Logo di Estatica

Radar: Interview 05/05/2017

Posted on: 05/05/2017 . Last updated: 18/08/2017


I Radar pubblicano il primo album nel 1982 e il secondo nel 2016, davvero un fatto non comune per un gruppo pop. Abbiamo intervistato Nicola Salerno dei Radar, mentre alle ultime due domande risponde Joyello Triolo.

Cosa è successo nel 1983 che vi ha fatto scomparire dalle scene musicali, malgrado nel 1982 eravate ben lanciati, anche con apparizioni televisive?

E’ successo che, nonostante la promozione (e un contratto per altri 2 album), il disco non andò bene (per quei tempi; al giorno d’oggi sarebbe un successone!!). Ma la cosa peggiore fu che cambiò la direzione artistica della WEA, a cui non piacevano i nostri nuovi brani. Quindi dopo un anno di provini e litigi (con la WEA, non tra di noi) il gruppo a malincuore si sciolse.

Cosa ricordi di quel vostro primo album?

In primis ricordo ovviamente l’emozione, a poco più di vent’anni, di poter firmare un contratto con una major, la WEA. Una cosa che ritenevo impossibile! Ricordo inoltre come si facevano seriamente le cose allora: 4 settimane in studio di registrazione; tutto il disco suonato a mano senza computer, con al massimo una batteria elettronica rudimentale; synth analogici, niente campionamenti; niente autotune o roba simile. In pratica facevamo allora un sound che (trenta e passa anni dopo) cercano di rifare ORA i Baustelle! Ahahahaha! E poi promozione radio, tv, due video (ora dispersi). Insomma le cose fatte per bene. Peccato il risultato, ma poi negli anni il nostro album è stato rivalutato.

In tutti questi anni hai continuato a suonare?

Sì, anche se non a tempo pieno. Tra le varie cose ho avuto un’altra band in trio, sempre elettronica ma più cattiva, musicalmente più difficile e sarcastica (Art Erios) rispetto ai RADAR. Poi ho lavorato in duo col cantante newyorkese Corey Andrew (Corey and Cosmo), ho fatto cose da solista col nome Cosmo (recentemente usurpatomi, al che non lo uso più), e soprattutto ho ripreso dal 2013 a produrre musica coi NAD Neu Abdominaux Dangereux, un progetto, diciamo, pseudo-jazz con cui siamo al terzo disco, in uscita il mese prossimo, sempre su etichetta Kutmusic. Sostanzialmente è un duo col chitarrista d’avanguardia Roberto Zorzi più, di volta in volta, diversi collaboratori, sia italiani che stranieri.

Qual è la scossa che ti ha fatto tornare la voglia di proporre un nuovo lavoro?

Il fatto che siamo in un’epoca in cui l’elettronica e, in parte, anche il revival anni ’80 stanno dominando la scena. Quindi, sapendola lunga in elettronica (il mio primo synth lo comprai nel 1979 e il primo campionatore nel 1985) e avendo voglia di fare qualcosa di più pop rispetto ai NAD, ho re-iniziato a scrivere canzoni cantate (i NAD sono strumentali).

Ci sono stati problemi per l'utilizzo del nome "Radar"?

Beh, di gruppi RADAR nel mondo, almeno quelli iscritti a Discogs, ce ne sono circa 44.
In Italia, a quanto mi risulta, abbiamo solo il precedente del “Quartetto Radar” negli anni ’50/60. Ma non esistendo più, e non essendo noi un quartetto, non credo proprio ci siano problemi. Anche il modo di scriverlo (quando possibile) tutto maiuscolo in Helvetica Bold, con la prima A e l’ultima R rovesciate è nostro dal 1981, quindi…

Penso che i testi ironici siano tra i più difficili da scrivere, come ti rapporti con questo tipo di scrittura?

In questo album sono andato di getto. Ho preso ispirazione da cose di tutti i giorni e le ho buttate giù rapidamente. Devo però dire che non amo molto scrivere i testi (difatti nel disco del 1981 essi erano fatti in coppia con l’ex membro Alessandro C.), per cui nel prossimo album saranno non solo a mio carico, e forse in parte cambierà anche il linguaggio, meno ironico e più visionario. Per quanto riguarda lo stile, è importante non usare parolacce (ce n’è solo qualcuna di sfuggita) ed essere divertenti ma non volgari.

Ci racconti qualcosa sulla composizione e sulla registrazione dei brani? Ho visto nel libretto che hai tenuto a sottolineare che non sono presenti campionamenti...

No, non uso più campionamenti. Come già detto prima, ho iniziato nel 1985 e ho campionato di tutto e di più per trent’anni. Poi, nel 2015, col “trentennale”, ho smesso perché ho deciso che non se ne può più di campionamenti altrui su brani (in teoria) originali. Passi ancora ancora per le voci parlate, ma loop o frasi musicali NO. Per cui, in caso, in futuro userò solo campionamenti originali. In re-pop, comunque, non ce n’è di alcun tipo.
La composizione e gli arrangiamenti sono completamente elettronici, senza outboard esterni. Sono vecchio, ho lavorato per decenni con tastiere, moduli, mixer… tutta roba pesante e ingombrante! E piena di cavi da collegare!! A me non pare vero, oggi, di avere tutto su un computer pilotato solo da una tastierina. E’ tutto molto più comodo! Va da sé che questo significa il mio totale disinteresse per tutti i i nuovi synth analogici o digitali, macchinette esterne con pulsanti colorati ecc. ecc. Io compongo, sul computer, coi synth e i mixer virtuali e basta. W la leggerezza tecnologica. Del ritorno alla registrazione analogica non mi curo (peraltro è anche troppo cara), ma ovviamente amerei poter stampare i nostri dischi in vinile, anche se da master digitale. In futuro vedremo.

Come è nata la collaborazione con Aldo Nove relativa al brano "Plastic People"?

Aldo è più giovane di noi di circa 9/10 anni. Quando uscimmo nell’’81 col primo album, lui (quattordicenne) lo sentì, gli piacque e poi anni dopo ci citò in un suo racconto. Da cui il successivo nostro contatto. Scoprimmo che sapeva a memoria i testi di diversi nostri pezzi! Abbiamo riadattato insieme una sua poesia che ci piaceva molto. “Plastic People”, appunto.

Nell'ascolto dell'album ho notato una certa contrapposizione tra le musiche che definirei estremamente attuali e i testi non facili da sentire propri, in quanto probabilmente molto personali.

Mah, questa è un’osservazione che non mi è mai stata fatta. In realtà non mi sono molto preoccupato di quell’aspetto. I testi sono personali, ma anche no. Sono scenette in cui ci si può anche identificare, ma non vanno presi troppo seriamente, cercando significati reconditi. La cosa importante, nei RADAR, è la musica e la vocalità a 3. I testi, al contrario di quanto accade per il 95% della musica italiana, sono meno importanti della musica, mai viceversa. Non siamo un gruppo “impegnato” (non ti sembra ce ne siano fini troppi?), ma nemmeno demenziale. Diciamo una via di mezzo.

State promuovendo l'album con delle date?

Per ora no, ma a breve credo di si. Stiamo lavorando sugli arrangiamenti da suonare dal vivo, che sarà con le tre voci + una chitarra acustica + una tastiera tutto live, ma con sotto base fatta dal computer. Il repertorio sarà misto tra il primo e il recente album.

Avete già in mente se ci saranno ulteriori sviluppi al progetto, o dovremo aspettare altri 30 e rotti anni? :-)

Sì alla prima domanda e assolutamente no alla seconda! E’ già in lavorazione il prossimo album che dovrebbe uscire entro fine del 2017 o  ai primi 2018.


Radar
I Radar nel 2016
Radar
I Radar nel 2016
Radar
I Radar nel 1981