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Massimo Curcio "Psiker": Entrevista del 09/01/2017

Publicado el: 09/01/2017 . Última actualización: 27/03/2017


Il secondo lavoro di Psiker è un pop allegro, assolutamente antidepressivo, che vi farà venire una gran voglia di muovervi. Guardatevi il video "Metropolitana" dal nostro link se non ci credete! Noi intanto abbiamo approfittato della gentilezza di Massimo per fargli qualche domanda

 

Ha un significato il tuo nome d'arte, oppure l'hai scelto per il suono?

Ho inventato questo nome d’arte nel 2001, unendo la parola greca “psyché” - anima/mente ed il suffisso “er”, che in inglese identifica “colui il quale”. Volevo con questo pseudonimo condurre al pensiero che è alla base di ogni mia produzione.

L'iniziale "Metropolitana" potrebbe essere un perfetto brano radiofonico... Simpativo e orecchiabile

Ho scelto Metropolitana come singolo di lancio perché è il brano del disco al quale sono più legato. Non ero sicuro del suo appeal radiofonico, ma so che molte stazioni indipendenti lo trasmettono spesso.

Come hai fatto a contattare gli ospiti presenti nell'album: Francesca Gastaldi degli Zerozen, Raffaella Destefano dei Madreblu, Luca Urbani dei Soerba e Odette Di Maio dei Soon?
Immagino che Internet abbia aiutato...

Li ho contattati attraverso i social. Negli anni 90 probabilmente sarebbe stato tutto molto più complicato.

Hai avuto poi modo di conoscerli di persona? A volte ci creiamo una immagini degli artisti e poi quando li abbiamo di fronte sono completamente diversi da come ci se li aspettava (sia in meglio che in peggio).

Conoscevo personalmente Luca e Raffaella e ho conosciuto personalmente anche Francesca ed Odette, perché per la realizzazione dei quattro featuring ero certo che l’incontro e lo scambio di idee avrebbe dato un valore aggiunto rispetto alla “collaborazioni a distanza”. Frequentarli, in alcune occasioni anche tutti contemporaneamente, è stato come entrare in una nuova famiglia, perché tutti loro, avendo conosciuto una certa popolarità in un particolare periodo storico della musica italiana, quello a cavallo tra gli anni 90 e i 2000, sono legati da una comune esperienza.

E' strano poi come alcuni gruppi sembrino ad un passo dal successo (penso ad esempio ai Soon) e poi tutto scompare.
Forse la perseveranza è importante in musica, come in tutti gli altri campi...

La determinazione è fondamentale, certamente. Però credo che per alcuni musicisti sia ancora più importante essere fedeli al significato che attribuiscono alla musica. Che senso avrebbe oggi continuare a scrivere dischi per il mainstream, senza la libertà creativa degli anni 90? Luca, Raffaella, Odette e Francesca non hanno mai abbandonato la loro attività musicale. Continuano a scrivere, produrre dischi, cantare nei più svariati progetti musicali, semplicemente non fanno più parte del mainstream.

Nella tua presentazione vieni accostato a Pet Shop Boys e Depeche Mode. In realtà a differenza di questi ultimi la tua musica è molto più solare e sbarazzina.

Ascolto moltissimo i Pet Shop Boys e i Depeche Mode. Credo di essere più vicino ai primi, perché sono più dance e meno rock. Tuttavia mi piacerebbe pensare di essere riuscito, anche minimamente, a distinguermi. Il synth pop si caratterizza per i suoi testi intelligenti. Nei miei cerco di usare l’ironia.

Le tue composizioni hanno un piede negli anni 80/90 ed uno nei giorni nostri. Cosa ti piaceva di quegli anni e cosa ti piace del presente?

Degli anni 80/90 amo quasi tutto: le melodie delle canzoni, i testi e la ricchezza di arrangiamenti. Del presente amo il suono.

Cosa differenzia questo album dal precedente a livello compositivo?

La differenza principale è la spontaneità con il quale ho voluto scrivere i brani. Ho cercato di fare quello che credo di saper fare meglio, senza preoccuparmi troppo delle regole discografiche dei nostri giorni. Sono andato anche a riprendere alcune bozze di brani scritte una decina di anni fa, ma lasciate incompiute perché non mi sentivo pronto per proporle in un disco, ovvero “Un pence e mezzo” e “Love is un fiore”.

Te sei di Milano, la città in Italia dove si può avere il maggior numero di oppurtunità in tutti i campi, compreso quello musicale. Ritieni che sia già una marcia in più?

Non credo che nel 2016 abitare a Milano significhi avere più opportunità perché il mezzo più importante con il quale oggi si fa diffusione di musica è Internet e da qualsiasi parte d’Italia si può accedere ad internet. Fino alla fine degli anni 90 invece, vivere a Milano, sede delle principali etichette discografiche, poteva essere un valore aggiunto.

I tuoi live sono molto "visuali". Ci racconti un po' la tua visione a riguardo? Come vengono preparati gli spettacoli?

Cerco di catturare l’interesse del pubblico, soprattutto quello che non ci conosce. Non proponendo cover, ma esclusivamente il mio repertorio e non essendo il mio un progetto che nasce sui palchi, credo che la parte scenografica sia fondamentale. Le videoproiezioni non mancano quasi mai durante gli spettacoli.

A breve hai qualcosa in programma?

Il 22/01/2017 inizierà il tour MAXIMO, con un primo live al BQ De Nott di Milano.
Avrò l’onore di avere sul palco Francesca Gastaldi, Raffaella Destefano, Odette Di Maio, oltre ai miei musicisti: China (flauto traverso), Shiver (tastiere) e Arco (batteria elettronica).
Vi aspettiamo!


Massimo Curcio "Psiker"