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Discography

The Beatles

Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band

Review
Posted on 09/12/2018

A Record (as this) in the Life

Paul è morto dicono, ma a quanto pare, il clone canta come lui e scrive divinamente. Di certo, ciò che è morto, è il sentirsi giovani, un po' come quel passaggio che ebbe a vivere, decenni dopo, una band di nome Blur con il disco omonimo e "13".
E' stato consumato il litigio con l'amato Bob Dylan, che si è permesso di insultare la loro musica, tacciandola di banalità e dopo la sublime perfezione/invenzione di "Tomorrow Never Knows", nulla può essere più lo stesso, non si può più tornare indietro, quel passo deve arrivare a compimento con un album intero. Bisogna spingere l'acceleratore sulla ricerca e il denaro certo non manca. Bisogna abbandonare l'idea del live show, ma anche questo, non sorprende, nel tour concluso, nulla tra i brani definiti "rivoluzionari", è stato eseguito, basta ricorrere ad altre forme, più innovative, perché no? Un film, ad esempio!
Intanto, "The Psychedelic Sounds" of the 13th Floor Elevators, è uscito da un pezzo, i Doors hanno cantato "La Fine" e il complesso di Edipo, fino alla dissoluzione "Alla Fine della Notte", i Velvet Underground, hanno sbucciato banane e violentato strumenti, portando in dimensioni altre, dove campeggiano le avanguardie contemporanee. Frank Zappa, con le sue Madri dell'Invenzione, ha sconvolto tutti con il primo album a concetto della storia, "Freak Out!", Bob Dylan ha fatto un doppio, con contributi orchestrali e brani fuori dalla grazia di Dio (Blonde on Blonde), i Red Crayola, stanno per uscire con quell'incredibile gioiello di "The Parable of Arable Land" e la Bonzo Dog Doo Dah Band, con "Gorilla". I Pink Floyd, hanno pubblicato "Arnold Layne", Jimi Hendrix, chiede se si è "esperito" in qualche modo......I Soft Machine di Robert Wyatt, non hanno inciso nulla, ma suonano in giro come degli ossessi, la Incredible String Band, ha già pubblicato un album e sta per farne uscire un seminale, secondo capitolo.
C'è un contenitore per tutto questo mondo, durerà poco, appena un biennio, ma servirà ad illuminare menti e ad espandere "porte della percezione", per citare il buon vecchio Haldous Huxley e si chiama UFO club. Guardacaso, questo posto, è proprio a Londra e un tale John Lennon è lì sempre, come una curiosa performer, giapponese, tale Yoko Ono, appartenente ad un movimento artistico noto come Fluxus, che si presenta con esibizioni shock, durante le quali urla come un'ossessa.
Eh si, bisogna proprio spingerlo quell'acceleratore, perché il mondo della musica è cambiato in un paio di anni soltanto e si dice possa rivoltare vite e coscienze.
Bisogna raccogliere dall'aria, tutto quanto circola e farlo roteare come in un caleidoscopio, tra visioni d'Oriente e Occidente in preda ad allucinazioni. George Martin deve davvero mettersi d'impegno, l'idea è chiara, un album concept, che, bocciata una prima idea, a parlare di infanzia, inventa la storiella dell'orchestrina di un tale Sergente Pepper (davvero un po' misera come cosa, ma condita con ironia e autentico slancio surreale). Nessuna pausa tra le tracce, come un flusso di coscienza REM, unico. Bisogna vedere Attraverso lo Specchio di Alice (Carroll).
E' necessario vivere fuori dal mondo reale (129 giorni e quasi 700 ore di registrazione), immaginare un packaging che metta assieme un pastiche della Storia, da Gesù Cristo a Groucho Marx; chiamare ad incidere un' orchestra di 60 elementi che suoni rispettando le battute, da un pianissimo a un fortissimo, ma in maniera atonale, usare le casse armoniche di due pianoforti a coda come risuonatori, impiegare nastri magnetici che rielaborino il tutto, un harmonium che renda l'Apocalisse (Rivelazione) più vera, un fischietto per cani, perché non manchino ultrasuoni. Bisogna ottenere "un suono che parta dal nulla per arrivare alla fine del mondo" (A Day in the Life).
Una fatica IMMANE, che regala una perfezione formale inaudita e giocosa, degna di quattro Grammy Awards e trentadue milioni di copie vendute nel mondo. Ma deve essere una festa e mentre si registra, ci vogliono gli amici in studio... Brian Jones, Keith Richards, Mick Jagger, Marianne Faithfull, Graham Nash, Donovan e devono volare palloncini dappertutto, bolle di sapone, bisogna avere nasi finti e mascherarsi (tutto folle, ma VERO). E poi, chissenefrega di un solo campionamento di suoni ambientali? Andiamo in giro a registrare un MONDO di suoni, TUTTO il Mondo!.
E tutto è contenuto, in questa "terra desolata" (T.S. Eliot) della musica pop, così come l'album è stato definito.
Mi rifiuto di parlare delle tracce singole, sarebbe inutile, dico solo che "A Day in the Life" è sublime, quanto lo sono "Lucy in the Sky with Diamonds", "She's Leaving Home" (dove la penna del "non morto" McCartney, si fa sentire forte), "Being For The Benefit Of Mr. Kite", "Within You Without You" (quanto i Led Zeppelin di "Kashmir" avrebbero preso da qui?). C'è una sola cosa che mi fa arrabbiare a morte, il fatto che quello stupefacente in musica di "Strawberry Fields Forever" e quella delizia melodica di "Penny Lane", non furono inserite tra questi solchi (prima usciti come unico A Side single) e non è un peccato veniale, una mossa commerciale (certo, usanza dell'epoca), che questi geniali, adorabili, viziati borghesi, non seppero risparmiarsi, come arrogante vezzo. Punto. (Benedico l'ultima edizione, che ne include take varie, assieme a tante alternative tracks, ma non è la stessa cosa, no, non lo è). Non solo, quell'acceleratore, venne spinto dunque e infine, non abbastanza da pubblicare l'ambiziosa The Carnival of Light: suite psichedelica di 14 minuti, incisa all'inizio del 1967, in occasione del “The Million Volt Light and Sound Rave” (evento tenuto al Roundhouse Theatre, il 28 Gennaio e 4 Febbraio 1967), che certo, avrebbe gettato una “cattiva luce”, sui quattro baronetti, ma che rimane, per chi ha orecchie non legate ad un'idea del “bello” inteso come “facile”, il racconto di ciò che una band poteva essere e non è mai divenuta.

AMO questo disco, come poche cose.
Dedicato al mio amico e collaboratore Andrea Quattrini e al M° Francesco Villa.

The Beatles - Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band

The Beatles

Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band

Cd, 1967, Parlophone
Genre: Pop

Traks:

  • 1) Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band
  • 2) With a Little Help from My Friends
  • 3) Lucy in the Sky with Diamonds
  • 4) Getting Better
  • 5) Fixing a Hole
  • 6) She's Leaving Home
  • 7) Being for the Benefit of Mr. Kite!
  • 8) Within You Without You
  • 9) When I'm Sixty-Four
  • 10) Lovely Rita
  • 11) Good Morning Good Morning
  • 12) Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band (Reprise)
  • 13) A Day in the Life

Information taken from the record

Nota: Il brano “A Day in the Life” dura 5:04. Dopo qualche secondo di silenzio, al minuto 5:10, inizia la traccia fantasma “Sgt Pepper Inner Groove”, contenente varie voci in backmasking. (fonte: Wikipedia)

Formazione:
John Lennon:
voce, chitarra ritmica, organo Hammond, pianoforte, armonica a bocca, tamburello, maracas, chitarra acustica in Lovely Rita e A Day in the Life
Paul McCartney: voce, basso, pianoforte, organo Lowrey e Hammond; chitarra solista in Fixing a Hole
George Harrison: chitarre elettriche, voce, armonica, maracas, tambura, sitar in Within You Without You, chitarra acustica in Lovely Rita, conga in A Day in the Life
Ringo Starr: batteria, congas, tamburello, maracas, campane tubolari, voce in With a Little Help from My Friends

CON:

George Martin: harmonium; clavicembalo in Fixing a Hole, organo Hammond in With a Little Help from My Friends, pianoforte in Getting Better e Lovely Rita, effetti sonori in Being For the Benefit of Mr. Kite
Neil Aspinall: Tambura in Within You Without You, armonica
Mal Evans: allarme della sveglia in A Day in the Life
Matthew Deyell: tamburello
James W. Buck, Neil Sanders, Tony Randall, John Burden: corno in Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band
Erich Gruenberg, Derek Jacobs, Trevor Williams, Jose Luis García, Alan Loveday, Julien Gaillard, Paul Scherman, Ralph Elman, David Wolfsthal, Jack Rothstein, Jack Greene: violino
John Underwood, tephen Shingles: viola
Dennis Vigay, Alan Dalziel, Reginald Kilbey, Allen Ford, Peter Beavan: violoncello
Anna Joshi: Dilruba in Within You Without You
Amrit Gajjar: Dilruba in Within You Without You
Buddhadev Kansara: Tanbura in Within You Without You
Natwar Soni: Tabla in Within You Without You
Musicisti indiani non identificati: Sitar, Swarmandal in Within You Without You
Gordon Pearce: contrabbasso
Sheila Bromberg: arpa in She's Leaving Home
Robert Burns, Henry Mackenzie, Frank Reidy: clarinetto in When I'm Sixty-Four
Barrie Cameron, David Glyde, Alan Holmes: sassofono in Good Morning Good Morning
John Lee: trombone

 - Orchestra di quaranta elementi in A Day in the Life:
Violini: Eric Gruenberg, Granville Jones, Bill Monro, Jurgen Hess, Hans Geiger, D. Bradley, Lionel Bentley, David McCallum, Donald Weekes, Henry Datyner, Sidney Sax, Ernest Scott.
Viole: John Underwood, Gwynne Edwards, Bernard Davis, John Meek.
Violoncelli: Francisco Gabarro, Dennis Vigay, Alan Dalziel, Alex Nifosi
Contrabbassi: Cyril MacArther, Gordon Pearce.
Arpa: John Marson.
Oboe: Roger Lord.
Flauti: Clifford Seville, David Sandeman.
Trombe: David Mason, Monty Montgomery, Harold Jackson.
Tromboni: Raymond Brown, Raymond Premru, T. Moore.
Tuba: Michael Barnes.
Clarinetti: Basil Tschaikov, Jack Brymer.
Fagotti: N. Fawcett, Alfred Waters.
Corni: Alan Civil, Neil Sanders.
Percussioni e timpani: Tristan Fry