Blindosbarra: monografia

Posté le: 28/07/2008


Il progetto Blindosbarra nasce nel 1992, anno delle celebrazioni colombiane, periodo di grandi contestazioni e, naturalmente, tempo di fermento per i giovani "artisti" e le band musicali. Siamo a Genova, città di Macaia e di stretto vicolame, pochi giovani, pochi soldi, ma molte idee. E’ il momento delle Posse, del Ragamuffin e dell’HipHop, della World Music e dell’uso consapevole dei campionatori, dei sequencers e di tutte le nuove tecnologie. La scena genovese, come altre città, produce un discreto numero di artisti, alcuni destinati a scomparire, altri a rimanere nel tempo. E’ il caso del gruppo nato da un’idea del bassista e produttore Vittorio Dellacasa, che in controtendenza rispetto a quanto andava affermandosi fra i gruppi di area non-rock, decide di sistemare un combo completamente acustico, dotato di sezione fiati e di percussioni, lontano dall’acid-jazz di moda all’epoca e più vicino a certo funk ruvido e grezzo (Defunkt, James White and the Contortions, A Certain Ratio).
Blindosbarra pubblica il primo lavoro nel 1993 per la New Tone/CGD. L’album si chiama come il gruppo e contiene tracce in italiano, in dialetto genovese e alcuni strumentali. E’ un funk torrido, immediato e genuino che riscuote attenzione fra gli addetti ai lavori e lancia la band in un lungo giro, per lo più nei centri sociali e nei club più alternativi. I Blindosbarra, nella formazione originale, sono tutti figli di portuali, così le liriche sono impregnate delle atmosfere e delle lotte dei lavoratori. Fra l’altro il nome del gruppo deriva da un attrezzo usato nelle officine portuali di Genova, un conduttore ad altissimo voltaggio. Proprio per la grande energia dimostrata dal vivo, i Blindosbarra suscitano l’interesse di produttori e musicisti.
Nel 1994 entrano a far parte del gruppo il sassofonista e flautista GianMarco “Pantera” Pietrasanta e il chitarrista Claudio Mariani.
L’anno dopo il batterista Massimo Tarozzi. Con questa formazione completata dal sassofonista e tastierista Paolo Valenti, dal tastierista Roberto Briozzo e dai vocalist Raffaele “Rootsie” Coluzzi e Roberto Tiranti, il gruppo si appresta a registrare il successivo lavoro “La Memoria” BMG/Ricordi, un album che rappresenta un episodio peculiare nella storia della band. Prodotto da Ben Young, che già aveva lavorato in Italia con Almamegretta e Casino Royale e in Inghilterra con Tricky, Portishead e Massive Attack, ovviamente risente delle atmosfere del Bristol Sound, chiamate all’epoca, abbastanza impropriamente, Trip-hop. I Blindosbarra preferiscono definire “La Memoria” come un’album di Soul metropolitano. Ancora ritroviamo l’uso del dialetto genovese a sottolineare liriche che omaggiano la memoria dei padri, la memoria della Resistenza e delle successive lotte di libertà. Nell’album c’è anche un singolo in Italiano, dal testo più intimista, che si chiama “Non Ci Stare”. Il regista indipendente Paolo Caredda gira uno strano ed affascinante video proprio su questa canzone con protagonista Mr. Puma, altro personaggio della scena ligure, che ha un notevole consenso (Recensione entusiastica di Oliviero Toscani).
Per il tour conseguente all’uscita del Cd, il gruppo ingaggia alla voce prima il cantante savonese Roberto Lobrano e poi Alberto “Bobby Soul” Debenedetti, già membro di Sensasciou e Voci Atroci, che in un primo momento affianca Rootsie e poi rimane come cantante solista e responsabile delle liriche negli album successivi.
Il gruppo affronta palchi più impegnativi e, fra le centinaia di date in club più o meno importanti, sono chiamati a suonare al Concerto del 1° Maggio a Roma nel 1996 e ad aprire un concerto degli U2 a Reggio Emilia l’anno dopo, davanti a 150.000 persone.
Il gruppo è seguito da Carlo Pontesilli e dalla DGP di Roma e si appresta così a registrare un nuovo album. Prodotto da Carlo U. Rossi (99 Posse, Africa Unite, Mau Mau, Jovanotti fra tantissimi altri), “Funk” BMG/Ricordi, recupera consapevolmente lo stile dei grooves della musica afro-americana degli anni ’70, senza dimenticare l’uso dell’elettronica e dei campionamenti e proponendo una miscela fra melodie blues e soul e quelle della locale tradizione musicale, un’influenza anch’essa importante considerato che il gruppo nasce in una città che ha fatto della canzone d’autore la sua bandiera. Da questo album vengono tratti due fortunati video molto programmati dai network musicali ed un singolo, “Vagabundo”, che amplia il consenso al gruppo. Il tour del nuovo album vede il gruppo partecipare all’MTV day del 1998.
Durante tutto il 1999 ed il 2000 i Blindosbarra suonano praticamente ovunque in Italia, con frequenti puntate in Francia e Germania. Sia il CD sia il tour sono ben recensiti ed il gruppo comincia a poter contare su un discreto seguito di pubblico. Nel 2001 entra a far parte del combo l’altro ex Sensasciou Riccardo “Kappa” Kalb, che affianca Vittorio Dellacasa al basso per potenziare la sezione ritmica. Il gruppo arriva così a registrare “Blue Monday People”, autoprodotto dai Blindosbarra e dalla DGP di Carlo Pontesilli, registrato presso gli studi genovesi di “Oltre il Suono”, mixato da Carlo U. Rossi al Transeuropa di Torino, masterizzato al Nautilus Studio di Milano e pubblicato e distribuito dalla Venus di Claudio Ongaro. L'album, che resta l'ultimo del gruppo, prosegue l'itinerario di una delle formazioni che più hanno contribuito a portare l’urban sound nella musica indipendente italiana. Ispirato dai grandi della Black Music (Gil Scott Heron, Marvin Gaye, Curtis Mayfield - da cui il titolo dell'album è un omaggio ad una sua sconosciuta e bellissima canzone), "Blue Monday People" è contaminato dai suoni della realtà urbana ma anche dalle eco del passato, in un panorama italiano dove sembra non esserci spazio per un'interpretazione e una rielaborazione della musica funky-soul se non in chiave di puro intrattenimento.
Nel 2003 partecipano all'MTV brand new tour insieme a Punkreas, Meganoidi, BandaBardot e altri gruppi. sarà l'ultimo capitolo live della band che lascia comunque alle spalle centinaia di concerti e 4 cd.
Blindosbarra