Belin che bravi Ex-Otago 15/02/2020 - Live report Genova RDS Stadium

Pubblicato il 19/02/2020 - Última actualización: 21/02/2020


Erano più di cinquemila ieri sera quelli che seduti o in piedi, con l’amico o con il partner, soli o in gruppo, applaudivano o ballavano, cantavano o riprendevano le canzoni degli Ex-Otago. Ma la cosa più curiosa era vedere l’eterogeneità del pubblico presente. Intendo una poliedricità sia in termini di età, sia in termini sociali o di appartenenza. Potevi credere di vedere una festa liceale nei parterre, ma anche i loro genitori sulle gradinate; potevi ritrovarti in mezzo a dei giovani universitari da centro storico, ma anche in mezzo ai ragazzi di buona famiglia di Castelletto.

Ecco questo è stato il primo respiro e il primo assaggio che mi ha rimandato la festa degli Ex-Otago: una band nazionalpopolare nel senso più nobile del termine, furbescamente fresca e diretta, ma mai banale; diabolicamente cerchiobottista, ma naturalmente spontanea. Il loro più grande pregio, in un’epoca del graduale disimpegno politico dei giovani a partire dagli ultimi vent’anni, è l’aver compreso l’importanza del contenuto sulla forma, della condivisione sull’ortodossia.

Anche ieri sera è stato tutto preparato attentamente come rigorosamente casuale, spontaneamente giocoso e divertente, ma con dietro un sacco di lavoro per fare apparire semplice quello che in realtà deve essere in tutto e per tutto il frutto di un lungo lavoro. Ed è così che le scenografie, le coreografie, gli inviti sul palco sono riusciti a ritagliare quello spirito di confidenza e famigliarità funzionale a un evento che voleva sembrare una rimpatriata più che un’esibizione. Ed è su questo piano che la band genovese ha stravinto e incantato il suo pubblico regalando tante chicche sia a livello televisivo, sia a livello di aneddoti raccontati con un dialogo sincero in musica.

Con più di venti pezzi riproposti in forma classica, ma anche acustica gli Ex-Otago hanno suonato per più di due ore nascondendo con l’emozione alcuni errori o forse traditi da questa nell’intento di eliminare ogni sbavatura. Ma poca importa quando ti viene la pelle d’oca e la gente si alza in piedi per cantare a squarciagola “Questa notte” o “ Costarica” oppure per ballare senza freni “Cinghiali incazzati” “Gli occhi della Luna” o “ The Rhythm of the night”.

Carucci visibilmente emozionato ci mette un po’ per sciogliersi davanti al suo pubblico, risultando fondamentale il ruolo ricoperto da Francesco Bacci, chitarrista istrionico e sfrontato della band. Inutile sottolineare il fatto che sia stato il trionfo della genovesità, non in senso culturale ma piuttosto in senso di appartenenza e di affetti universali per una terra matrigna, ma anche molto romantica.

Dopo Pasino, Nebbiolo e L’ultimodeimoicani il punto più alto della performance è stato forse raggiunto con i duetti inscenati con i Coma Cose e Jack Savoretti.

La scaletta lascia spazio ai vecchi e ai nuovi Ex-Otago, ma soprattutto alla freschezza di una band che ha nella sua elasticità mentale, ancor prima che musicale, il suo punto di forza per non essere mai etichettata fino in fondo. Piano, piano emergevano le personalità di tutti i componenti del gruppo a testimonianza del fatto che gli Ex-Otago non sono una One man band. La musica è leggera, ma mai sciocca e vuota, sempre divertente, ma mai superficiale e banale. Anche i testi si riscopre anche in una nottata del genere che poi non sono così scontati. Come vedere un film di Bud&Terence. Alla fine non ci si prende mai sul serio, ma finisci di vedere un film e quando smetti di ridere sopraggiungono anche delle riflessioni serie.

L’inno generazionale vorrebbe diventare “Costarica” cantata con il pubblico e citata da Carucci come la nuova “ma se ghe pensu”. Eh sì gli Ex-Otago anche in questo sono molto scaltri: non disdegnano gli accostamenti con un passato obiettivamente molto lontano (vedi De Andre’, Bindi, Lauzi) ma non perdono occasione per ricordarci che ognuno vive il suo tempo, la “sua Genova”. Quella esperienza rimarrà irripetibile e unica nella storia.

Altro bel aneddoto il racconto di Carucci relativo al graffito iconico sugli Ex-Otago eseguito da pochi mesi, da un writers su un muro di Marassi (loro quartiere nativo).

Per un attimo la recita e il personaggio artistico si è spogliato di tutta la sua carica agonistica per riconoscere che davvero essere stati scambiati da parte di un anziano del quartiere per gli appartenenti alle Brigate Partigiane liguria era qualcosa di ben più importante e nobile rispetto a fare parte di una band musicale. Onore al merito.

 

Concludo facendo riferimento a ben due encore, fatto non proprio usuale di questi tempi, ma dovuto alla gente che con tanto affetto ha risposto all’appello in quella Genova che tutti denigrano , ma che tutti amano follemente fino a diventarne schiavi … d’amore.

 

Questa notte

Le macchine che passano... 

Bambini... 

Tu non mi parli più

I giovani d'oggi ...

Gli occhi della Luna

Giaguar gialla

 Torniamo a casa

La notte chiama

Tutto bene 

The rhythm of the night cover Corona

 

Encore 

Questa notte piano... 

Scusa ... piano

Tutto ciò che abbiamo … piano 

Costarica 

Amore che vieni, amore che vai cover DeAndre 

Mare 

Foglie al vento (disco) 

La Nostra pelle... 

Tutto ciò che abbiamo

Quando sono con te... 

 

Encore 

Solo una canzone... Jack savoretti 

Ci vuole molto coraggio 

Cinghiali incazzati