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Discographie Interviews

Gerardo Pozzi: Interview sur 04/07/2018

Posté le: 04/07/2018


Gerardo Pozzi vs Gerardo Pozzi, una guerra senza fine

Gerardo Pozzi, nasce a Bergamo il 23 giugno 1972, cresce in provincia di Milano, studia fisioterapia a Lecco, e si trasferisce a Vittorio Veneto (TV) nel 2002, ha il cuore nomade… Così, si evince dalla sua biografia. Un tipo originale potrei aggiungere io, se ripenso a come nel 2011 mi fece avere per posta il suo primo magnifico disco “Sconosciuti e imperfetti” con appiccicato un Post-it in cui mi invitava ad ascoltare quelle che lui riteneva solo canzonacce… Mai dare retta agli artisti, sono solo emeriti puzzoni, parole sue …

Direi, se sei d'accordo, di cominciare proprio come se io fossi uno che non sa nulla di te e rimanesse, ovviamente, colpito dalla copertina del disco, una fotografia stupenda che ti ritrae seduto dentro una vecchia vasca da bagno, con tanto di cappello, sigaro, calice di vino e fiori di campo tra i quali spicca un girasole che richiama Van Gogh, insomma un po' da matto del paese, uno di quei tipi che definiresti un po' naif ma che, in fondo, di se stesso direbbe "Sono una brava persona". Com'è nata questa idea di copertina e perché questo titolo?

La copertina è nata da una mia "idea": volevo far passare una sorta di senso di "caducità" della vita. Infatti in copertina ci sono io nella vasca, mentre nel retro c'è la vasca vuota. All'inizio io pensavo a me sdraiato su un divano, in un campo /prato. Poi l'illuminazione della vasca è venuta a Franco Bonato, amico carissimo, chitarrista e fotografo. Aveva una casa abbandonata, con questa vasca da bagno e tutto è andato di conseguenza! A parte il freddo boia, abbiamo scattato le foto in inverno, la casa era senza finestre ed io ero in mutande! Il vino nel calice è l'ultimo goccio rimasto! Il resto è andato per scaldarmi! Il titolo, invece, è conseguenza di una seduta con la psicologa, quando avrei dovuto, per esercizio, dire ad alta voce questa frase. Essendo andato in panico totale, ha pensato bene di "costringermi" (amorevolmente) a dare il titolo al mio nuovo album proprio con questa frase. Anche solo pensarmi una "brava persona" è imbarazzante ed impossibile da credere...

Sai che discorso della vasca vuota in retro copertina l'avevo notato anche io e d avevo pensato a questo messaggio? Comunque è vero, non posso dire che tu sia una brava persona! Tutte le volte che ascolto un tuo disco finisco per piangere... anzi questa volta da subito, sin dalla prima traccia "Quando è notte". Al solo pensare quel verso "Le lacrime di tutto il mondo, le bevo ogni mattina", mi vengono ancora i brividi... Parlami di questa canzone che apre il disco, che sembra svelare l'incapacità di contenere nel proprio cuore tutto il dolore che si prova... o sbaglio?

E' esattamente così... C'è la malinconica celebrazione di ciò che si ha e che ci fa percepire fortunati, ed al contempo il sentire, come dici tu, nel proprio cuore sia il proprio dolore che quello che, di riflesso, ci arriva dal mondo che ci circonda, che sia il nostro infinitesimo metro cubico o quello più esteso dell'umanità. Il dolore umano ha una radice comune. Ci rende simili. Lo percepissimo un poco più spesso, forse non vivremmo così isolati.

Questa canzone credo faccia il paio con "La vita mi fa un po' male", con quella metafora che solo tu avresti potuto usare in una canzone "Ahi ahi la Vita mi fa un po' male / come una botta sulla testa / la fortuna che va via ... / Come la luna che ulula. / Come una rettoscopia" ... Deformazione professionale?

Yes...!!!

Saltiamo un po' di palo in frasca, ma neanche troppo, perché il dolore è sempre presente e qui nelle sue svariate forme, mi riferisco allo "Stabat Mater", un brano che in realtà è un recitato, che vede nella doppia veste, di autore e interprete, un grande Natalino Balasso, com'è nata questa collaborazione?

Balasso è una persona eccezionale e densa di umanità. Ci siamo "conosciuti" qualche anno fa, grazie alle canzoni ed a scambi di "opinioni sulla vita"... Questa sua poesia è disarmante. Ogni volta che la ascolto, nei suoi spettacoli, mi commuovo tantissimo. Qualche mese prima che io decidessi di incidere l'album, mi scrive dicendomi che, in caso di album nuovo, mi avrebbe donato volentieri questa sua poesia. E così è stato. E' venuto a registrare le voci (bellissima, l'idea di inserire più voci con toni differenti) ed io ho messo un sottofondo rispolverando il mio sassofono tenore, che non suonavo da tempi immemori...!

Ed è un peccato che tu non lo suona più spesso... In ogni caso questa collaborazione ha dato buoni frutti, secondo me dovresti perseguire questa strada... anche se magari la trovi difficoltosa, dico così pensando ai versi "Quando canto faccio uscir la mia follia / che tanto son perdonato. / Tutto il resto della vita a trattenere / per non essere internato"... Quanto la musica è per te un ancora di salvataggio?

La musica è ancora oggi, per me, un'ancora di salvataggio. L'arte tutta lo è. Mi permette di vivere. Di sentirmi ancora vivo. A volte un sopravvissuto, altre una specie di "eletto". Eletto non so a cosa però. Perché il pensiero non sempre è un amico facile... E l'arte è pretenziosa. Ti vuole per sé. A volte ti provoca. Comunque ti ama. Sempre. Esattamente come sei.

A proposito di arte, o meglio di artisti, mi pare però di capire che bisogna diffidarne, questo almeno il tuo consiglio. In "Noi 4 artistucoli" canti addirittura che tra artisti "Ci si bacia sulla bocca / ci si sputa sulle spalle", allora anche gli artisti sono esseri umani...

Soprattutto gli artisti! Diffidare di noi! Assolutamente! Siamo degli emeriti puzzoni! L'Arte in sé è stupenda e innocente... L'unico neo è che è fatta dagli esseri umani: e loro sì che sono sbagliati... Siamo narcisi affamati ed assetati di popolarità... Che poi, stringi stringi, siamo dei poveri cristi che hanno un bisogno enorme di affetto! Poi c'è l'arte fatta dalla Natura (un orizzonte, il mare, un bosco) e lì sì, rasenta la perfezione. Certo che l'arte (che è ciò che più differenzia l'uomo nel mondo animale) è un Dono preziosissimo. Ma davvero prezioso. Nessuno può farne a meno.

Gli artisti non sono affidabili, questo lo abbiamo capito bene, allora possiamo fare affidamento su chi? Su se stessi? Mi pare anche questa una via ardua, sempre in salita, in "Reflex" dici "Mi vien facile odiarti così / perché me l'hanno insegnato / quand'ero bambino guardandomi dentro / e ti odio con tutto me stesso / ieri come adesso / come odio lo specchio / come il mio specchio". Com'è realmente questo rapporto?

Il rapporto con se stessi è, credo, una delle cose più difficili in assoluto per l'essere umano. O almeno lo è per me. Eppure è anche l'unico viaggio veramente degno di questa esistenza. Ognuno può viaggiare dove e come gli pare. Ma il vero Viaggio è "dentro". Il mio rapporto con me è ancora in un mare piuttosto alto... Ma da tempo almeno ho una zatterina che mi tiene a galla. È fatta di tutto ciò che di positivo ho imparato a costruire dentro di me. Ho buttato giù una casa pericolante e pericolosa. E con fatica ne ho costruita un'altra. Purtroppo le fondamenta sono le stesse, non si possono cambiare. L'importante è non scendere sempre in cantina per aprire la botola delle fogne. Ogni tanto va fatto, ma per spurgare...

Una risposta a questo disagio è anche la bellissima preghiera laica "Faccio il bravo", una serie di buoni propositi che mi ha fatto venire in mente quei versi di Bertoli "Se indosso il paraocchi, / mio padre mi ha giurato, / mostrandomi una carta, / posso tornare a casa / insieme alla mia mamma, / a vedere la tivù!". Bisogna per forza snaturare se stessi per vivere un po' di serenità o c'è un'altra via?

Per quello che è la mia esperienza, la vera serenità la si potrà provare (fugace forse, come è sua caratteristica, ma comunque potente) soltanto quando smetteremo di snaturarci. E, almeno nel mio caso, quando ci concederemo anche quel perdono che non ci siamo mai dati. Quel perdono per fatti nemmeno commessi, il più delle volte. Quando riusciremo a concederci un poco di amore. E' pazzesco, perché spesso questa rigidità di giudizio nei nostri stessi confronti, è un retaggio cultural-religioso (che affligge anche moltissimi atei, proprio perché innestato anche nella cultura e nella società). Cioè: la religione che predica l'Amore, è la prima ad aver mietuto vittime di odio, per se stessi e quindi per gli altri... La vera rivoluzione sarebbe amare se stessi, in profondità. Ma noi qui oscilliamo tra due estremi: l'odio profondo per noi stessi e il narcisismo più cieco (che poi è un altra forma di odio per se stessi, in fondo)...

Assolutamente d'accordo, ma allora? Di questo passo, si può anche rischiare una "Pirlata dei caraibi" che, al di là del titolo e, di una certa ironia di fondo, non è qualcosa di cui ridere... vero?

Ho detto, dico e dirò tantissime Pirlate... Mi piacerebbe trovare sempre, nelle mie tasche bucate, un briciolo di verità, ma trovo solo domande e domande... E le domande sulla caducità della vita (ritorniamo alla copertina), al trucco della vita e della morte, come una colomba nel cilindro di Silvan, alle zoppie degli affetti e dei rapporti di coppia, sono domande che ustionano l'anima. Credo di avere l'anima ustionata su almeno il 90% del suo corpo. A farmi domande sarei pure bravissimo, mi mancano le risposte. Ma forse dare risposte non è compito degli artisti... Mi salvo, così?

Cosa potrei dirti? Che "Ta sèt ù bàmbo"?

Sì!!! E' il titolo che avrei voluto dare all'album... Sono un bamboccio, un ingenuo, uno stupido... ma forse la mia psicologa ha la vista lunga, e chissà che, a furia di dover citare il titolo vero, una piccola parte di me non cominci a prendere in considerazione che siamo belli così come siamo, e si può essere brave persone anche sbagliando di continuo. Anzi, forse di più proprio per questo.

Eppure, in mezzo a così tanta sofferenza una luce in fondo al tunnel filtra, così almeno voglio intendere quel dolente brano conclusivo "Esperanto" che già dal titolo suggerisce speranza, malgrado quel "Se piangi ridi / se ridi soffri"... E' realmente così?

C'è una sorta di "miseria", che ci brucia dentro, e non sappiamo "quando la smetterà"... ma la speranza è che la vita è fatta di un susseguirsi di momenti, i quali, essendo tali, per definizione finiscono (o finiranno). Quelli belli, certo, ma anche quelli brutti. Perciò a volte bisogna soltanto "starci dentro", a questi momenti, ed aspettare. Un po' quella sorta di "allearsi col nemico se non lo puoi combattere", che è un proverbio che odio, ma che forse si riferisce proprio ai momenti di difficoltà: se non riusciamo (in quel momento) ad affrontarli, possiamo solo stare lì con loro ed aspettare. Un giorno si stancheranno e se ne andranno. La mia speranza è questa.

Se sei d'accordo, chiuderei il discorso disco con questo spiraglio... lasciando al lettore / ascoltatore il desiderio di approfondire le altre tracce, piuttosto mi piacerebbe sapere come hai intenzione di far conoscere questo prezioso lavoro, hai già in mente un percorso live?

D'accordissimo! Ho fatto (a mie spese ed a spese di una persona che mi ha aiutato economicamente) due serate di presentazione. Lo stato dell'arte oggi è ridotto ai minimi termini, e ci si ritrova a pagare per suonare... Ho altri live in programma, spero di poter girare ed uscire anche dalla regione, per incontrare più persone possibili. La Musica mi aiuta a superare la timidezza ed ha lo splendido scopo di farmi incontrare anime simili...!

Un'ultima domanda, a proposito di anime simili. Anche se magari le tue canzoni ti sembrano così personali da sembrare impossibile condividerle con altri cantanti, ci sono artisti con i quali vorresti duettare? Che in qualche modo stimi particolarmente?

Ci sono tantissimi artisti che stimo. Erica Boschiero, Massimiliano Cranchi, due nomi tra i numerosissimi artisti veneti, per parlare della mia regione. Ma anche Francesca Incudine, Giovanni Del Grillo, e soprattutto la scena giovane di oggi, che è molto più avanti di quel che si creda. I giovani che si trovano oggi a fare musica loro, la sanno molto più lunga di quei discografici che pensano di colpirli con fenomeni tipo Young Signorino, che invece dissetano solo la curiosità morbosa e dissociata di adulti con la sindrome di Peter Pan...

Video ufficiale di “Un’idea di galera”

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