il finale entra in protezione al limitare dei 10A, mentre il voltaggio in uscita raggiunge i 52V, mi preme sottolineare come questi valori siano il picco rilevati in carico aperto

CONCLUSIONI

Stiamo parlando di un trittico che è acquistabile a circa 2600€ (693€ il DAC, 910€ il finale e 945€ il preamplificatore, stando ai prezzi online). Che siano pochi o siano tanti non spetta a me deciderlo, quello che posso dire è che il trittico non mi è per nulla dispiaciuto, anzi mi ha proprio divertito e mi è tanto piaciuto da parlarne in modo unificato su queste pagine. Da un lato temevo di dover cambiare DAC per i motivi che ho cercato di elencare, ma è proprio vero: “L’unione fa la forza” ed in questo caso il buon suono.

Foto por Marco Maria Maurilio Bicelli
Foto por Marco Maria Maurilio Bicelli
Foto por Marco Maria Maurilio Bicelli
Foto por Marco Maria Maurilio Bicelli
Foto por Marco Maria Maurilio Bicelli
Foto por Marco Maria Maurilio Bicelli
Argomento: Riproduzione audio hi-fi