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Discografia Intervista

Andrea Sigona

Passaggi

Pubblicato il 14/07/2008 - Ultimo aggiornamento: 04/08/2008
Voto: 8/10

Ho scoperto quasi per caso questo artista, 38 anni da Genova, su myspace.
Artista che ha affinità elettive e di amicizia con personaggi validissimi della scena rock italiana quali i Gang (grande band marchigiana di combat folk rock) e La Rosa Tatuata (il cui leader Giorgio Ravera ha prodotto il cd ).
Il cd completamente autoprodotto dimostra il coraggio e la coerenza di Andrea Sigona che spende in prima persona per dare vita alle sue canzoni di lotta, speranza e cultura popolare.
In tre brani ha degli ospiti: in “Natale ’44” ci stanno i Gang con la voce di Marino Severini, in “Sai che c’è” troviamo il roots rock stradaiolo della Rosa Tatuata con la voce di Giorgio Ravera e in Aprile gli Used Cars. La canzone che apre il compact “Nella Lotta” è il manifesto dell’opera (sia a livello di sound che di contenuti) che parla di guerra, fiori e resistenza !!!!La seconda traccia “Sotto questo dolore” lenta , acustica e suggestiva dimostra la liricità spiccata di Andrea . Si prosegue con “Da dentro” canzone che non sfigurerebbe su Fuori Controllo dei Gang (album davvero riuscito della band marchigiana) tanto è indovinata ,  impreziosita da  un bell’intervento di armonica. La quarta canzone “Dio stanotte non abita” qui è dedicata ad un partigiano ed è caratterizzata da un bel rock elettroacustico davvero ben bilanciato con il tema trattato. “Rimani qui” è una bella ballata acustica , unica traccia in cui non troviamo la batteria acustica ma campionata . “Dieci preghiere” è un’altra bella traccia dedicata alla tragica morte di dieci soldati in provincia di Udine . Una delle più belle song dell’album è rappresentata da “Natale ’44” cantata da Sigona assieme a Marino dei Gang . Troviamo anche nell’album “Per non dimentiCarlo” dedicata al ragazzo ucciso negli scontri del G8 a Genova , che dimostra la sensibilità dell’artista . Un’altra canzone molto bella è “Sai che c’è” in cui troviamo la bella voce di Giorgio Ravera (produttore dell’opera) e i bellisimi suoni della Rosa Tatuata . In “Aprile” Andrea duetta con il gruppo Used Cars in una song dal respiro americano. La penultima song è “Domani” ed è un’onesta canzone , l’ultima traccia Indistruttibili è l’ultima gemma che l’autore ci regala con un brano riuscito che a me ricorda per similitudine nel titolo Invincibili (grande canzone di Massimo Bubola interpretata da Cristiano De Andrè) che aveva come scenario sempre Genova .Complimenti Andrea hai realizzato un disco davvero maturo, in cui ogni suono ed ogni parola stanno nel posto giusto che ti  posiziona nel ristretto novero del miglior cantautorato rock italiano attuale.

Recensione
Pubblicato il 23/07/2008 - Ultimo aggiornamento: 04/08/2008
Voto: 8/10

“Non hai niente se non hai le storie”. Questa frase di Leslie Silko, scrittrice indiana, penso che racchiuda appieno lo spirito che permea ‘Passaggi’, il disco d’esordio di Andrea Sigona.
Andrea Sigona è un cantautore genovese, ma io preferisco definirlo cantastorie, che con ‘Passaggi’ sforna il suo primo bel lavoro da solista.
L’album è composto da 12 canzoni per un’ora di buona musica che ci riporta ad atmosfere del rock elettroacustico americano coniugate sia con una scrittura molto vicina ai cantautori italiani, nella tradizione che va da Fabrizio De Andrè a Claudio Lolli, sia con i gruppi alternativi italiani, dai Gang a La Rosa Tatuata (non a caso ospiti in due canzoni del disco).
La produzione artistica è curata dallo stesso Sigona mentre quella musicale è ad opera di Giorgio Ravera, leader de La Rosa Tatuata; va anche detto che la maggior parte dei musicisti che accompagna Sigona nell’album appartiene proprio alla rockband genovese.
Il mixaggio ed il mastering portano inoltre la firma di Fabrizio Barale, apprezzato chitarrista degli Yo Yo Mundi.
‘Passaggi’ è un disco partigiano, nel senso che racconta storie di Resistenza passata, presente e futura.
Sigona parla e canta, aiutato in ciò anche da inserti sonori, di storie legate alla Resistenza passata (la storia del partigiano Aldo Gastaldi, il Natale del ’44 a Milano, l’impiccagione di 10 partigiani ad Udine nel ’44), alla Resistenza del presente (i fatti del G8 di Genova, la condizione carceraria, ecc.) e a quella del futuro (‘Sai che c’è’, ‘Nella lotta’).
Oltre alle varie forme di Resistenza, il tema cruciale dell’album, che ricorre in quasi tutte le canzoni, sembra riguardare ciò che è accaduto nel luglio del 2001 a Genova durante il G8; per spiegare “la più grande sospensione dei diritti democratici dalla fine della Seconda Guerra Mondiale” (come la definisce lo stesso Sigona nel booklet) il rocker genovese si avvale di testi mai banali supportati da registrazioni estrapolate dalla radio genovese Radio Gap, che conferma e spiega al meglio ciò che successe in quei drammatici giorni. Ed ora passiamo alle canzoni.
Il disco si apre con ‘Nella lotta’, canzone molto orecchiabile e movimentata dedicata ai fatti di Genova; in evidenza il riff di chitarra elettrica che ti rimane impresso in mente ed il tappeto sonoro finale svolto dall’armonica a bocca suonata dallo stesso Andrea.
Si passa poi alle atmosfere più delicate e soffuse di ‘Sotto questo dolore’, struggente canzone dedicata a Clara Cecchini, bambina che vide con i propri occhi la sua famiglia sterminata dai tedeschi durante la guerra e lei salvata dai partigiani; in evidenza la batteria liftata del bravo Massi Di Fraia e l’assolo con il mandolino elettrico di Giorgio Ravera.
E’ poi la volta di ‘Da dentro’, ispirata da un recluso che scrive dal carcere una lettera mentre ascolta Radio Gap, di cui sono presenti alcuni inserti sonori; anche qui da sottolineare la liquidità della chitarra elettrica e l’armonica.
Si arriva a ‘Dio stanotte non abita qui’, sicuramente la canzone più bella dell’album sia per il testo sia per la musica.
Il testo prende spunto dalla storia del partigiano Aldo Gastaldi, uno dei maggiori esponenti della Resistenza di Genova, che prese il nome di battaglia “Bisagno” dal torrente omonimo e che fu Comandante della Divisione Cichero a 25 anni.
La canzone s’interroga su dove fosse Dio nei giorni della Seconda Guerra Mondiale e più in generale su dove “abita” Dio nelle situazioni tristi e difficili che viviamo nella nostra vita, e che soprattutto si domanda se la Chiesa avesse potuto fare qualcosa di più in quei giorni.
Il brano si apre delicatamente con la chitarra elettrica in evidenza (e qui un bravo va a Massimo Olivieri) e soprattutto la voce corposa di Andrea; a metà pezzo entrano in scena anche le spazzole della batteria, oltre alla sempre presente chitarra acustica, e la canzone diventa corale per poi finire ancora con la voce e la chitarra elettrica in primo piano. E’ una di quelle canzoni che ti entrano nella pelle e non te la lasciano più.
Si continua con ‘Rimani qui’, altra canzone commovente ed emozionante dedicata al ricordo di Paolo Mozzicafreddo, batterista dei Gang scomparso prematuramente nel 2006. L’amicizia che legava il nostro Andrea a Paolo traspare tutta nelle parole e nella musica di questo gioiello di canzone.
Da segnalare la bella atmosfera creata dalla fisarmonica sussurrata e dal pianoforte di Stefano Cocorullo e dalla batteria campionata (non c’è da preoccuparsi, quella “vera” la suonerà Paolino da lassù).
Si prosegue con altre due storie partigiane.
La prima è ‘Dieci preghiere’, dedicata alla impiccagione di 10 partigiani di cui si resero protagonisti i fascisti nel ’44 in provincia di Udine; anche qui l’atmosfera è soffusa con chitarre ancora in evidenza a tessere una trama sonora di accompagnamento ad un bellissimo testo.
La seconda è ‘Natale ‘44’, che vede la partecipazione dei Gang, con Marino alla voce e Sandro alla chitarra elettrica.
La canzone, una tenera storia d’amore ai tempi bui del fascismo, si apre con un proclama di Sandro Pertini per poi partire con la voce di Marino e proseguire con quella di Andrea; le due voci si amalgamano benissimo e s’incrociano perfettamente nel finale della canzone, ben accompagnate dal pianoforte di Stefano Cocorullo e dalla chitarra elettrica di Sandro Severini.
Si passa poi a ‘Per non dimentiCarlo’, dedicata a Carlo Giuliani, con la speranza che tali atrocità non si ripetano mai più.
La canzone, introdotta da una intervista a Giuliano Giuliani, si apre dolcemente per poi attaccare tosta e movimentata con tutti gli strumenti ben coesi tra di loro.
Si scivola via verso al fine del lavoro con due canzoni molto piacevoli e frizzanti, che vedono due gruppi ospiti.
La prima è ‘Sai che c’è’ e vede la partecipazione de La Rosa Tatuata; bel duetto caratterizzato dalle due voci di Sigona e Ravera, dal basso elettrico di Nicola Bruno e dalla batteria “spazzolata” di Massi Di Fraia.
La seconda è ‘Aprile’, canzone dei Gang già presente nel progetto ‘Corpo di guerra’; qui Sigona, omaggiando tale raccolta (i Gang furono presenti anche con la bellissima ‘Il tempo in cui ci si innamora’), ripropone la canzone in una versione quasi country, accompagnato dagli Used Cars di Nicola Bottini.
Il disco si chiude con due ballate d’addio molto azzeccate per chiudere questo lavoro d’esordio.
La prima è ‘Domani’, che parte lentamente per poi finire con un sound in crescendo e con un grande assolo finale di chitarra elettrica.
La canzone finale è ‘Indistruttibili’, la più corta dell’album (dura 2;54 minuti), che mette ancora una volta in risalto la voce e la chitarra acustica di Andrea Sigona, oltre ad un bel testo sul passar degli anni e sugli uomini che “vivono la vita” e su quelli che non lasciano tracce.
Andrea Sigona va sicuramente annoverato tra quelli che lasciano tracce e con questo album d’esordio il seme è stato gettato e la speranza di farcela anche.

Recensione
Pubblicato il 24/09/2008
Voto: 7.5/10

Passaggi: dal passato si può capire il futuro.

Un disco di passaggi, di momenti, di fatti accaduti e da non dimenticare, così può definirsi questo lavoro di Andrea Sigona, musicista genovese che ha scelto il buon folck-rock per fermare la nostra attenzione su alcuni “passaggi” fondamentali della storia di oggi e di ieri, per cercare magari di vivere meglio il domani.

Il disco si apre con “Nella lotta” amara riflessione su quel luglio del 2001 che ha visto Genova messa a ferro e fuoco, in cui sono avvenuti tanti episodi assurdi, la cui verità dei fatti, stenta ancora a prender vita. E’ un pezzo di vivido rock in cui si stagliano i versi “In queste sere brucia la città / Angeli nei ghetti / Combattono il dolore / Che nessuna forza spezzerà / Ora e sempre resistenza!”.

Splendida, solenne, quasi trattenuta è “Sotto questo dolore”, canzone che narra di una sera del ’43 in cui un ufficiale tedesco bussò alla porta di una famiglia di Valla, costringendo i presenti ad uscire in strada. Clara, che allora aveva solo sei anni, narra la storia, raccolse i capelli alla madre, seguì gli “adulti” e poco dopo, si trovò riversa sul terreno, tutti furono falciati dal fuoco dei mitra e solo lei sopravvisse fortunosamente a quella notte di dolore “Ti trovarono ferita ma viva / Partigiana tra la nebbia e l’aurora / Niente lacrime solo vento e paura / Clara che da oggi non resterai più da sola”.

Cosa pensa chi vive chiuso tra le mura di un carcere? Andrea Sigona prova ad immaginarselo in “Da dentro”, storia di un carcerato che scrive una lettera dalla sua prigione, ascoltando Radio GAP, la radio del movimento, della quale viene anche inserito un estratto, “Passerà passerai / Passeranno ancora i giorni che tu conterai / La sera pensando al domani / Trent’anni e un futuro che sono lontani”.

Ad Aldo Gastaldi, partigiano, comandante della divisione “Cichero” è dedicata “Dio stanotte non abita qui”, bella ballata che riflette sull’”assenza” di Dio, così come si percepisce quando si pensa alle guerre, ai campi di concentramento, ai tantissimi morti della Resistenza “C’è una stella su nel cielo che non brilla e che non ne ha voglia / Calpestando ogni progetto condannandoti / Certi sogni non arrivano certe macchie non svaniscono / E il futuro è solo un dubbio...spaventandoti / RICORDATI CHE DIO STANOTTE NON ABITA QUI”.

Dedicata ad un amico di nome Paolo che non c’è più, detto il “Che” per la straordinaria somiglianza con Guevara, è “Rimani qui”, lenta canzone intima e calda “La pioggia ricadrà ma non mi fermerò / Neanche nell’inferno no…non ti cancellerò / Cristalli di diluvio le strade verso te / Passaggi nei tuoi sguardi che / Non voglio perdere”.

Lenta, meditata e riflessiva, la successiva “Dieci preghiere” rivolge il pensiero ad un fatto drammatico della seconda guerra mondiale, quando nel 1944 nel Bosco delle Castagne, in provincia di Udine, i fascisti si resero protagonisti dell’impiccagione di dieci partigiani, uno a distanza dell’altro di pochi alberi. C’è grande amarezza e come poteva essere altrimenti nei versi conclusivi “E se tornerete perché il vento avrà incrociato due stelle / Vorrà dire che disertare è più giusto che andare a vendere cara la pelle”.

Ancora a quegli anni volge lo sguardo “Natale ‘44”, bellissima epica canzone, condivisa con la mitica voce dei Gang Marino Severini, storia di un amore mancato o meglio interrottosi proprio quando la guerra si avviava ormai alla fine “Che sia maledetta questa guerra infinita / Che prima o poi dovrà pure finire / Neanche il tempo di fare l’amore / Che mi tocca cuore mio ripartire / E da quel giorno solo il silenzio”.

Ai nostri giorni o meglio a quel luglio del 2001, quello dei fatti ancora per certi versi misteriosi di Genova è dedicata “Per non dimentiCarlo”, un inno a non dimenticare quel che è successo in piazza Alimonda, per evitare un’altra tragedia come questa. E’ intersecata con frammenti di quei momenti e con le parole tratte da un’intervista rilasciata da Giuliano Giuliani proprio su questa canzone.

Una ballata, ritmata e vigorosa, è “Sai che c’è”, che vede la partecipazione di Giorgio Ravera della “Rosa tatuata”, che con la sua calda voce, chitarre acustiche, elettriche e un mandolino, riesce davvero ad impreziosirla. Il testo, un invito a sperare nonostante l’evidenza dei fatti che ci accadono intorno, è molto poetico “Sai che c’è che cerco ancora di sentirti / Anche se...se prima o poi o prima o poi / Sai che c’è...è che non riesco a rassegnarmi / O di portarti con le ali o dentro tutto il mondo che ho qui intorno a me”.

“Aprile” è una cover, una folk-ballade firmata Severini-Monceri, scritta per un progetto intitolato “Coro di guerra” e qui ripresa in una nuova versione. E’ cantata con gli “Used Cars” ed è preceduta da un’intervista a “Mucchio” Franzone Emilio su questa canzone, molto toccante il testo “Venite qui stasera venite quando è aprile / guardate nel silenzio il cuore della luce / del sangue la mia terra no, non ha più sete / morire non si può in aprile risorgere si deve”.

Ad un altro fatto storico, è ispirata “Domani”, splendida canzone che parte piano, in modo affascinante, per diventare poi più tesa e tirata e che trae spunto da una lettera scritta da Nicola Sacco a Dante, figlio di Vanzetti il 23 luglio 1927. Il testo è molto ispirato con belle immagini poetiche “...Volerei nei tramonti più rossi per staccare le nuvole / sceglierei le canzoni più gonfie e dipinte di favole / ma non sarei quel disastro di uomo che combatte la grandine / nei giardini di pioggia che nascondono la verità...”.

E’ venuto il momento della stasi, di posar “le armi”, “Indistruttibili” sembra voler portare una nuova ventata di speranza. Dopo tanto dolore e impotenza, è sempre guardando il passato, le persone conosciute, i fatti vissuti che ancora una volta è possibile mirare avanti “A disegnare le storie le più normali che mai / Ma sempre indistruttibili / Cala la sera e quel cielo quel trave non verrà mai giù / Meravigliosi miracoli”.

“Passaggi” è un disco che prende forma dalla storia, da ciò che è accaduto, per non dimenticare ciò che è stato ed ancora è, nella speranza di un futuro meno nero. Complessivamente è un lavoro molto valido, anche se, personalmente, lo ritengo migliore, quando affronta fatti o personaggi più lontani nella memoria, che non quando concentra l’attenzione su fatti più recenti, quasi che le ferite ancora aperte, il dolore ancora non sopito, come nel caso dei fatti di Genova in un certo senso offuscasse un po’ la liricità dei testi con il rischio sempre presente di cadere nella retorica.

Andrea Sigona - Passaggi

Andrea Sigona

Passaggi

Cd, 2008, Autoproduzione
Genere: Rock, Cantautorale, Cantautorale

Brani:

  • 1) Nella lotta
  • 2) Sotto questo dolore
  • 3) Da dentro
  • 4) Dio stanotte non abita qui
  • 5) Rimani qui
  • 6) Dieci preghiere
  • 7) Natale ’44
    con “the Gang”
  • 8) Per non dimentiCarlo
  • 9) Sai che c’è
    con “La rosa tatuata”
  • 10) Aprile
    con “Used Cars”
  • 11) Domani
  • 12) Indistruttibili

Informazioni tratte dal disco

Andrea Sigona – voce, chitarra acustica, chitarra elettrica, armonica a bocca
Giorgio Ravera – chitarra acustica, chitarra elettrica, bariton guitar, mandolino elettrico, voce in “Sai che c’è”
Stefano Cocorullo – pianoforte, fisarmonica
Massimiliano Di Fraia – batteria
Nicola Bruno – basso elettrico
Massimo Olivieri – chitarra elettrica, slide
Nicola Bottini – voce in “Aprile”
Marino Severini – voce in “Natale ‘44”
Sandro Severini – chitarra elettrica in “Natale ‘44”
Giuliano Giuliani – intervista su “Per non dimentiCarlo”
“Mucchio” Franzone Emilio – intervista su “Aprile”
Sandro Pertini – proclama su “Natale ‘44”Mill Studio di Rossiglione e al Laboratorio Musicale Genovese (www.laboratoriomusicalegenovese.com)

Testi e Musiche di Andrea Sigona tranne “Aprile” testo e musica M.Severini / S.Severini / L.Monceri
Arrangiamenti di Andrea Sigona / Giorgio Ravera
Registrato da Giorgio Ravera / Andrea Sigona all’Old