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Interiors: monografia

Publicado el: 31/10/2018


Elettro/oniriche pulsazioni a fior di pelle e crine, per film cosmopoliti

Duo italiano formato da Valerio Corzani (spoken words, basso semiacustico, basso tinozza, percussioni, laptop, Iphone), ex Mau Mau (con cui è stato riconosciuto del “Premio Tenco” e del “Premio Ciampi”), Daunbailò, e oggi parte del progetto Caracas, con Stefano Saletti dei Novalia, giornalista musicale per alcune delle principali testate italiane (Il Manifesto, Alias, Il Giornale della Musica, XL di Repubblica...), nonché apprezzata voce radiofonica per la Radio Svizzera Italiana e Radio3 Rai ed Erica Scherl (violino, tastiera, effetti e looper), già con Alboreo, Stenopeica, Les Violon d'Ingres.

Interiors, si presenta subito come realtà sonica di forte impatto immaginifico, capace di evocare scenari cinematografici fatti di strade desolate e richiami a tradizioni ora classico-romantiche, nell'accezione di “Nuova Consonanza”, cara a Nils Fraham, Jóhann Jóhannsson, Kit Downes, così come a Nico Muhly, ora a suggestioni est europee e mediterranee.

Una musica che si discosta appieno da ogni produzione italiana contemporanea, per avvicinarsi piuttosto a quanto prodotto dalla scena Nord Europea elettroacustica.

 

Il progetto raccoglie immediati consensi da parte della critica specializzata ed attenzione particolare da parte del mondo del cinema, non a caso, il loro brano “Blue Darkness”, con immagini del regista canadese Justin Bolduc-Turpin, vince il “Lake Doc International Festival”. Lo stesso brano, viene inserito nella colonna sonora del cortometraggio “La Camera di Pietro” della regista russa Alina Gurinova, venendo selezionato, anche per il “Silk Road Film Festival 2015”, a Dublino.

A corollario del tutto, nel 2018, gli Interiors, firmano la colonna sonora di un primo lungometraggio, “Vicini”, della regista Federica Biondi.

Due gli album fin qui pubblicati, “Liquid” (2014 / Minus Habens) e “Plugged” (2016 / Brutture Moderne), a cui vanno associati singoli brani prodotti nel frattempo e pubblicati in rete, come nel caso della “colonna sonora per film immaginario”, dal titolo “Soundtrack for a Christmas Tree” (Dicembre 2014), brano concepito come vera e propria colonna sonora immaginaria, per un albero natalizio.

Il Flusso delle Onde

Ma partiamo dall'analisi di quel “Liquid”, loro esordio, non a caso per un'etichetta come la barese Minus Habens, sempre pronta ad accettare l'autentico “nuovo” e dare voce oltre che a leggende come Pankow, Clock DVA, Paolo Bragaglia, William Orbit, Aphex Twin, Laurent Garnier, Cabaret Voltaire, Angelo Badalamenti, Brian Eno, Theo Teardo, Depeche Mode, anche a nomi come Capricorni Pneumatici, giusto per fare un esempio e... Interiors.

“Liquid”, è già manifesto programmatico, nella capacità di tessere “trame oniriche”, che si definiscono naturalmente nella mente di chi vi si avvicina tra “spoken words” (i brani Storytelling, Tilt, Desert, Plasma), che non hanno particolare pretesa teatrale, pur nella pregnanza delle liriche (non c'è drammaturgia, né dizione, nel parlato), ma che tanto più risuonano “umanamente vicini” (quanti esempi del genere in Italia? Si è partiti con dischi dimenticati come “In Cauda Semper Stat Venenum” degli Jacula, passando per il “Concerto delle Menti” dei Pholas Dactylus, per approdare ai ben più noti esempi di Starfuckers e Massimo Volume). Il parlato di Corzani non ha però alcuna veemenza, né pretesa di forare la barriera dell'ascolto, è come se le parole siano sottotitoli che fluttuano appresso ai suoni. Racconti, splendidi racconti, dove la realtà diviene trasfigurata, come in un incubo a la Burroughs di “Il Pasto Nudo” (esemplare in materia, Plasma). Suoni non lisergici, non vi è psichedelia qui, l' ”onirico” è reso dalla materia sonica nel complesso, nell'impianto, in breve, dalla sua “sostanza” .

Elettronica, neanche di pulsazione ritmica roboante, seppur sempre presente, ma di rado in primissimo piano (Retrodub/Desert). E' un creare fondali su cui il violino di Erica Scherl (musicista di formazione classica e classico antica, ma con particolare attenzione alla contemporaneità) tratteggia trame minimali. Proprio in “Retrodub”, la Scherl, avvicina trame mediterranee ficcanti, che si ergono a condurre in una danza mentale rigogliosa di spunti ricchi di fascino e grazia. Idem per la pluripremiata “Blue Darkness”, dove il neo-romaticismo nymaniano del violino, riporta alla mente la scrittura del troppo presto dimenticato Zbigniew Preisner e le sue struggenti litanie est europee. Un vero capolavoro. Tra gli altri episodi, spicca “Splunk”, dove il lavoro di Corzani al basso e ai campionamenti, è più che encomiabile e il racconto si fa più espanso, a seminare suggestioni dove Mediterraneo diviene Medioriente/Oriente/Mitteleuropa, come a tracciare una storia millenaria fatta di incroci di culture, tracciata con scambi commerciali, emigrazioni e purtroppo, guerre. A far da collante tematico al tutto, estremamente coeso, l'acqua, emblema di vita, ma oggi più che mai, anche transito di vite spezzate.

“Blue Darkness”, “Retrodub” e “Splunk”, il viatico più luminoso.

 

“Blue Darkness” (cortometraggio)

“Retrodub”(videoclip)

 

L'attività live si fa subito intensissima e vede il duo solcare palchi dei live club italiani più rinomati (“Mob” di Bologna, “Looped” di Pisa), di teatri (“Teatro San Leonardo” di Bologna, “Teatro Leopardi” di San Ginesio), ma soprattutto Festival: “Lugo Contemporanea”, “Adriatico Mediterraneo”, (Ancona) “Leggere la Città” (Pistoia), “Dromos” (Oristano), Calagonone Jazz, Bellaria Film Festival, Chamoisic...

E' il turno però anche di progetti paralleli. E' del 2016, la collaborazione con Alessandro Martignoni aka “Billy Bolla”, per il poetico spettacolo di musica e bolle di sapone (!), “Liquid”, che debutta inaugurando la Stagione “Teatro Musica” di Laboratori Permanenti a Sansepolcro (AR).

La band, partecipa anche all'eccezionale secondo lavoro dell'arpista elettrico Raoul Moretti, “Harpness”, crocevia tra nebulose cosmiche kraut, drones nordici d'oggigiorno e musica “organica”, volta a raccogliere e trasformare suoni di pietre, vulcani, maree, riverberi di caverne...

Una Colonna Sonora per un Albero natalizio

Alla fine dell'anno di pubblicazione del disco d'esordio, arriva, inaspettata, la pubblicazione in rete, di un lungo brano (20 minuti), concepito come colonna sonora per un albero di Natale.

Qui, l'elettronica si fa sovrapposizione di campionamenti ora cristallini, ora fruscianti, sostenuti dal pulsare (liquido, neanche a dirlo, mai ossessivo) del bellissimo suono del basso di Corzani, dal pizzicato del violino e da un coro fanciullesco campionato e reiterato a fasi alterne. La suggestione che se ne ricava, anche per la grande cura della stratificazione, è notevole. Piccole mutazioni (il violino che intorno al quarto minuto diviene suonato con archetto), rendono lo scorrere del suono, che ha sempre un legame stretto con il tema dell'acqua, incantevole. La mente figura più che l'addobbo di un albero, una sorta di sua nascita liquescente attraverso un incantesimo a cura di chissà quali fate, che qui, si fa suono. Il finale riduce tutto a pulviscolo ed è uno sfavillio di luci minimale, su cui la ritmica s'innesta, come a decretare un risultato raggiunto e la melodia disegnata dal violino, trova contrappunto puntuale nella partitura di basso. Tutto, fino a pura dissolvenza. E' fin qui, questa "Soundtrack for a Christmas Tree", il parto più libero, ardito e compiuto del duo. Un vero Capolavoro.

 

  • La Forza della Materia, la Contestazione, il Delirio Astratto

 

Con “Plugged” del 2016, album assai eterogeneo, la materia sonica diviene più solida, la produzione diviene assai più matura e ricercata. Il basso di Corzani si fa più presente già a partire dalla iniziale “Hippysm”, a sostenere la trama ritmica e in questo caso si potrebbe parlare della Scherl, come contrappunto alla sezione ritmica, più che del contrario, come finora scritto. Quello che salta subito all'occhio, è anche la messe di collaboratori coinvolti. Già la seconda traccia, “Cosmic Breakfast”, è anticipata da suoni “cosmici”, ad opera dei Rosetta Comet Signals. Il pezzo è una sorta di dub-lounge nel quale scompare del tutto il violino, per dare spazio ad elettronica pura, con le percussioni in primissimo piano ed estremamente ben articolate. Il contributo maggiore, arriva però dall'attrice e cantante Serena Fortebraccio, co-autrice anche del brano “Disaffection”. La Fortebraccio è presente già nel terzo pezzo, “Pulsing Smoke”, a dare un contributo vocale jazzy e a fornire coloriture con vocalese. L'impianto è trip-hop, con spoken words, ma è l'elettrica di Massi Amadori, la vera protagonista del pezzo. Un suono eccellente il suo, foriero di avanguardie (Ribot/Frisell), cangiante, ora a scarnificare paesaggi sonici, ora ad aggredire con autentiche stilettate, sospesa tra tonale e atonale. La presenza della Fortebraccio, rende però evidenti anche i limiti di Corzani in quanto lettore (la voce nel disco funziona e bene, quando effettata e quando, abbandonata la lettura spoglia del precedente album, si fa “armata”, visti anche i temi trattati, di natura strettamente sociale e tali da lasciar spazio a ben poche allegorie o interpretazioni) e i contributi della Scherl sono rilegati in un pur elegante secondo piano. La chiave di valutazione è nel complesso e questo brano, è quello che inizia a lasciare un segno del disco nella memoria di chi ascolta. “Be Be Sea”, che lo segue, è un buon brano da club dancefloor dub-lounge, ben arrangiato. Ciò che sorprende però è (in questo pezzo come in altri del disco) l'improvvisa virata della band, da cesellatrice di atmosfere cinematografiche, ad una svolta se non “commerciale”, senza dubbio “commerciabile”, ben fatta, ma senza una precisa identità. Ma è solo una prima impressione. Il disco difatti stenta a decollare, ma quando giunge a fuoco, lo fa con precisione clinica. Già la breve “Fabrique”, si muove su territori altri, dove la percussione diviene sgranata e campionamenti assortiti, suggeriscono immagini. “Disaffection” rimescola le carte. Ritornano il violino della Scherl, la voce, qui “soul” della Fortebraccio, il recitato di Corzani, che diviene più canto hip hop. Per quanto bizzarro, il connubio riesce ed intriga, nel suo attacco verbal-sonico, non distante dalla memoria delle Posse dei '90. Una cosa è certa, il violino nel CD, diviene più colore che altro.”Cloudspotting”, vede alla voce Barbara Eramo, a fornire un cameo d'assoluta bellezza. La ritmica diviene sospesa e frantumata, gli interventi di violino, risultano meglio inseriti nel contesto, le sonorità elettroniche divengono eteree, il basso sincopato. E' qui che s'annida un'originalità strettamente contemporanea e personalissima, laddove nell'album fatica ad emergere o se lo fa, risulta un po' farraginoso. Ancora un contributo della Fortebraccio su “Barricades”, dove, ancora una volta, sono le esperienze pregresse di Corzani a balzare in primo piano, Mau Mau, su tutte. La Scherl qui però è più a suo agio e si fa apprezzare anche la chitarra di Mauro Campobasso. Un bel connubio, meno ardito di “Disaffection”, ma nettamente più riuscito. Fin qui, assieme al precedente, l'episodio migliore del CD. Lo staff di Radio3 RAI, apre, tra i diversi campionamenti di un'elettronica mai invadente, “What Time Is It?”, con il nobilissimo suono e le geometrie della tromba di Giorgio Li Calzi e un prezioso violino, ora pizzicato, ora armonizzato quando suonato con arco. Capolavoro e questa volta, è davvero il caso di dirlo. Qui c'è un'intera storia raccontata, che non si fa didascalica, ma tale da essere diversa nella mente di ciascun ascoltatore. Perfetto il connubio, quasi “industrial”, tra elettronica ed acustica, su “Bass Desires”, dove la voce di Corzani, più cantata e ancora sulle barricate, regge benissimo nell'essere distorta, appresso a un violino che si allaccia alle esperienze della Tzadik (viene alla mente Tom Cora). Interessanti anche certi tribalismi che emergono nel mentre. Ritorna un'orchestrazione di sovraincisioni di violino, a render quartetto da camera, su suggestioni, mediorentali, in “Slowcore”, dove l'integrazione tra elettronica e acustica (eccellente la seconda, sgraziata la prima), risulta tristemente poco riuscita, forzata, pur non lesinando personalità. Bellissima “Scratch”, che abbraccia il formato canzone più tradizionale e che trova il suo punto di forza nella voce senza limiti di Boris Savoldelli (chi lo ricorda tra gli ospiti di Bollani, su Rai 3?), unica (e non senza merito) ugola “estesa” italiana (oltre a quella di Petra Magoni e di Cristina Zavalloni), riconosciuta e apprezzata da pubblico e critica, a livello internazionale. La sua capacità di emettere suoni “dada” (prevocali), che spaziano sull'intero range d'emissione possibile da una fonazione umana, si sposa perfettamente all'elettronica, emulandola, compensandola e spostandola di un angolo di visione più in là. Un plauso, al “graffio” (cit.). La cultura dei quartieri americani neri e della protesta elettronica nata con l'hip hop, ritorna con “Limelight Blues”, in uno scenario decostruzionista e aereo, che riprende le atmosfere più desolate di Burial. Esperimento oggettivamente “avant” e completamente a fuoco. Bello. Una versione ridotta della “Soundtrack for a Christmas Tree”, qui di soli 6 minuti, non può che figurare come meraviglia tra tutte. Per quanto la versione più estesa, rimane “il” capolavoro, questa, ovviamente rimaneggiata anche nel mixing, trova un suo posto “necessario”, come degna conclusione, di un lavoro, certo, bulimico nella enormità di sfaccettature che lo interessano, ma che trova, pur con qualche caduta di stile, una dimensione più compiuta e consapevole, rispetto a “Liquid”.

“Pulsing Smoke”, “Cloudspotting”, “Barricades”, “What Time Is It?”, “Bass Desires”, “Scratch”, “Limelight Blues”, sono il percorso qui consigliato e di assoluto rispetto.

 

Link:

“Barricades” (videoclip) : https://www.youtube.com/watch?v=0bfXbaq7vEs

“What Time Is It?” : https://soundcloud.com/interiors2/what-time-is-it

“Cloudspotting”: https://soundcloud.com/interiors2/cloudspotting

“Scratch” : https://soundcloud.com/interiors2/scratch

“Limelight Blues”: https://soundcloud.com/interiors2/limelight-blues

“Bass Desires” : https://soundcloud.com/interiors2/bass-desires

“Pulsing Smoke” : https://soundcloud.com/interiors2/pulsing-smoke

 

Nel 2018, il progetto, incontra il polistrumentista Gianfranco De Franco, con il quale debutta in Giugno, alla Festa della Musica di Palmi, trovando, un ulteriore slancio acustico, grazie ad un notevole impiego di fiati.

Non è questo l'unico progetto a cui Interiors si presta, anzi. Con “Tilt”, deliberatamente ispirato alle ossessioni di Derek Jarman (L'ombra e lo specchio), la band, assocerà ad alcuni brani tratti dai due CD pubblicati, letture tratte dai romanzi di Clarice Lispector e Willams Burroughs. Tutto, nel nome di un'instabilità pronta a tramutarsi in deformazione psichica, delirio onirico. Il progetto è presentato nella Rassegna fiorentina di San Salvi.

“Futurismi”, è invece progetto inaugurato con Boris Savoldelli, di cui prima si è scritto e punta, a portare il scena la relazione tra uomo e macchina, dicotomia ben espressa dalle potenzialità timbriche elettroacustiche e fonetiche del trio, in chiave dichiaratamente eversiva.

 

Ancora nel 2018, la band partecipa alla compilation “Istituto Italiano di Cumbia Vol 2”, per i due giganti dell'indie italiano La Tempesta SUR e Goodfellas. Il brano, inedito, presentato, è “El Pedagogo”. Già il titolo, sembra riconnettersi all'immaginario di Jodorowsky. Il brano suona “buffo”, quasi commento a un cartoon per adulti, con elettronica analogica, stepwalking di basso, rapidissimi campioni vocali e di violino, a cui pian piano si sovrappongono suoni di fiati, percussioni. L'effetto è gustoso e denso di fascino, per quanto, nel fare minimale, arresti la sua progressione nella sezione centrale, trovando, con maggiore successo, una bella melodia di synth nel finale.

 

Interiors live con Gianfranco De Franco

Interiors live Altrove

Il Suono che Aderisce all'Immagine

Da segnalare, la partecipazione al progetto “Planet Ocean”, documentario di Yann Arthus-Bertrand e Michael Pitiot, sonorizzato dal duo, che racconta lo stato attuale del nostro pianeta. Il racconto in immagini e suoni (torna dunque il tema dell'acqua, caro al duo), dura quasi 90 minuti e non si pone come campanello d'allarme catastrofista, ma come accurata indagine dei più grandi misteri naturali del nostro pianeta. Un'indagine volta a far capire, anche a chi è più giovane, come un mondo, inteso quale ecosistema nell'accezione più ampia del termine, sostenibile, più che prospettiva auspicabile, sia cosa possibile. Il commento, nasce da un' interazione osmotica tra i suoni elettronici ed acustici di Interiors, quanto mai volto ad una dimensione più che onirica, “mesmerica”, capace di rapire, catturare, assieme alle immagini filmate fuori e dentro le acque di Oceani. Un vero e proprio viaggio che prelude all'opera più ambiziosa.

Nell'intensissimo 2018, la band infatti, come anticipato, realizza la colonna sonora del film “Vicini” di Federica Biondi, opera della quale, non è ancora lecito parlare, prima che la proiezione nelle sale, abbia inizio.

 


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