Italian Gods of Metal 2008

Pubblicato il 17/09/2008 - Dernière mise à jour: 02/04/2016

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Il 2 marzo 2008 vide manifestarsi un importante evento per la musica metal italiana: l’Italian Gods Of Metal. La prima vera edizione fu al Gods of Metal dell’anno precedente a cui gli organizzatori dedicarono una giornata. Visto la buona affluenza, si decise di replicare anche l’anno successivo ma stavolta non nell’ambito del vero Gods of Metal. Non avendo potuto prendere parte all’edizione passata, decisi che questa volta sarebbe stata perfetta per decidersi e partire. Come già accaduto nella precedente edizione, i biglietti erano ad un prezzo stracciato. I motivi possono essere disparati. Gli organizzatori dissero che con questo prezzo (10 euro) si sarebbe potuta attirare più gente e fare festa insieme e ciò é parzialmente vero, visto che in concomitanza c’erano altri concerti in città da parte di band molto più famose e commerciali, ma non per questo così buone per me; tuttavia si sa degli italiani e della loro eterna esterofilia.
In ogni modo, quelli che s’intendevano veramente di musica erano all’Alcatraz con me a gioire di un grande concerto nonché una perfetta occasione per rivendicare l’importanza musicale del nostro Paese anche in ambito metal. Io, personalmente, essendo appassionato maggiormente di musica estrema, assistetti solamente ad alcune esibizioni e altre le sentì in lontananza, non essendo interessato. L’arrivo all’Alcatraz fu veloce e con i miei amici incominciai ad entrare. L’Alcatraz è davvero un ottimo posto per la capienza di gente e si distingue anche per una discreta qualità di suono.

MACBETH
Le danze si erano già aperte e i nostri gothic metallers si preparavano a suonare sul palco principale, mentre gli organizzatori montavano le prime cose sul secondo palco. L’esibizione della band gothic mi pare veramente compatta e convincente anche se di loro apprezzo solamente i primi due album dai quali traggono la stupenda “Forever” e l’emozionante “Crepuscolaria”. I restanti brani sono tratti dagli album più recenti. I due cantanti Andreas e Morena duettano bene e intrattengono in modo egregio il pubblico durante la loro brevissima esibizione. Da notare la notevole differenza tra i pezzi più vecchi (più vicini al black) e i nuovi (più melodici e accessibili).

NECRODEATH
Ecco che i fondatori del black/thrash del suolo italico fanno la loro comparsa. Flegias è carico a mille e anche lui è un ottimo intrattenitore, ma alcuni problemi di suono si fanno già notare. La chitarra non ha volume e a volte sembra che sparisca completamente. La band continua a suonare, ma il volume va e viene. Il pubblico se n’accorge e rimane un po’ freddino, ma non per cattiveria, quanto per imbarazzo davanti ad una cosa non aspettata. La band ha a disposizione pochi minuti e non smette mai di suonare. La scaletta ripesca brani vecchi e nuovi il più possibile, così accanto a “Master of Morphine” e “Draculea”, troviamo anche “The Flag of the Inverted Cross” e “Eucharistical Sacrifice”. Alla fine la band si congeda accompagnata dall’applauso sostenitore della folla. Peccato, maledetti volumi.

NODE
Lo avevano detto che sarebbero stati devastanti e lo sono stati. Il loro thrash/death metal filtrato attraverso una tecnica ineccepibile ha mietuto vittime nel pubblico, specialmente quello nelle prime file che si è lanciato in un pogo devastante. I suoni erano perfetti e la band dal lato suo è stata devastante per i circa 30 minuti a sua disposizione. I musicisti si spostavano in continuazione e aizzavano la gente, ma il picco si è toccato con l’arrivo di Trevor, cantante dei Sadist. Costui, uomo tanto gentile e pacato nel suo comportamento fuori dal palco, si trasforma in una belva quando è ora e lo si potrà saggiare ancora meglio con la sua band che avrebbe suonato di lì a poco.

Il mio disinteresse più totale verso il power metal mi porta a saltare i Domine e i Vision Divine. Mi siedo vicino al palco più grande e parlo un poco con un mio amico che anche lui non va per nulla matto del genere. A sentirli, tuttavia, posso dire che sono compatti e quando mi scappava l’occhio vedevo un grande partecipazione dei musicisti e del pubblico. Morby alla voce è sempre grande e sicuramente lo avrei preferito con gli ineguagliabili Sabotage, ma non si può avere tutto dalla vita. Una pausa cena mi porta a saltare anche gran parte del concerto degli Extrema che, tuttavia, vidi già in altra sede. Come solito non si può dire nulla a questi ragazzi tecnicamente e per presenza scenica. I vecchi cavalli di battaglia sono sempre ben rappresentati e le varie “Child O’Boogaow”, “Join Hands”, “This Toy” e “Money Talks”, prese dai primi due album, sono ancora in grado di far saltare e urlare il pubblico.

Leggermente più riposati, io e i miei amici ci apprestiamo a vivere la seconda parte del festival, la più lunga ed emozionante. I gruppi storici si avvicinano sempre di più e l’attesa esalta l’emozione.

SADIST
La band capitanata da Trevor alla voce e Tommy alla chitarra e alle tastiere (uno dei pochi musicisti che ho visto suonare i due strumenti insieme durante molte parti) ci offre una prestazione molto compatta. I pezzi sono molto sperimentali e molte volte le sfuriate più death metal si alternano a campionamenti “progressive” ma senza essere fastidiosi. La tecnica è sopraffina e Trevor si conferma come animale da palco. A volte mangia letteralmente il microfono per non tenerlo in mano mentre ci urla dentro. I pezzi sono ben bilanciati e presi ugualmente dai primi album come dai più recenti. La band interagisce bene con il pubblico che apprezza sia le parti più “fusion” che quelle tirate dove al band sfoggia i muscoli.

FIRE TRAILS
Pino Scotto. Personaggio amato o criticato, ma che ha sempre fatto il suo sporco lavoro e continua a farlo. La sua attitudine è invidiabile e vorrei che ce l’avessero più nuove leve che criticano tanto. A quasi sessant’anni è ancora qui ad urlare di tutto contro l’ipocrisia e la società e, se a volte pare un po’ banale, rimane comunque un personaggio da rispettare per cosa ha fatto nel passato e per cosa continua a fare: fottuto heavy metal. Lo vediamo salire sul palco visibilmente brillo e con una bottiglia mezza vuota di Jack Daniels e di qui capiamo. “Run Too Fast”, “Spaces and Sleeping Stones” e “Silent Heroes” (dedicate a Falcone e Borsellino) sono da incorniciare. Pino col passare del tempo avrà anche perso un po’ di voce, ma la sua tonalità acida e alcolica è sempre con noi a deliziarci. La band, composta da musicisti incredibilmente validi, ci offre una prestazione maiuscola e la cover “Stairway To Heaven” chiude un concerto veramente bello.

STRANA OFFICINA
L’attesa si fa spasmodica quando uno dei miei gruppi preferiti si accinge a salire sul palco. Il pubblico si raccoglie e comincia ad evocarne il nome e la band si fa finalmente vedere. Vedere per la prima volta la Strana Officina è stata un’emozione unica. Bud è un mito. È un personaggio incredibilmente timido eppur così evocativo nel suo modo di dosare i vocalizzi. “King Troll”, “Non Sei Normale”, “Autostrada Dei Sogni”, “Metal Brigade” e “The Ritual” sono solo alcuni dei pezzi con cui questa band delizia i presenti. La carica emotiva è altissima e ogni nota é intrisa di quella passione che animava quelle band veramente dedite al loro lavoro e alla loro musica sincera, fatta di sogni ma anche di rabbia e tanta passione. Dario e Rolando Cappanera sono gli eredi degli storici Roberto e Fabio e più volte il ricordo nostro e della band vola a loro, prematuramente scomparsi nel 1993.

DEATH SS
I re del male stanno arrivando. Lo si sente nell’aria. I Death SS sono i fondatori dell’horror metal e stasera sono pronti a dimostrarcelo sotto ogni aspetto. Il palco è allestito con croci e catene, tra ragnatele e sinistre luci. La band arriva. I costumi futuristici e alquanto fetish degli ultimi anni sono abbandonati a favore dei cari vecchi abiti da mummia, zombie, lupo mannaro, morte e vampiro. La folla è in visibilio e Steve Sylvester si presenta in una bara accompagnata da loschi individui. Ne esce cantando e lo show ha inizio. Si sa che la band non è molto comunicativa e alquanto fredda come presenza scenica, ma va bene così perché il tutto risulta ancora più macabro. Tutti i grandi classici sono rispolverati, da “Heavy Demons” a “Kings of Evil”, passando per le varie, inquietanti “Cursed Mama”, “Horrible Eyes”, “The Hanged Ballad”, “Inquisitor” e le più recenti “Baron Samedi”, “Scarlet Woman”, “Hi-Tech Jesus” e “Let The Sabbath Begin”. I teatrini sono simpatici nella loro volontà di shockare e quindi ci troviamo di fronte a donnine nude o vestite di lattice che frustano persone legate alle croci, Steve che beve sangue dal calice e altre “delizie” del genere. D’altronde, tutto fa spettacolo e i Death SS sono anche questo.
Non mancano tuttavia alcuni problemi di scenografia e più di una volta le immagini trasmesse attraverso un computer per far sfondo all’esibizione sparivano per far notare lo sfondo del desktop.

Nonostante tutto, la giornata è stata notevole e lo sforzo degli organizzatori è da appezzare. Spero vivamente che tale manifestazione si ripeta anche nell’anno venturo perché ne vale veramente la pena. I gruppi erano ottimi e si può veramente dire che c’era la “creme de la creme” in ambito metal italiano anche se la prossima volta vorrei vedere i Sabotage per curiosità personale. Al prossimo anno, si spera!