"COSA" DI ANGELO DURO, COLOSSEO, TORINO, 09/02/2020, ORE 21

Pubblicato il 19/02/2020


Angelo Duro: un nome, un perché. 

Era una jena, e una jena rimane, anche se non fa più la jena. 

Mi reco a un suo spettacolo (ma lui preferisce che venga definito “una cosa”) al Colosseo di Torino, il 09/02/2020.

Sono in piccionaia, e sto bella larga. Compro addirittura i biglietti pochi minuti prima dell’inizio, chiedendomi come sia possibile, dato che per me Angelo è uno che ha delle idee geniali. 

Sul palco un cerchio di luce lo illumina, mentre si piazza in mezzo, con una mano che rimarrà quasi sempre nella tasca sinistra, le gambe divaricate, vestiti neri, un’espressione che non vedo, essendo lontana, ma posso immaginare relativamente impassibile. Se non altro non indossa gli occhiali da sole. 

L’inizio è “durissimo”: facciamo in fretta che me ne voglio andare a casa. 

Non ha pietà per nessuno, c’è una frecciatina per chiunque: pubblico, gente del sud, disabili (voleva fare loro lo sconto perché la sedia se la portano da casa, ma poi ha messo il sovrapprezzo per farli sentire speciali; non capisce perché è vietato dalla legge a un abile fingersi disabile, ma tutti i disabili si fingono abili,…), omosessuali, primogeniti, secondogeniti, terzogeniti, addirittura sua madre, e ovviamente se stesso. 

Questo modo di capovolgere la realtà, dicendo cose che molti dicono seriamente, girandole al contrario e facendo (si spera) sentire chi le dice cinico e ignorante ha un effetto comico secondo me esilarante. 

Ovviamente lo spettacolo è inadatto a permalosi e benpensanti: forse per questo non c’è molta affluenza nel pubblico, che è costellati da risate di ogni tipo in ogni sua parte e per tutta la durata della “cosa”. 

Ci si chiede se il cinismo di Angelo Duro sia un mezzo scenico o un suo modo di essere, cosa gli passi davvero per la testa. 

Sicuramente un monologo di un’ora e mezza durante cui non ci si chiede mai “ma quando finisce?” e piuttosto ci si dispiace quando lui se ne va su due piedi, è ammirevole. 

Mi sono un po’ stupita quando è tornato indietro (non è da lui accettare le richieste di bis) e si è addirittura fatto fare una foto dal fotografo con tutto il pubblico (illuminato dalle luci dei cellulari su sua richiesta, “che se no si vedono le facce”). 

Ma si sa, se non spiazza non è lui.

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