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Agnese Valle: Interview 19/01/2017

Posted on: 19/01/2017 . Last updated: 24/06/2017


"Allenamento al Buonumore" è il secondo album di Agnese Valle, un disco di pop rock cantautorale, schietto e sincero, senza sovracostruzioni inutili o ridondanti. E' cantato in italiano con testi spesso interessanti che meritano un approfondimento.

Ciao Agnese, ci parli di come è nato questo album e di come è andata la sua realizzazione in studio?

Questo nuovo album è nato da un gruppo di canzoni raccolte nei due anni che lo separano dal primo “Anche oggi piove forte…” e che erano lì, in attesa di essere fissate. Una su tutte, Venerdì, poi diventato secondo singolo dell’album con video annesso, aspettava da tempo, a decantare in un angolo, in attesa del vestito giusto per la festa.

In questo lavoro risiede la necessità di fotografare l’Agnese di oggi con la sua band e il loro suono, che nel tempo si è andato definendo sempre più; questo disco racconta le trasferte, gli imprevisti di viaggio, le contaminazioni, gli incontri. Agnese, Marco, Stefano e Cecilia hanno una storia, dei ricordi, un passato comune  e questo disco gli dà voce.

Nasce anche lui in trasferta, in una sessione di Febbraio 2016 presso il Max Sound Studio di Lago Patria, dove il meraviglioso Max Carola ci ha coccolati con i suoi spaghetti alle vongole e il camino acceso.

Se dovessi paragonare questo album con il precedente quali sono le differenze che metteresti in evidenza?

Il precedente album è nato prima che accadesse tutto: la band era insieme da pochi mesi, non aveva un passato, un vissuto, un racconto in quanto band. C’erano i miei di racconti e la ricerca di un suono “ideale”, gli arrangiamenti scritti di Stefano Scatozza che con me ha scelto l’organico che sarebbe apparso nel primo disco. C’erano tanti strumenti, tanti ospiti quasi a voler soddisfare lo sfizio di poter sentire suonati quei pezzi da un’orchestra intera, almeno per una volta.

Il secondo è nato con un pensiero diametralmente opposto: “Allenamento al buonumore” è Agnese e la sua band, con un racconto comune, un suono ben strutturato, tre anni di concerti, sale prove, viaggi. La preproduzione del disco è stata fatta tutta insieme, gli arrangiamenti “autoctoni”. Volevo un disco che rispecchiasse totalmente quello che si sarebbe sentito poi ad un concerto: la mia voce, il mio clarinetto, la chitarra, il basso e la batteria. Questo al centro di tutto, colorito da piccole incursioni di qualche ospite.

E' un album molto femminile sia nell'essenza dei testi che nei molti strumentisti donna, batterista compresa!

Assolutamente sì, e ne vado fiera. Sono felice che esista un modo di fare musica, di raccontare, al femminile e che sia riconoscibile.

Cecilia è una bravissima musicista e una grande risorsa per il gruppo e il suo esserne parte risponde al suo modo “al femminile” di suonare uno strumento così fisico quale è la batteria.

In un mondo di notizie perlopiù tristi di cantanti spesso depressi, un album dal titolo "Allenamento al buonumore" lo trovo promettente e con un proposito interessante per tutti noi! Anche perchè l'essere tristi non solo non serve a niente, ma sembra che apra le porte anche a numerose malattie!

Sarà che si è più invogliati alla scrittura di testi quando si è tristi, rispetto a quando si è allegri?

Ah beh sicuramente la rappresentazione del tedio e del male di vivere ha dato i natali ad opere d’arte incredibili.

Credo però di essere una privilegiata. Mi prendo la responsabilità di una scelta di vita difficile, che ti abitua ad una quotidianità emotiva da “montagne russe”, ma ne vale la pena.

Credo che la vita sia troppo breve per essere tristi e che ci siano troppe cose da fare, da vedere, da toccare, per chiudere la porta. Si impara dal dolore, ma si impara anche dalla felicità, e si impara ad essere felici, ci si allena.

Una mia carissima amica diceva:” come fai a contare le cose che non hai? Non ci sono.”

Ecco. L’allenamento risiede per sommi capi in questo.

All'interno del cd metti in evidenza una frase molto bella: "Perchè non serve del talento ma allenamento", che poi è tratta dal brano che dà anche il titolo all'album. Si può utilizzarlo come motto in moltissimi ambiti...

Assolutamente sì, credo che l’allenamento sia una parte fondamentale della realizzazione dei nostri obiettivi….certo, dipende dall’entità di questi ultimi e a quali aspettative si debba rispondere.

Sempre nell'ottica dell'allenamento contro il talento, non sei una musicista improvvisata, ma diplomata in conservatorio. Cosa ti ha fatto scegliere il clarinetto?

In realtà andai a scuola di musica dopo essermi innamorata del sassofono ascoltando una banda che passava…ma ero troppo piccola, troppo esile per uno strumento così pesante e così mi proposero di accostarmi a qualcosa di simile, che mi permettesse poi il passaggio più avanti alla scelta originale.

Iniziai quindi con il clarinetto e non lo lasciai più.

In "Venerdì" dici che smetti di essere perfetta e di sembrare una ragazza da sposare. La persona brava e buona non è affascinante per gli stereotipi del mondo odierno?

In realtà non c’è alcun tipo di ammiccamento o di adattamento al mondo esterno. L’elemento “esterno” della canzone è un LUI che ti considera prevedibile e per questo accogliente, rinfrancante, comoda.

Il mondo esterno c’è nella misura in cui “tu sei quello che gli altri si aspettano che tu sia” ma ad un certo punto tu batti i pugni sul tavolo e fai saltare tutte le pedine…e lo fai di Venerdì.

In "l'altra metà" canti "Il muro è sempre più alto da dentro". Sono più i muri che ci costruiamo noi o quelli che ci costruiscono gli altri?

Sono senza dubbio più i muri che ci costruiamo noi e sono più alti, più solidi e più spessi.

Per i testi al momento utilizzi più spunti autobiografici, oppure ispirazioni "esterne"?

Entrambe le cose: molte canzoni sono riflessioni personali su ciò che mi circonda, sulle persone che ho incontrato, ho amato, ho anche semplicemente osservato; altre sono sedute di auto-psicoanalisi, altre ancora provengono da storie preesistenti rappresentate in altre forme, come ad esempio i racconti, i film, i quadri.

Ci racconti qualcosa del progetto CO2, che stai seguendo dal 2014? Si tratta di un progetto di educazione all'ascolto nelle carceri ideato da Franco Mussida della PFM. Tu sei docente presso la Casa Circondariale Femminile di Rebibbia...

Circa due anni fa, Franco Mussida (PFM e direttore del CPM) mi chiese di partecipare al suo progetto CO2 di educazione all’ascolto in carcere.

Così iniziai ad insegnare presso la sezione femminile della Casa Circondariale di Rebibbia.

 E’ stata un’esperienza forte che prima di tutto ha insegnato a me. Io lì dentro non ero una docente, ero piuttosto una guida in questo viaggio emozionale attraverso la musica. CO2 ha regalato alle detenute uno spazio di intimità e introspezione, le ha esercitate ad un ascolto musicale connesso al loro temperamento emotivo, un ascolto attraverso il quale potessero riscoprire sensazioni sopite e ascoltarsi, prima di tutto.

Io con loro mi sono esercitata, ho affinato la capacità di ascolto, di empatia;

 ho accolto le loro storie, le loro nevrosi, le loro fragilità.

Una volta a settimana una porta blindata si chiudeva alle mie spalle e con essa restava fuori il giudizio verso quelle persone.

Con CO2 ho imparato quanto il carcere possa essere un percorso e non solo una punizione.

Come reputi i guadagni forniti da piattaforme come Spotify? Per gli ascoltatori sono sempre meno costosi, anche grazie agli abbonamenti "famiglia" spesso condivisi tra utenti diversi, ma per gli artisti?

Per gli artisti ovviamente il guadagno derivante dallo streaming è molto esiguo, se non addirittura nullo, questo è evidente.

Il supporto fisico è ormai sempre più un’opera d’arte, un oggetto d’arte ed è per questo che credo stiano tornando in voga i vinili.


Agnese Valle