CUT - Live report (Circolo Arci Perugina - Certosa, Genova 11/04/2026)

Pubblicato il 14/04/2026

Sujet: Musica

Siamo al Circolo Arci “Perugina” situato in Via Piombelli, da sempre uno storico punto di incontro nel quartiere di Certosa (GE). Quegli ambienti dalle atmosfere fumose e underground, dove spesso è facile avere incontri ravvicinati con la musica di spessore.

Non fa eccezione la nostra serata che vede in cartellone gli headliner CUT anticipati di un’ora dalla performance dei GERT.

Il Circolo prevede entrata con tessera e per la serata un costo aggiuntivo di 8 euro. Credo, senza paura di essere smentito, i soldi più ben spesi da molto tempo a questa parte. 

Il locale si estende in lunghezza con una parte dedicata al banco per bere e dirimpetto, sul lato esattamente e diametralmente opposto, troviamo il palco e lo spazio per ballare ascoltando musica. Questo posto non è fatto per stare seduti, né per stare senza una birra in mano e per questo quasi tutti traslocano nell’area concerti con il bicchiere in mano nel momento in cui si spengono le luci.

La prima band sale sul palco verso le 21,30 passate e si chiama GERT. Le sonorità richiamano e sono coerenti con quelle degli headliner, ma in questo caso si riconoscono chiare influenze del noise/rock condite con la brutalità e il nichilismo post/punk. Nelle liriche urlate e nei toni dal passo cadenzato e monotono si intravedono tracce di band come i Massimo Volume e nei riff lo shoegaze di stampo inglese tipo “My Bloody Valentine” e “Ride”. Per quanto riguarda le sonorità più ardite dei brani dilatati oltre misura vengono omaggiati mostri sacri come i Sonic Youth e i Spiritualized. ma sempre con una valenza tutta nostrana. 

Alle 22,40 circa salgono sul palco la vera attrazione della serata cioè la band CUT fondata nel 1996 a Bologna. Prima sensazione conclamata: Il culto riservato al trio bolognese sopravvive intatto allo scorrere del tempo. 

Visivamente per chi non li conosce sembra di subire tutt'a un tratto una trasposizione scenica della band in quel di Boston, tanto che una piacevole allucinazione potrebbe farci sognare ad occhi aperti: i Pixies. Unanimemente riconosciuti tra i precursori di un particolare stile musicale che combina elementi di garage rock e noise, la band americana è stata per molti fonte d’ispirazione. In realtà, con lo scorrere dei pezzi, estratti dai vari album della discografia dei CUT, emerge una contaminazione nella cifra stilistica molto più variegata di quanto la posa estetica lasciasse intravedere.

Un indizio per il sottoscritto è stata l’impostazione strumentale del complesso. Batteria e doppia chitarra senza basso come avevo visto in passato solo per la Jon Spencer Blues Explosion band …. Una polveriera di influenze e stili musicali stratificati non tanto in un unico sound monolitico, ma piuttosto in un rassemblement  cangiante legato a una dinamica oscillante tra vari generi nel corso dei singoli album nel corso dei singoli anni di pubblicazione. E” così che fanno capolino tra le note influenze stoner e blues compresse dentro metriche punk e post punk.

La dimensione live, come sempre nel loro caso, contribuisce a esasperare i pochi residui scarti di omologazione con un’energia straripante che li porta a  schiantarsi tutti assieme nel ribollente calderone del “Perugina” e a bagnare le magliette/camicie di quel sudore vero frutto di una buona dose di isteria senza filtri e senza quartiere.

Quindi il buio in sala viene squarciato dalle luci e dalle chitarre dei membri della band che scendono a turno dal palco in mezzo alla gente che pogava fino a un attimo prima.

I Live rimangono per la band il miglior biglietto da visita. Gli addetti ai lavori sanno che i CUT di Bologna sono una delle più solide espressioni della scena rock alternativa degli anni '90 italiana. Ma assistere a un loro show significa immergersi in un'atmosfera carica, con picchi di intensità emotiva e potenza sonora difficilmente riscontrabili in altri contesti. Si capisce che, nel pieno spirito degli anni novanta, suonare è la cosa che più gli attribuisce lo status di band, perché incidere dischi rimane pur sempre uno sporco lavoro per guadagnare e andare avanti. 

Lo show si conclude con un encore di due pezzi, giusto per dimostrare che hanno ancora talento e forza da vendere. Ma oggi come oggi, lasciatemelo dire, sono sempre più rare queste perle da ricercare gelosamente negli anfratti dell’underground indie locale.

Una prova? Già alla terza canzone il frontman grondava sudore in maniera impressionante e la camicia era interamente bagnata in un unico alone. Un messaggio forte e chiaro su come vadano intese oggi come allora le band e il rock: urgenza espressiva artistica, energia, condivisione avendo a cuore qualcosa da comunicare possibilmente in senso critico. 

Cut
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Gert