Patrizia Laquidara - C'è Qui Qualcosa Che Ti Riguarda (17 aprile 2019, Teatro Fontana di Milano)

Pubblicato il 24/04/2019

{1}Argomento|]1,Inf]Argomenti: Musica

A un certo punto della serata si scusa per la voce colpita da un raffreddore (ma chi se n’è accorto veramente?).  Quando la incontro alla fine del concerto per un rapido saluto, dopo otto anni dall’ultima volta che ho avuto modo di vederla e ascoltarla, la ringrazio perché con la sua splendida e vibrante musicalità ha fatto passare il mio di raffreddore.
La performance di Patrizia Laquidara del 17 aprile scorso al Teatro Fontana di Milano rafforza l’investitura ufficiale e definitiva del potere curativo della musica, il suo risvolto fuori dagli schemi che non ha paura di tentare il grande azzardo sfidando l’indifferenza dei più.  Spesso si dice di una sua forza lenitiva, consolatoria, ma quando quest’arte osa certe altezze è forse di più.  Musica sì ma non solo, luogo permanente di vita e di passione con la forza unica di guarire, interazione che privilegia quello spazio strano e incontaminato che si forma tra l’energia carismatica dell’artista e l’appassionata ma composta attenzione del pubblico.
Ecco allora un’ora e tre quarti dove magia e attaccamento alla vita reale si uniscono in un ideale unisono armonico.  Il concerto più bello mai portato sul palco dalla Laquidara per scelta del repertorio e consistenza di fondo, privo di quel pizzico di discontinuità delle esibizioni di un tempo e finalmente incentrato sui capitoli salienti della discografia dall’esordio ad oggi.  All’inizio la band è sola sul palco, poi la Laquidara fa capolino con la voce di C’è qui qualcosa che figura da sigla iniziale come nel nuovo album.  La band non suona ancora, la scena musicale si popola gradualmente con la nostra che intona il primo vero brano della serata, il lieve tango retro-futurista di Amanti di passaggio, facendo ingresso direttamente dalla platea (dove tornerà a girare a più riprese) scalza, come non infrequente nei suoi spettacoli, e vestita in linea con l’aura di un brano che lambisce e accarezza il passato rivestendolo di contemporaneità.  Parte da qui il viaggio tra realtà e visione dell’ultimo album, trasposto in una dimensione live che travasa e sviscera le intenzioni iniziali del disco in un dilagare di spunti e dilatazioni dei temi portanti e delle sue varie anime.
Patrizia è un fiume in piena, si invola sul suo fascino radioso, gioca d'attesa giusto nel breve svago di Oppure no (unico momento della prima ora di concerto dedicata al passato) per poi immergersi nella sezione esistenzialista di “C’è Qui Qualcosa che Ti Riguarda”.  Quella che con lo sfilare in sequenza di Acciaio e Preziosa sembra materializzare in musica e parole il neorealismo che si respira in pellicole come “La Notte” di Antonioni.  Il disincanto della routine si trasfigura nella fiera e compulsiva rivendicazione di un esistere profondo e vivo, con la voce della Laquidara che libera vibrazioni stralunate e soverchianti. 
La celebrazione della bellezza e della irrinunciabilità della donna percorre e custodisce la varietà delle storie e dei momenti ritratti, facendo da minimo comun denominatore persino nell’altra tematica maggiore dedicata agli scarti esistenziali.  Fa da sfondo al furore electrofolk di Nordesteroeofonico, trasforma l’esortazione di C’è qui qualcosa che ti riguarda in un invito materno ad addentrarsi nelle aree dismesse dell’umanità, incornicia la giocosità post-caraibica di Pesci muti.  Poi torna in primo piano nel finale di set con la lucente elegia mediterranea di Rose (l’omaggio del compianto Fausto Mesolella all’altra metà del cielo) e con Il cigno (The Great Woman), probabilmente la pagina più alta della serata con la sua anima chiaroscurale dove la voce della Laquidara gioca di fino, rendendo con sommessa intensità una sete d’amore libera da rancori e rivendicazioni.
La nostra si diverte e avvince, danza leggera e intervalla con sapienza le varie fasi con la lettura di brevi racconti che rincuorano e alimentano il senso di attesa di altri momenti memorabili come Bello mondo.  Il ritorno al repertorio più classico passa dal tenore rilassato di Le cose, alla briosa apoteosi sudamericana di una Personaggio avvolgente e torrenziale, che innesca un avvincente botta e risposta con l’audience.   Una band semplicemente splendida sottolinea i momenti chiave con grande perizia, concedendosi spesso e volentieri di alzare il tiro.  Le stoccate della sezione ritmica di Stefano Dallaporta e Nelide Bandello, i pieni e vuoti atmosferici del tastierista Andrea Santini, le fiammate ritmico-melodiche tra tandem elettrici e staffette acustiche dei chitarristi Davide Repele e Daniele Santimone.  Il bis finale si avvale del ricorrente ed elusivo divertissement a cappella di Tout Dit (cover della cantautrice francese Camille), del flusso purissimo e senza tempo di L’equilibrio è un miracolo e del congedo leggero e festoso di Indirizzo Portoghese.
Stare per anni senza vedere e ascoltare dal vivo Patrizia Laquidara è tanto possibile quanto inconcepibile, forse un ossimoro perché rischia di far dimenticare l’insostituibile meraviglia che porta in sé quest’artista.  E’ come uno di quei rari sogni di cui si ricorda ogni minimo particolare, una dolce intrusione che sposta improvvisamente la direzione degli sguardi e delle intenzioni del momento, arriva come arriva e ridefinisce la prospettiva esistenziale.
 

C’è qui qualcosa
Amanti di passaggio
Oppure no
Sopravvissuti
Acciaio
Preziosa (incluso recitato da Senza pelle)
Nordestereofonico
L’altra parte dell’altra
C’è qui qualcosa che ti riguarda
Pesci muti
(Racconto)
La luna
(Racconto)
Bello mondo
Le cose
Personaggio
Rose
(Racconto)
Il cigno (The Great Woman)

Tout dit
L’equilibrio è un miracolo
Indirizzo Portoghese

 

Patrizia Laquidara