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Sennheiser HD630DV: il meglio per la mobilità

Pubblicato il 29/05/2017

Traduzioni:


Dopo tanto tempo torniamo a parlare di Sennheiser, dopo tanto tempo ancora una cuffia per la mobilità: Sennheiser HD630VB.

L’IMPIANTO

Come sempre c’era il buon TEAC UD-503, ma per l’occasione ho usato le cuffie anche con un paio di smartphone: un Samsung basato su Android ed un Apple (non so quale, era venuto a trovarmi un mio amico, l’IPhone è suo)

DESCRIZIONE

Sennheiser mi ha parlato di queste cuffie come un qualcosa di particolare: “Delle cuffie hi-end per la mobilità”, le parole con cui me le presentò Marco Crucil, Product Manager Sennheiser, erano più o meno queste.

Probabilmente arricciai il sopracciglio, d’altronde sono fatto così: quando sento “hi-end”, mi si accende una prima lampada che mi induce all’attenzione, quando sento la parola “mobilità” mi si accendono varie lampade d’attenzione… probabilmente l’unione di entrambe mi ha reso particolarmente scettico al solo nominarle.

Diciamo apertamente: non credo che l’ascolto in mobilità sia hi-end, al massimo può essere hi-fi… ma da qui all’hi-end di acqua sotto i ponti ne passa.

Dico questo perché dopo l’ascolto delle HD630DV mi sono dovuto ricredere? Assolutamente no, tuttavia sono abbastanza certo di aver ascoltato la miglior cuffia per la mobilità ad oggi sul mercato.

Ma prima di spoilerare tutto già da subito, facciamo un passo indietro: descriviamo un po’ queste cuffie!

Il principale materiale di costruzione è la plastica, come da tradizione Sennheiser, tuttavia le parti più sottoposte ad usura e tensioni sono in alluminio. L’archetto è imbottito in foam e così anche i padiglioni in pelle. Nella camera di risonanza di destra inoltre troviamo un doppio circuito: uno serve ad interfacciare al meglio le cuffie con dispositivi Apple, o differenti (la selezione avviene tramite un pulsante); l’altro serve per regolare la quantità di bassi. Inoltre c’è tutta la parte di controllo del microfono e del player.

Il microfono è posto sul cavo, che esce dal pad destro al fine di essere più comodo per la mobilità.

Il connettore jack è di 3,5” ma viene fornito anche l’adattatore 6,3”; questo per indicare che le HD630DV non sono cuffie solo per la mobilità.

Da sottolineare rimangono tre fatti: il primo è inerente al fatto che le cuffie sono di tipo chiuso, dotate di un buon isolamento in entrambe le direzioni; il secondo fatto potrebbe sembrare accessorio ma a mio avviso è abbastanza importante (soprattutto dopo aver provato delle cuffie realmente scomode) le HD630DV sono cuffie assai comode ed adatte anche a lunghe sessioni d’ascolto (o di gioco); il terzo è che essendo ideate anche per la mobilità, esse si possono ripiegare ed essere riposte in una comoda e rigida custodia, idonea a salvare le cuffie durante un trasporto, l’unico difetto è che è un po’ grossa, ma le dimensioni contano anche su una cuffia.

IN MOBILITÀ

In mobilità sono cuffie comode e funzionano positivamente: la regolazione del basso funziona correttamente sia su dispositivi Apple, sia su dispositivi Android; il microfono è pulito e nessuno si è mai lamentato della qualità della chiamata; ovviamente uno smartphone è uno smartphone… lato audio fa pena, ma se vogliamo parlare di audio in chiamata e musica, certamente il salto in avanti rispetto alla base è incommensurabile.

SUONO

Ed ora passiamo alla parte seria: valutare il suono di una cuffia che come ho detto prima non è hi-end, ma certamente non ho grandi dubbi nell’asserire che attualmente per la mobilità sia la migliore.

Poi mobilità… diciamo uso misto.

Partiamo a parlare dei bassi: a mio avviso vanno regolati in base al proprio gusto, il mio consiglio, per non sbilanciare eccessivamente la riproduzione tonale, è quello di non avventurarsi oltre la metà del bass-boost.

A mio avviso, andando ad orecchio funziona particolarmente sulla terza ottava, dà una sensazione di basso più potente, ma non sembra scendere con maggior enfasi. Gli ascolti migliori li ho fatti con la manopola mai oltre la terza tacca del bass-boost, oltre l’enfasi in gamma bassa diventa eccessiva, andando a coprire altre frequenze ed aggiungendo code assolutamente non realistiche.

Medi ed alti sono interessanti perché mostrano un buon dettaglio ed un’ottima naturalezza.

Ciò che non mi è piaciuto in modo particolare è la ristrettezza di campo, propria di una cuffia chiusa, ma in questo caso fin troppo evidente.

La dinamica della cuffia è ottimale riesce a riprodurre in modo convincente la potenza sonora data dal suono contemporaneo di più strumenti.

La microdinamica è notevole come ottimo è anche il dettaglio. Sono state perfettamente capaci di ingannare il mio amico sulla capacità di attenzione al dettaglio, dato che fino a che andava a memoria era pienamente convinto di trovarsi davanti ad una cuffia capace di estremo dettaglio… alla comparazione A-B con le sue solite cuffie (realmente capaci di estrarre ogni minimo dettaglio) ha però notato, grazie ad una traccia ricca di micro dettagli, che i livelli erano differenti. Tuttavia le HD630DV si sono difese ottimamente, anche se smascherate subito dal sottoscritto, hanno retto bene l’impatto di un pubblico medio, ma pienamente audiofilo.

Si potrebbe pensare che mettendo al minimo il bass-boost si possa ottenere maggior dettaglio ed un migliore timbro, tuttavia la musica si asciuga eccessivamente e sembrano mancare un po’ di informazioni armoniche.

Il lato migliore di queste Sennheiser HD630DV è certamente il fatto che non prediligono un tipo di musica: si può ascoltare Jazz, Classica, ma anche Rock, Metal e quello che più si aggrada… e questo scusate se poco, ma credo che sia un lato fondamentale in una cuffia di livello.

VIDEOGAMES

Può una cuffia hi-end (o per lo meno hi-fi) essere utile anche in game? A questa domanda abbiamo più volte risposto affermativamente, sebbene per videogiocare non sia strettamente necessario avere a disposizione un impianto di pregio.

Le Sennheiser HD630DV possono essere interessanti da questo punto d’asctolto?

Proviamo a capirlo.

Sicuramente il punto fondamentale è che sono cuffie adatte a chi necessita un buon isolamento sia per non disturbare gli altri, sia per non essere disturbato dagli altri.

La manopola del bass-boost è stata sicuramente un accessorio interessante, per non dire comodo e spesso importante. Spesso i videogames hanno un difetto proprio in gamma bassa: sono eccedenti in questa parte dello spettro e già di base rovinano l’esperienza ludica. Grazie al controllo immediato del bass-boost è stato possibile creare un’equalizzazione ad hoc senza difficoltà e in pochi secondi.

Va ricordato, come sempre, che se la qualità dell’audio in game non è ottimale a poco serviranno tutti gli accorgimenti e tutti i soldi spesi. Qualora l’audio fosse comunque di discreto livello una buona cuffia (coadiuvata da una buona sorgente) invece sarà possibile godere appieno della qualità maggiore dell’impianto.

Quindi tutto rose e fiori per le HD630DV in game?

Ovviamente no, come sempre ogni rosa ha le sue spine. La spina in questo caso è conseguenza diretta del carico chiuso della cuffia: lo spazio acustico riprodotto sembrava più vicino di quanto fosse nello spazio di gioco; ma questa è una caratteristica condivisa da molte cuffie chiuse, quelle che non la condividono costano tutte più delle HD630DV.

TECNICA

Partiamo subito dalla parte che credo che interesserà a molti: come si comporta il bass-boost?

Essenzialmente nell’immagine troviamo in rosso la risposta in frequenza al livello minimo; in verde sulla terza tacca ed in blu al livello massimo.

Essenzialmente i dati confermano le considerazioni poste ad orecchio, smentendo solo il fatto che scendono meglio. Il boost al massimo rende evidentemente sbilanciato l’ascolto: parliamo di un basso di 12db più forte del resto della gamma. Il boost al minimo ed il boost medio invece sono caratterizzati di risposte simillime, ma il boost medio permette di non far decadere troppo la risposta in basso. A partire dai 700Hz le risposte si uniformano, ma il basso cambia in modo evidente, anche se dati alla mano confermo il consiglio di usare il boost con moderazione.

Anche la risposta all’impulso ed il THD confermano tale posizione: l’impulso migliore si ottiene col boost al minimo, ma un boost medio non deteriora le prestazioni in modo significativo; il THD segue lo stesso destino, infatti cambia significativamente in gamma bassa. Spendiamo ancora qualche parola sul THD: In gamma bassa genericamente possiamo evidenziare un peggioramento di questo dato all’aumentare del boost, tuttavia a 50Hz un boost medio permette una prestazione migliore rispetto alla posizione minima.

Per concludere ancora qualche parola da dedicare alla fase: si ha una sola rotazione importante situata oltre la banda strumentale, tuttavia al livello massimo di boost si ottiene una doppia rotazione di 180° anche in gamma bassa tra i 100Hz e i 300Hz ovvero proprio dove la gamma bassa inizia a divenire direzionale.

VIDEORECENSIONE

 

 

CONCLUSIONI

Le ho definite le migliori cuffie tra le cuffie inerenti la mobilità, non raggiunge cuffie da studio top di gamma o cuffie hi-end, ma quando si cerca un prodotto mobile significa scendere a compromessi. Al netto i compromessi sono pochi ed il divertimento è molto, la costruzione è ottima e l’usabilità è senza paragoni: questo mi basta per definirle come le migliori cuffie per la mobilità. Inoltre chi adora le cuffie chiuse a mio avviso le deve comunque tenere in considerazione per un uso casalingo, perché quando Sennheiser parla di uso misto comunque non sta sparando “robe da marketing”.

Per finire voglio sottolineare un fatto: sono le cuffie destinate alla mobilità più comode cha abbia provato, non premono sulle orecchie e non vanno mai a contatto con i padiglioni auricolari, come invece capita spesso con la concorrenza.

Fotografia di Marco Maria Maurilio Bicelli
Fotografia di Marco Maria Maurilio Bicelli
Fotografia di Marco Maria Maurilio Bicelli
Si noti il meccanismo di controllo.
Fotografia di Marco Maria Maurilio Bicelli
Si noti l'interno del meccanismo bass-boost.
Fotografia di Marco Maria Maurilio Bicelli
Argomento: Riproduzione audio hi-fi