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KLIPSCH CORNWALL III: linea rossa tra l'hi-fi e l'hi-end.

Pubblicato il 05/06/2017

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Non è la prima volta che vi propongo un diffusore Klipsch… il fatto è che recensirle è decisamente piacevole. Le Cornwall però sono a mio avviso una non sottile linea rossa: uno spartiacque. Assieme cercheremo di capire il perché di questa figura retorica, che nel caso delle Cornwall calza a pennello.

PREMESSE

Questa volta l’impianto era minimal: computer portatile (vecchio di 7 anni), TEAC UD-503 come DAC, ANAVIEW AMS0100-2300 come finale e cavi autocostruiti. Questo perché volevo spostare poche cose dal mio impianto: ho infatti deciso di ascoltarle nel mio laboratorio (tra scarti di legno ed attrezzi). Insomma il loro peso suggeriva alla mia schiena che faticare per poi restituirle non era una scelta così geniale. Il laboratorio è più piccolo, meno curato… tuttavia ho dovuto ricredermi… si ascolta benissimo pure lì.

DESCRIZIONE

Ok sono diffusori del 1959… o meglio la loro terza evoluzione, che vede un’impalcatura tecnica identica alle originarie, con qualche modifica per aggiornamenti tecnologici.

Insomma il design è decisamente retrò, ma a me piacciono e a mia moglie pure, se avessi dovuto acquistarle non avrei faticato a convincerla.

Sono un diffusore a tre vie. La gamma bassa è data in pasto ad un woofer da 15” a 4 onde con cono in carta, i medi sono curati da un driver da 1,75” caricato a tromba trattrix, come anche il driver da 1” in titanio dedicato agli alti. (poi a ben vedere al primo driver sono dedicati medi ed alti, al secondo solo la gamma più acuta).

Il diffusore è a caricato in reflex, ma si differenzia assai dai diffusori moderni, spesso quasi identici l’uno all’altro: le Cornwall sviluppano il reflex a fenditura costruito in modo tale da rendere il diffusore simile ad un vented.

Klipsch ben conscia dell’importanza del posizionamento lascia l’acquirente totalmente libero nel scegliere il posizionamento: in angolo, col il maggior rinforzo dei bassi; vicino al muro, con un rinforzo minimo del basso; lontano dalle pareti per un suono più asciutto.

Il cabinet è in multistrato di MDF impreziosito ed abbellito da un’impiallacciatura a libro disponibile in: noce, ciliegio o frassino nero.

I morsetti posteriori accettano filo spelato, banane o forcelle e sono idonei al biwiring o biampling.

L’ASCOLTO

Ok mi ripeto, a mio avviso la serie Heritage sono le vere Klipsch: sono quelle ideate dalla mente geniale del colonnello, sono i migliori diffusori che ancor oggi l’azienda produce, sono decisamente ben suonanti etc…

Tuttavia ad oggi credo che le Cornwall III siano una non sottile linea rossa che divide l’hi-fi dall’hi-end. “Ma l’hi-end non è solo quello che costa un capitale?” Onestamente credo che sia hi-end tutto ciò che suona decisamente bene, e senza troppe titubanze sia capace di esaltare pochi secondi dopo che sia stato attivato. Le Cornwall III costano circa 7000€ a listino, ma le ho trovate online anche con sconti del 40%... insomma decisamente non male.

Non c’è stato un attimo di titubanza, non c’è stato un solo attimo di rimpianto dei miei diffusori, c’è stato solo molto divertimento ed emozione… se questo non basta per definire hi-end un paio di diffusori onestamente non saprei che potrebbe servire.

Timbrica eccezionale, naturalezza e dettaglio evidenti. Dinamica corretta e microdinamica impeccabile. Tridimensionalità entusiasmante e scena di ampio respiro… scena da cui i diffusori spariscono totalmente. Le Cornwall III hanno un qualcosa che molti diffusori di oggi hanno semplicemente dimenticato: probabilmente Paul sapeva un fatto fondamentale, sapeva che i diffusori dovevano suonare.

Il fatto bello è che nessun genere li metteva in crisi: dal Jazz al Rock, dal Metal alla Classica, dai concerti per archi ai concerti per organo niente ha fatto notare un problema o un non gradimento.

Cosa mi porto a casa?

Essenzialmente mi rimane la grande emozione di averle avute nel mio ambiente, e l’amaro che non posso prendere ogni diffusore che mi piace.

TECNICA

Dando un’occhiata al grafico di risposta in frequenza possiamo notare un’ottima linearità di risposta, compresa di quella poca potenza in più sul basso al di sotto dei 100Hz. Potremmo preoccuparci del fatto che non sembra scendere molto in frequenza, dato che già attorno ai 45 Hz la risposta è in calo; tuttavia ricordo che molte registrazioni adottano un filtro al di sotto dei 50Hz (talvolta anche al di sotto dei 100Hz), che taglia queste frequenze.

Questo “difetto” tuttavia è controbilanciato da un THD assai basso e da una risposta all’impulso fulminea.

CONCLUSIONI

Le Cornwall III sono diffusori che si impongono nell’ambiente, richiedono certamente attenzione e non possono essere inseriti senza fare un poco di prove di posizionamento. Trovata la posizione saranno però capaci di regalarvi grandi ascolti ed emozioni, non perché saranno loro a darvele, bensì loro saranno solo il mezzo con cui la musica vi parlerà, ma saranno un ottimo veicolo.

Decisamente un diffusore che divide, non solo gli appassionati, ma divide a mio avviso tra ciò che è hi-fi e ciò che è hi-end. L’hi-fi è un ottimo modo per ascoltare musica: l’hi-end è invece un ottimo modo per far si che la musica ci parli. Le Cornwall III permettono alla musica di parlare e di farla da padrone: questo le rende hi-end.

Photography by Marco Maria Maurilio Bicelli
Photography by Marco Maria Maurilio Bicelli
Photography by Marco Maria Maurilio Bicelli
Photography by Marco Maria Maurilio Bicelli
Photography by Marco Maria Maurilio Bicelli
Photography by Marco Maria Maurilio Bicelli
Photography by Marco Maria Maurilio Bicelli
Topic: Riproduzione audio hi-fi