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Intervista agli autori del libro "Franco Battiato. La cura 27 canzoni commentate 1971-2015"

Pubblicato il 10/02/2017

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Abbiamo recensito con entusiasmo il libro "Franco Battiato. La cura 27 canzoni commentate 1971-2015", un progetto interessante ed ambizioso. Dalla lettura del libro sono sorte delle curiosità che grazie all'editore D’Ambrosio abbiamo cercato di approfondire con gli autori stessi del volume, Paolo Jachia e Alice Pareyson.

Quando è nata l'idea di scrivere un libro su Battiato?

L'idea dell'analisi letteraria applicata alla canzone è un progetto che Jachia, D’Ambrosio e Pareyson hanno particolarmente a cuore da molto tempo. L’idea è nata da un confronto quasi trentennale (D’Ambrosio è stato un giovanissimo allievo di Jachia allora giovanissimo docente). Ora Paolo Jachia è professore di semiotica delle arti e di letteratura ed è critico di canzone d’autore italiana, mentre Fabio D’Ambrosio è interessato ai nuovi linguaggi, vale a dire a sperimentazioni linguistiche e contenutistiche con finalità sociale e al loro ruolo nei fenomeni culturali di massa. Alice Pareyson (la coautrice) si interessa di letteratura russa e inglese in particolare di avanguardie di inizio Novecento e avanguardia vuol dire sperimentazione contenutistica e formale con finalità sociale.

Venendo al libro e alle modalità di scrittura e realizzazione possiamo dire che siamo “sopravvissuti” a scontri intellettuali (e caratteriali) violentissimi: come dice Battiato di Sgalambro, non ci azzanniamo ma siamo “tipi tosti”! Siamo così riusciti, davvero con grande fatica, a concludere un volume che è la negazione di una delle caratteristiche fondamentali della società contemporanea, la fretta. Al contrario, noi ci siamo presi tutto il tempo del mondo per maturare qualcosa di cui siamo profondamente convinti. Non della sua perfezione, della sua importanza. E l’importanza viene dalla scelta complessiva, al di là dunque della perfettibilità dei risultati. Ma questa è una caratteristica dello sviluppo e della metodologia delle scienze umane. È alla luce di tutto questo che ribadiamo l’esito della nostra ricerca: Franco Battiato con il suo altissimo lavoro artistico (canzoni, film, quadri, azioni teatrali...) prosegue le tensioni più alte e più significative delle avanguardie novecentesche.

In più, l’attenzione alla canzone (come al cinema) è ovvia in quanto è l’ambito dove poter cercare, e trovare, validi approfondimenti letterari calati nell’immaginario collettivo. La canzone è letteratura. Le canzoni hanno modificato la percezione dell’arte e della società e dobbiamo cercare di comprendere quindi la specificità artistica di questo fenomeno e la sua storicità in un percorso di analisi del nuovo. L’analisi letteraria è lo strumento metodologico che legittima fin dalle premesse tale percorso. Battiato è il tetto perfetto di questo edificio, un ottimo anello di congiunzione tra la canzone e la letteratura perché la sua ricerca attraverso la canzone prosegue le tensioni più alte e significative delle avanguardie novecentesche. Perché parlando di Battiato dobbiamo affrontare Joyce, Eliot, Hemingway, Leopardi, Dante, D’Annunzio, Tristan Tzara, Paganini, Schopenhauer, Kant, Guénon, Gurdjieff, Cobden Sanderson, Virginia Woolf, Lama Tibetani, Nietzsche, testi biblici, Veda, Upanishad, Freud, Edith Stein, Gesualdo da Venosa, Charlie ‘bird’ Parker, Seneca, Socrate, Mircea Eliade, Ockham, Lessing, Tommaso D’Aquino, Verlaine, Gibbon, James Hart, Spengler, Bondie Dietaiuti, Catullo, Buzzati, Plotino, Giordano Bruno e altri ancora...

Come avete proceduto per la sua realizzazione?

Partiamo dall’idea che Paolo Jachia ha già a corredo tutta la bibliografia di Sgalambro unitamente ad un’approfondita conoscenza dei testi degli autori che abbiamo citato prima (accademicamente parlando ha ottenuto l’abilitazione a professore associato in letteratura italiana generale e contemporanea e in critica letteraria). Aggiungiamo la realizzazione di una ventina di volumi di critica di Jachia sulla canzone d’autore e di critica letteraria in più di 25 anni di militanza sull’argomento. E qui tutta l’importanza dell’entusiasmo e della freschezza dell’intelligenza “nuova” di Alice Pareyson e del rigore avanguardistico di D’Ambrosio e della sua casa editrice... come abbiamo proceduto? Beh, lo confessiamo: litigando parola per parola e pubblicando solo quando eravamo davvero convinti... o sfiniti!

Qual è il primo album di Battiato che avete ascoltato?


Battiato fa parte del nostro approfondimento sulla canzone d’autore da sempre. Paolo e Fabio (si sono conosciuti 30 anni fa) ascoltano Battiato “da sempre”, a partire dalla fase sperimentale. La giovane Alice invece ha iniziato l’approfondimento su Battiato molto prima che il libro entrasse nella fase di realizzazione, da L’ombrello e la macchina da cucire, che è un disco fuori da qualunque canone: il disco giusto per iniziare a vedere la canzone da un altro punto di vista. “Mondi paralleli” dunque e non “lontanissimi”, al di là del tempo e dell’anagrafe.

Dalle primissime produzioni di Battiato, raccolte nell'LP Franco Battiato del 1982, che io sappia mai ristampate in digitale, sarebbe stato difficile immaginare un'evoluzione tale del suo autore. Si tratta di un album piacevolissimo, ma distante sia dalla sperimentazione, che dalla canzone d'autore.

Stai parlando del disco antologico del 1982 che raccoglie le canzoni scritte da Battiato nel suo periodo che noi definiamo leggero, “quand’era giovane”, e andava in balera con Ombretta Colli… In realtà noi pensiamo che Battiato sia sempre Battiato, sempre a cavallo, per tutta la sua esistenza creativa, tra un’esigenza comunicativa e una ricerca sperimentale e d’avanguardia. Battiato sa come parlare al pubblico, è un animale artistico che sa cos’è il mercato e sa come educare il pubblico e portarlo a esperimenti assai complicati (la canzone di minor successo di Battiato sono i suoi film e sul loro valore anche tra “noi tre” ci sono opinioni discordanti). Battiato comunque fa cambiare il modo di ascoltare del pubblico fornendo sempre nuovi stimoli. Se pure non si volesse considerare Battiato un grande artista (e l’accademia italiana prosegue nel non volere dedicare un corso istituzionale alla canzone d’arte del Secondo Novecento e ad aprire cattedre ripetitive su qualunque altra cosa mentre per tutti la canzone è la colonna sonora della vita) un ottimo operatore culturale.

Per anni il periodo sperimentale di Battiato era disponibile solo su vinili che mettevano due album in uno, scartando alcuni pezzi ritenuti meno interessanti. Non ho idea di cosa ne pensasse Battiato di questa operazione, ma dal punto di vista culturale, c'è veramente da mettersi le mani nei capelli…

L’appiattimento culturale degli anni ’70 e ’80 a cui tu fai riferimento fa ridere se confrontato alla catastrofe psicocosmica dell’epoca attuale... Come avevano ben evidenziato Pasolini e molti altri intellettuali come Luigi Pareyson, a partire dagli anni Ottanta si è abbattuto sull’Italia e sul pianeta un progressivo impoverimento culturale dovuto alla massificazione del consumo. Ma già lo dicevano negli anni ’70 che tutto era ormai perduto… se potessero vedere come siamo ridotti oggi ammetterebbero di aver peccato di ottimismo. Comunque negli anni ’70 le case discografiche investivano in decine di gruppi musicali, erano anni di straordinaria produzione artistica, benché la massificazione deteriore fosse già galoppante. Oggi le case discografiche hanno abdicato ad ogni funzione di ricerca e difendono essenzialmente ragioni di mercato. Il Battiato degli anni ’70 oggi, ne siamo certi, non verrebbe edito. E facciamo un esempio concreto e diretto al riguardo. Nel ’78 Battiato produsse un disco di Giusto Pio, suo maestro. Il disco era Motore immobile. Gianni Sassi mutilò il lavoro togliendone un pezzo (che fu solo in seguito pubblicato col titolo Motore mobile). Battiato provò a fargli cambiare idea, ma senza successo. Vero che i dischi uscivano mutilati, due album in uno, ecc. ma almeno uscivano! Oggi un disco come Motore immobile probabilmente non lo troveresti nemmeno sull’Itunes Store.

Come ho fatto notare nella recensione, la scelta dei brani che sono stati commentati nel libro non è omogenea. Mancano completamente degli album ("La voce del padrone", "L'arca di Noè", "Franco Battiato", "Orizzonti perduti", "Mondi lontanissimi", "Genesi") e per altri ci sono moltissime canzoni (in particolare "L'ombrello e la macchina da cucire"). Si tratta di una scelta casuale dovuta al fatto che erano i commenti che vi soddisfacevano di più, oppure siete particolarmente legati a quell'album e meno ad altri?

Il lavoro del libro è frutto di una selezione e scrematura molto serrata finalizzata all’analisi delle fasi dell’opera di Battiato, secondo una scansione che ha un valore ricostruttivo e vale a fini pratici e mnemonici, in periodo leggero, avanguardistico, sperimentale, mistico, sgalambriano… Battiato è comunque rimasto Battiato, nel senso di un rapporto metafisico con l’esistenza, e la sua opera è attraversata da una tensione mistica costante. Negli ultimi anni, poi, si è accentuata la curvatura buddhistica. Ecco perché, oltre le 27 canzoni oggetto della pubblicazione, il progetto online battiatolacura.it, affronta tutta la produzione musicale di Battiato attraverso una scelta assai più ricca così da approfondire ulteriormente l’universo Battiato. Già ora, con l’aggiunta di un’ulteriore trentina di commenti (oltre quelli del volume) su battiatolacura.it pensiamo di chiedere un incontro a Franco che aveva apprezzato un precedente lavoro di Jachia a lui dedicato.

Come vedete il Battiato post Sgalambro? In "Apriti sesamo" ogni brano contiene ancora contributi del filosofo catanese.

Tutta la carriera di Battiato è segnata dalla presenza di “Padri di riferimento” e “Maestri” (ma non uno...come lui stesso dice... “Tanti”!), a partire da quello biologico a cui Battiato ha dedicato Sulle corde di Aries (e il nostro libro, non a caso, è dedicato ai padri). Ciò che più ci ha affascinato nello studio dell’opera di Battiato è lo scambio con l’altro e il rispetto e l’utilizzo dell’opera dell’altro, dalle collaborazioni fino alle citazioni. Nell’officina di Battiato le tensioni mistiche e teologiche e filosofiche si sommano e non si escludono. La comprensione di questa organizzazione della mente artistica e filosofica e mistica di Battiato ci ha consentito di comprendere come l’incontro fra Battiato e Sgalambro sia avvenuto per sovrapposizione e non per identificazione. Battiato è rimasto Battiato e Sgalambro è rimasto Sgalambro e il punto di unità tra i due è stato artistico e non dogmatico. Ne segue che Battiato continuerà ad essere Battiato. È per questo che il nostro libro si conclude con l’analisi di una canzone di Battiato successiva alla morte di Sgalambro, Le nostre anime, dove si scopre che probabilmente è dedicata proprio all’amico scomparso.

Cosa ne pensate della filmografia di Battiato come regista?

Battiato, non bisognerebbe dimenticarlo mai, non è un poeta o un regista o un cantautore ma un compositore, e questo termine va preso in senso lato e vale per le sue canzoni, per i suoi film, persino per i suoi quadri. Battiato è uno che compone, artigiano e avanguardista, e che mantiene la traccia artistica del collage. Il senso della sua opera nasce dal conflitto e dal contrasto. La rima armonizza. Non è questo l’intento complessivo di Battiato che vuole rimanere avanguardisticamente urticante. Che poi la sua arte ottenga un’adesione entusiastica (o non lo ottenga! come nel caso dei film) non cambia l’intento complessivo. Battiato è avanguardia di massa, un grande compositore dell’arte contemporanea nel tempo dei mass media. E il tipo di lavoro artistico che egli propone in tutta la sua attività (dalle canzoni ai film) lo potremmo definire “a mosaico”. Il tutto è più della somma delle sue parti... e quindi tutti gli elementi, le parole scelte, da Joyce, o da Hemingway, o da Baudelaire, o le immagini filtrate da realtà diverse e “mondi lontanissimi”, o i suoni e le melodie (quanti “spezzati” nelle opere di Battiato!), stanno lì in “armonica disarmonia”, tra loro distinti e partecipi di un'unità superiore, come le tessere di un puzzle da rimettere insieme.

È famoso il giudizio molto negativo del critico estero Scaruffi su Battiato. Cosa ne pensate?

Siamo andati al link che dici tu. Il critico non lo conosciamo e lo leggiamo per la prima volta. Nel commento notiamo l’uso delle seguenti espressioni:

  • sedicente compositore

  • registrazioni al più mediocri

  • ritornelli orecchiabili

  • voce piuttosto monotona e inespressiva

  • compositore classico "amatoriale" piuttosto limitato (sia in doti che in immaginazione)

  • melodico cantante-cantautore di ballate atmosferiche

  • innovatore eccentrico di una tradizione italiana autentica

  • odiose liriche

  • contiene abbastanza pathos

  • autentico (ma piuttosto naif) tributo all'avanguardia

  • le idee non risultarono altrettanto intriganti

  • per lo più prevedibili e noiose

  • eccentriche canzoni pop, non importa quanto ben arrangiate

  • composizioni goffe

  • stava solo cercando di suonare "à la mode"

  • collage più selvaggi

  • goffe canzoni pop elettroniche,

  • infantili pezzi neoclassici, che costituiscono alcuni tra le sue produzioni più tediose di sempre

A noi non interessano i gusti personali e le questioni sentimentali. Il nostro ambito è quello della critica letteraria e commentare un’impostazione del genere non ci è possibile semplicemente perché non è un’analisi testuale. È dall’analisi testuale, precisa e ostinata, che può venire un giudizio critico. È su questo che vorremo confrontarci. Ad esempio: cosa davvero dicono Battiato e Sgalambro nel Vecchio cameriere? Solo recentemente (e dopo le nostre dottissime analisi che rimangono testualmente valide) abbiamo scoperto che Sgalambro, con cinque figli a carico, è stato costretto a fare il cameriere! Noi siamo stati sempre legati al testo ma i testi sono legati alla vita di chi li ha scritti. Scrivere con onestà intellettuale fa bene anche quando si sfiora la verità e non si riesce ad esprimerla. È il testo (e non la nostra debolezza) il nostro ottimo padrone e vorremo consigliarlo a chiunque voglia fare critica come servizio e come educazione democratica. Siamo liberi di interpretare un testo come riteniamo opportuno ma nell’ambito dello spazio che ci dà il testo. Come siamo liberi cittadini ma nell’ambito del rispetto delle leggi. L’arte di Battiato (e la sua paziente analisi) ci ha insegnato anche questo.

In generale comunque Battiato all'estero non ha avuto un grande successo. Questo malgrado in tempi passati abbia cantato diversi brani in lingua spagnola e inglese e recentemente abbia pubblicato "Del suo veloce volo" con Antony & The Johnsons, con il tentativo di "internazionalizzarsi". Quali sono le cause a vostro giudizio?

Fortunatamente esistono ancora delle barriere alla globalizzazione imperante! Riteniamo interessante ed umano che esistano ancora oggi importanti differenze nei gusti delle genti dei diversi paesi. Fermo questo vorremmo dire che la canzone italiana è ricchissima di valori che sono il futuro dell’umanità. Non esiste solo l’oggi. Questa è un’altra lezione di Battiato: “Le nostre anime cercano altri corpi in altre mondi / dove non c’è dolore / ma solamente pace e amore, amore”.

Se doveste accostare l'opera di Battiato con altri musicisti, che nomi citereste?

Se ci avete capito bene non vi stupirà crediamo la risposta, Eliot e Joyce...

La musica si sta trasformando a livello di fruizione e attualmente convivono supporti digitali (cd, blu-ray, ecc.), supporti analogici (il vinile), download digitale e streaming. Qual è la vostra visione su questo tipo di cambiamenti?

Ci interessa l’interazione tra mezzo e messaggio. Ci interessa che il messaggio tragga il meglio dalle potenzialità del mezzo tanto da arricchirlo e modificarlo e viceversa. Ciò che però è problematico è l’appiattimento del messaggio quando il mezzo diventa esso stesso il messaggio. Spesso è il modo con cui ascoltiamo la musica che è determinante, talvolta più di cosa stiamo ascoltando. Inoltre la quantità di ciò che ascoltiamo è tale da non permettere un minimo approfondimento e l’ascolto avviene solo dopo che sentiamo innumerevoli volte sempre la stessa cosa. Quindi stiamo rotolando verso il basso e stiamo perdendo qualunque approccio critico a ciò che incontriamo nel nostro percorso di fruizione sempre più da consumatori consumati. Possibile che ci sia un rimbalzo, come in borsa, il giorno dopo che un titolo è crollato. Non lo sappiamo. Di certo il mezzo si è evoluto enormemente di più del messaggio, così come l’hardware si è evoluto molto di più del software. Stiamo quindi vivendo un’epoca nella quale siamo come inebetiti da ciò che potremmo fare e che non siamo capaci di capire, per poterlo fare...

Personalmente ho un lettore di eBook e leggo molti libri in formato ePub, ma obiettivamente un libro con l'impaginazione complessa come il vostro, è difficilmente pubblicabile su questo tipo di dispositivi. È questo il motivo per cui attualmente è disponibile solo in formato cartaceo?

A noi non interessa l’utilizzo di mezzi di comunicazione che emulano altri mezzi di comunicazione. A noi non interessa un ebook che alluda al libro e non abbia invece un proprio statuto di prodotto culturale. Non ci interessano prodotti che non hanno alcuna personalità proprio perché emulano qualcos’altro. È in coerenza a tutto questo che abbiamo dedicato molte risorse alla realizzazione di battiatolacura.it. È il portale di critica delle canzoni di Battiato da noi curato nel quale puoi seguire la canzone, ascoltandola e leggere il testo visualizzando le note man mano che occorrono. Prova a farti un giro e dicci cosa ne pensi...

Avete dei progetti futuri su altre pubblicazioni? Sia su Battiato che su altri artisti, oppure su argomenti extra musicali?

Sì, certamente. Siamo interessati all’evoluzione del linguaggio della canzone d’autore perché è la letteratura che oggi entra di più nell’immaginario collettivo e cambia la percezione dell’arte e della società. Talvolta troviamo canzoni che rappresentano con eccezionale lucidità un’epoca o un tema dell’esistenza. Cose che ciascuno sa, ma di cui non si parla quasi mai. Indicativamente possiamo rimandare a un lavoro di Jachia La canzone d’autore italiana che dietro un titolo equivoco, mostra invece con chiarezza l’orizzonte nel quale ci muoviamo... Fo, Gaber, Jannacci, Conte, Modugno, Battisti, De Andrè... Insomma il lavoro di analisi testuale su Battiato è il tetto di un edificio che intendiamo “arredare” con ulteriori analisi testuali di canzoni che dovranno essere realizzate per raccontare e capire come è cambiata l’Italia e come siamo cambiati noi. Per questo il portale battiatolacura.it porterà avanti altre analisi delle canzoni di Battiato e parallelamente proseguiremo lo studio della canzone d’arte italiana affrontando sia analisi di canzoni epocali che grandi autori specifici come Battiato. Continuate a seguirci.

Topics: Musica - Letteratura